Le tristi immagini degli ETR 450 mandati a demolizione hanno ricordato, qualora ce ne fosse bisogno, che nulla è eterno.

Vedere abbandonato e prossimo alla fine un convoglio che è stato la gloria di una nazione intera e che ha rappresentato una svolta nella trazione ferroviaria mondiale è un pugno nello stomaco, che diventa ancora più forte se si considera che quegli ambienti ora devastati dal tempo erano una volta popolati da viaggiatori diretti verso le loro destinazioni, con i loro sentimenti, le loro gioie e le loro emozioni.

Discorso analogo vale ovviamente per la cabina di guida che avrà visto alternarsi coppie di macchinisti, incrociare altri convogli prestigiosi o meno prestigiosi e dare al treno l'impulso di correre al massimo della sua velocità, azione che ora sembra lontana anni luce.

Eppure, gli ETR 450 sono solo gli ultimi treni di prestigio a subire questa fine, inevitabile ma non per questo meno triste.

Chi segue le vicende dello Ferrovie dello Stato ha già dovuto fare i conti con altri Dei caduti dall'Olimpo negli anni passati. Forse, tra tutti, quelli vissuti più mediaticamente sono stati prima degli ETR 450, gli ETR 220, con la loro splendida livrea verde magnolia e grigio nebbia devastata dai graffiti e con parti delle casse asportati come pezzi di ricambio.

E non si sono sottratti a simile destino nemmeno il treno dei treni, il Settebello né tantomeno il fratello minore Arlecchino, se si considera che su sette treni costruiti ben cinque sono stati smantellati venendo prima aggrediti da vandali, agenti atmosferici o senza fissa dimora che li hanno utilizzati come provvisoria residenza.

Ma questo, del resto, è un discorso che non coinvolge solo il nostro paese, ma che ha visto "vittime illustri" anche oltre i nostri confini.

Uno degli esempi più tragici è quello dell'Eurostar 3018, una volta protagonista nel Tunnel della Manica e oggi ridotto ad un luogo freddo, inospitale, abbandonato in mezzo ad un bosco e devastato interiormente ed esteriormente. 

Il suo stato è documentato da un video piuttosto lungo e molto dettagliato, sconsigliato ai più deboli di cuore, che non a caso ha avuto su YouTube più di 2 milioni di visite.

E se possibile ancora più toccante il filmato realizzato per l'ET 403 delle Deutsche Bahn.

In esso si alternano immagini del treno in servizio, tanto nella sua livrea Intercity quanto in quella molto appariscente del Lufthansa Airport Express, con quelle del convoglio abbandonato, arrugginito e ormai privo di anima.

Del resto, le DB hanno avuto numerosi convogli prestigiosi e una sorte altrettanto negativa è toccata anche ad alcuni dei complessi TEE VT 11.5, che anche se sulla carta dovrebbero essere stati salvati, ormai giacciono in condizioni disperate e sembra che nessuno voglia prendersene carico.

Ma la storia, si sa, è ciclica, quindi questa nostra triste rassegna non può che concludersi con un altro Pendolino, forse anche più sfortunato di quelli appartenuti alle Ferrovie dello Stato.

Stiamo parlando del Platanito di RENFE, la compagnia di bandiera spagnola, che con la sua livrea una volta rutilante e ormai scolorita, giace da anni a Castejón de Ebro, in attesa di un salvataggio che non è mai arrivato e forse non arriverà mai, lasciando alle intemperie il paziente compito di distruggere l'unico 443 giorno dopo giorno.

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