Il 16 ottobre è una data tristemente famosa per il popolo italiano. Il ricordo, doveroso, va a quel giorno del 1943. Era sabato, la festa del Succot. 

Le SS scelsero quella data appositamente: era il giorno del riposo per gli ebrei. In questo modo, i militari nazisti erano sicuri di trovarli in casa. La Gestapo piombò nei vicoli del Portico d'Ottavia a Roma e tra le 5 e le 14 rastrellò migliaia di romani di fede ebraica. Non furono risparmiati anche gli altri quartieri della Capitale, da Trastevere a Testaccio, da Monteverde alla Salaria. Milleduecentocinquantanove persone, tra cui 207 bambini, furono trasportati forzatamente ad Auschwitz.

Una ferita che non smette di sanguinare e di cui è doveroso ricordare la macchia indelebile di cui sporcarono le SS in quell'occasione. Loro malgrado, le ferrovie divennero co-protagoniste di questa terribile storia, che poi è diventata Storia con la S maiuscola: gli ebrei, così come tutti gli altri deportati, vennero trasportati nei campi di concentramento in condizioni disumane all'interno di carri merci, con un viaggio estenuante di cinque giorni senza acqua e cibo.

Dal 2004 c'è un treno che si propone, ogni anno, di mantenere vivo il ricordo di quell'orrore per non dimenticare, ora che il tempo si sta portando via piano piano i sopravvissuti di quell'Olocausto. L'idea del Treno della Memoria nasce dalla fortissima necessità di ragionare su una vera risposta sociale e civile da dare alle guerre e ai conflitti attraverso l'educazione alla cittadinanza attiva e la costruzione di un comune sentirsi cittadini europei.  

Ogni anno il Treno della Memoria compie una sorta di "pellegrinaggio laico" con centinaia di giovani desiderosi di vedere con i propri occhi fin dove è arrivato la spietatezza umana. Nell'arco di 13 anni, il Treno della Memoria ha accompagnato oltre 30 mila ragazzi e ragazze dall'Italia ai campi di concentramento di Auchwitz (oggi Oświęcim), in Polonia. Un modo estremamente importante di mantenere vivo il ricordo e fare in modo che una simile barbarie non accada mai più. 

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