In una Bologna Centrale baciata dal sole, si celebra l'arrivo in “famiglia” Trenitalia degli Elettrotreni Pop e Rock: il primo di costruzione Alstom, a media capacità, il secondo di costruzione Hitachi Rail Italy ad alta capacità.

L'attesa per questo giorno è stata tanta, complice anche l'intensa campagna di marketing promossa da Trenitalia per far conoscere al grande pubblico i nuovi treni, prima ancora che questi divenissero la realtà che abbiamo visto sui binari 2 e 3 del Piazzale Ovest.

Di questi convogli si è detto tanto, le specifiche non sono un mistero, sbandierate sin dal giorno in cui i due costruttori si sono accaparrati i rispettivi appalti, qui infatti più che parlare dei dati su carta, più che discutere dei discorsi, delle belle ed accorate parole delle autorità presenti, è più interessante esporre le impressioni avute personalmente su questi rivoluzionari convogli.

Rock

Avendo seguito la storia del Rock, fin dall'uscita delle prime due casse dallo stabilimento di Pistoia, mi è possibile parlarne in maniera più dettagliata e la complessità dei suoi allestimenti interni fa si che possa spendere qualche parola in più.
Immedesimandomi nel viaggiatore pendolare, che pure per certi versi sono, resto colpito dal Rock solo nel vederlo. Le sue linee non hanno precedenti nel panorama ferroviario italiano, ci si trova proiettati verso il futuro, strizzando l'occhio alla tradizione dei treni a due piani italiani.

Le porte di accesso, due per lato su ogni cassa sono a battente unico, a scorrimento, in un vistoso colore giallo intenso, con la pedana che “tappa il buco” tra il treno ed il marciapiede della stazione.

Trovandoci a bordo abbiamo a che fare con un ambiente luminoso, largo, accogliente, gli ampi finestrini, assieme alle gradinate per muoversi fra i diversi livelli delle vetture, sono forse ciò che maggiormente si discosta da quanto abbiamo visto fino ad oggi sulle vetture a doppio piano.
Abbiamo infatti rampe divise in due, con gradini molto più larghi, con colori che risaltano all'occhio ed accompagnate dalle serie di luci a led.

Dentro al treno il viaggiatore potrà trovare ogni comfort che possa desiderare su un convoglio di questo rango. Fanno la loro comparsa le prese USB di fianco a quelle  220V per la ricarica della propria attrezzatura elettronica e anche sulle rastrelliere delle biciclette, di modo che finalmente si possano caricare anche quelle elettriche; grande attenzione viene inoltre posta a quelle categorie di viaggiatori che necessitano di un'attenzione extra quali le donne in stato interessante, gli anziani e gli invalidi tutti.

Per i primi due sono pensate delle specifiche aree in cui le poltrone sono distanziate fra loro in maniera da disporre di maggiori spazi personali, per i disabili oltre le pedane vediamo corridoi ampi e toilette spaziose pensate per ogni necessità e secondo i regolamenti.

La soddisfazione è certamente tanta, quella dei committenti, delle autorità, ma anche dei progettisti e costruttori.
Ovviamente non è tutto ora ciò che luccica e dopo aver tessuto le lodi del Rock, mi duole riconoscere alcuni aspetti su cui forse era opportuno prestare maggiore attenzione, oppure pensarci prima due volte.

Se si vuole sorvolare sulla scelta obbligata dell'altezza dei soffitti nelle sezioni in cui vi è il doppio livello, (non tutti nasciamo giocatori di pallacanestro, ma in tal caso meglio fare attenzione alla testa), si può invece spendere qualche parola sulla tipologia delle sedute offerte da questo treno, in linea con quanto visto ad oggi sui poco più anziani Jazz e Swing, ma con una comodità e soprattutto una “morbidezza” che si discostano da quanto trovavamo in passato sui VivAlto e Minuetto. 

E non si sta parlando di venti anni fa. Sia chiaro che qui non si tratta di errori o difetti veri e propri, ma magari qualcosa su cui riflettere, così come la disposizione delle bocchette del climatizzatore, poste unicamente in alto, forse non il massimo nei periodi invernali in cui farebbe piacere trovare delle bocchette anche in basso per avere caldi piedi e gambe ed è curioso come furono proprio in AnsaldoBreda a fare questa constatazione, modificando le carrozze VivAlto che dalla prima alla seconda serie  guadagnano, fra l'altro, anche queste bocchette “basse”.

Nelle due vetture di estremità trovo invece le due scelte più curiose per certi versi. Salendo da una delle due porte e volgendosi verso la cabina di guida, sia essa di testa o di coda, si salgono i pochi gradini della prima rampa e si trova un quartetto di posti “ciechi”, vale a dire privi di ogni affaccio su un qualsivoglia finestrino, con dietro le due rampe di scale.

Non c'è dubbio che tale scelta sia dettata unicamente dalla volontà di recuperare quanti più posti a sedere possibili, tutto a vantaggio dei passeggeri, ma non era davvero meglio impiegare questi spazi per altre biciclette o bagagli ingombranti? Non va infatti dimenticato che l'utenza pendolare non esaurisce la tipologia di passeggeri che usufruiranno di questo treno e spesso le grandi valige diventano un problema non solo per i proprietari delle stesse ma anche e soprattutto per chi con tale valigia non ha nulla a che vedere.

Per concludere, il livello superiore, sempre sulle vetture pilota, ha una sola via di accesso orientata verso la cabina di guida e si conclude con un fondo cieco ove sono poste 5 poltrone. Se questa cosa in linea di massima può non fare né caldo né freddo, qualcuno potrebbe trovare questa postazione una “trappola per topi”, specie nell'utilizzo su alcune linee ferroviarie, dove sì, le videocamere sono un deterrente, ma una via di fuga per non sentirsi spalle al muro non sarebbe guastata.

Pop

Una volta scesi dal Rock ci trova davanti il più piccolo Pop, treno che, ricordiamolo, non appartiene alla famiglia dei Coradia Meridian, come i precedenti Minuetto e Jazz ma alla famiglia dei Coradia Stream. Le differenze ci sono e non ci sono. A colpo d'occhio si vede la firma del costruttore, che è l'estetica stessa dell'elettrotreno. Troviamo carrozze corte, con apparecchiature ed impianti in bella mostra sull'imperiale con il Pop che si mostra come qualcosa di familiare, un conforto che rimane però privo dell'effetto “wow!”.

Le linee tondeggianti del Pop si discostano dallo schema spigoloso del Rock con una differenza che troviamo anche nel logo “Pop” e nella livrea molto caratteristica con onde gialle e rosse che partono dalla cabina quasi a raffigurare lingue di fuoco. Una cromia che si discosta sia da quanto visto sul Rock ma anche da quanto visto su tutti i rotabili di Trenitalia che vestono lo schema DPR inaugurato col Jazz.

Davanti alle porte di salita, non si percepisce differenza (colore a parte) con ciò che vediamo quotidianamente sui nostri binari ma una volta saliti la cosa cambia. Le carrozze del Pop sono asimmetriche, e le porte, una per ogni lato di ogni vettura, sono spostate fortemente di lato. Ciò crea un unico spazio, coi sedili posti quasi interamente a correre e solo una coppia nella tradizionale configurazione 2+2. Ottima l'idea di sostituire i gradini in prossimità dell'intercomunicante (con sotto il carrello portante) con due rampe affatto ripide, il rischio di inciampare a bordo del Pop è quasi scongiurato.

La sensazione che però maggiormente trasmette questo treno, se vogliamo per ovvi motivi, è quella di ariosità, Non che il Rock fosse oppressivo ma il Pop per la sua natura di treno monopiano offre soffitti molto più alti che permettono a tutti la libertà di camminare “a testa alta” e senza pensieri.

Come per il Rock, anche il Pop dispone di tutte le ultime novità in termini di comfort per il passeggero. Si trovano gli spazi per i bagagli, le rastrelliere per le biciclette, ed ovviamente le prese elettriche ed USB, ed i posti anche qui riservati per persone con specifiche esigenze.

Alstom con questi Pop non ha certamente osato, almeno non quanto abbia fatto Hitachi. I suoi treni sono certamente meno articolati, su di loro sono meno le cose da dire, sia come pregi che come difetti.

Sicuramente, dal punto di vista estetico, la casa francese poteva provvedere a carenare l'imperiale evitando di lasciare in vista tante apparecchiature e ne avrebbe giovato anche l'aerodinamicità, pur non essendo un treno pensato per velocità elevate. Le poltrone infine, risultano dure, come quelle del predecessore Jazz, se non di più.

Come appello a tutti i costruttori e ai committenti non possiamo che dire di guardarsi un poco indietro. La comodità dei treni del passato, senza prese di corrente o Wi-Fi ma con delle sedute "indimenticabili", andrebbe ripresa per costruire la prossima generazione di treni in maniera perfetta.

Alla fine di questa mattinata Pop e Rock, hanno mostrato quasi tutto ciò che ancora ci mancava di sapere sul loro conto, su due treni più o meno complessi o innovativi, con un fine comune che è quello di migliorare la vita di tutti coloro i quali vogliono usufruire del mezzo su rotaia e avvicinare a questo chi ancora oggi predilige altri vettori di trasporto pubblico e soprattutto privato.

È lampante ormai che l'ultima verifica avverrà fra poche settimane quando ci sarà la “prima” sui binari di Rock e Pop. Allora si potrà infine comprendere appieno la bontà di queste soluzioni, in base al comfort di marcia, alla rumorosità, alla capienza e soprattutto nel caso di Rock, alla validità di certe soluzione ardite e/o innovative per cercare di massimizzare e ottimizzare gli spazi a disposizione dei viaggiatori.

Il concertone di Pop e Rock sta per iniziare, vedremo presto quanto ci piacerà questa musica.

Testo, foto e video di Salvatore Romano d'Orsi

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