Fallita la decima compagnia aerea che opera in Europa.

Sabato scorso infatti, la British Midland Regional Limited, conosciuta con il marchio Flybmi, ha annunciato la cessazione immediata dei voli. La piccola compagnia collegava la Gran Bretagna con 25 città europee, con voli regionali, in prevalenza su rotte secondarie.
Con base all’aeroporto delle East Midland, nel mezzo della Gran Bretagna, nel Leicestershire, circa 190 chilometri a Nord di Londra, Flybmi aveva accordi commerciali per la condivisione del codice di volo con altri vettori quali Lufthansa, Brussels, Air Dolomiti, Turkish Airlines, Air France, Loganair.
In questo modo Flybmi collegava tra loro anche città europee al di fuori della Gran Bretagna. In Italia volava solo a Bergamo, sulla rotta per Monaco di Baviera, con il codice congiunto con Lufthansa. La compagnia ha 376 dipendenti tra Gran Bretagna, Germania, Svezia e Belgio e una flotta di 17 aerei regional jet.

In una nota, Flybmi ha spiegato che la decisione di cessare l’attività è dovuta ai costi del carburante e delle emissioni di anidride carbonica. “Quest’ultimo derivante dalla recente decisione dell’Ue di escludere le aviolinee del Regno Unito dalla piena partecipazione al sistema di scambio delle emissioni”. Inoltre sulla decisione ha pesato l’incertezza dovuta alla Brexit, che dal 29 marzo prossimo potrà creare ostacoli all’attività delle compagnie britanniche nei voli all’interno dell’Ue.

Si allunga quindi la lista delle compagnie fallite. La precedente a chiudere, era stata in ordine di tempo Germania, low cost con base a Berlino. In gennaio la compagnia aveva annunciato che “eventi imprevedibili” come il rialzo del prezzo del carburante nel 2018 e l’indebolimento dell’euro rispetto al dollaro erano stati “oneri importanti”.

Il fenomeno dei fallimenti delle compagnie in Europa è cominciato nel 2017, con il collasso della britannica Monarch, di Air Berlin e il commissariamento di Alitalia, che ha chiesto la dichiarazione dello stato di insolvenza il 2 maggio 2017 ed è ora affidata a tre commissari nominati dal governo. Nell'autunno del 2018 è fallito un gruppo di vettori più piccoli: la lettone Primera, Cobalt di Cipro, la tedesca Azuraair, la lituana Small Planet Airlines, la svizzera Skywork.

In attesa dell’accordo con FS, Alitalia continua a volare grazie al prestito statale di 900 milioni, la cui restituzione è stata più volte rimandata, fino al 30 giugno 2019.
Al momento, considerati gli interessi, Alitalia deve restituire più di un miliardo allo Stato. Il governo sta cercando di farla acquistare a un consorzio guidato dalle FS, che cercano un partner industriale.

Dopo il ritiro di Air France-Klm, la scorsa settimana il CdA di FS ha deciso di aprire una trattativa con easyJet e Delta Air Lines. L’obiettivo di FS è di arrivare a un accordo con le due compagnie e firmare l’acquisto delle attività di Alitalia, attraverso una nuova società, entro il 31 marzo prossimo.

L'articolo integrale sull'edizione on line de Il Sole 24 Ore.

Foto 1 di Martin van Wijk (Mawijk) - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6320699

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