Torna “Top & Flop”! La rubrica di Ferrovie.Info in cui annoveriamo personaggi, aziende, enti o categorie che si sono, a nostro avviso, distinti in positivo e in negativo questa settimana. 

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Partiamo!

TOP - Talgo

L'azienda ferroviaria Talgo si è aggiudicata un contratto quadro per la produzione fino a 100 treni Talgo 230

Un vero e proprio "colpaccio" per la factory spagnola che si ritrova un ordine per una prima fornitura dal valore di circa 550 milioni di euro

Il committente è di tutto rispetto: Deutsche Bahn

Le DB, infatti, hanno annunciato le prime rotte su cui verrà utilizzato il nuovo materiale rotabile: Berlino - Amsterdam; Köln - Westerland (Sylt); Amburgo - Oberstdorf. Il piano prevede l’introduzione del nuovo convoglio che collegherà le due capitali nel dicembre 2023.
Il tempo di percorrenza sarà ridotto di almeno 15 minuti senza più cambio di locomotiva a Bad Bentheim.

I treni saranno composti da una locomotiva elettrica, un numero imprecisato di carrozze intermedie e un rimorchio pilota per consentire la reversibilità.

I convogli saranno in grado di raggiungere la velocità massima di 230 km/h.

Una azienda, Talgo, che sembrava dover rimanere confinata alla nazione madre e che invece sta trovando nuova linfa anche in paesi che sono caratterizzati dalla presenza di importantissimi fornitori di materiale rotabile. Per lei non può esserci che un pollice verso l'alto.

FLOP - Siemens e Alstom

È notizia di questa settimana: la Commissione Europea ha bocciato l'acquisizione di Alstom da parte di Siemens
Non entriamo nel merito di questa scelta specifica, che si basa su complessi calcoli di concorrenza e regolamenti dell'Unione Europea. 

Secondo Bruxelles, la fusione avrebbe ridotto la concorrenza in queste due aree (materiale rotabile e segnalamento ferroviario), con danni relativi per operatori ferroviari e gestori dell'infrastruttura ferroviaria. 

Giusto o sbagliata che sia stata questa scelta, Alstom e Siemens sono rimaste con... un pugno di mosche in mano.

Le due società si sono infatti dette convinte che la transazione avrebbe creato un valore sostanziale per il settore della mobilità globale, per l'industria ferroviaria europea, i clienti, i viaggiatori e i pendolari, senza danneggiare la concorrenza europea.

Una situazione che crea un certo scompenso tra i vertici delle due società, che avevano puntato fortemente su questa fusione che avrebbe massimizzato i profitti e minimizzato i costi di produzione.

Tutto da rifare, quindi, sperando che il mercato non sia troppo "severo" con questi colossi che rappresentano comunque due dei migliori costruttori di tecnologia ferroviaria nel mondo.

La italo-giapponese Hitachi Rail (originaria nipponica ma con importanti sedi di produzione in Italia) e gli altri competitor tirano un sospiro di sollievo.

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