L’aiuto economico per le famiglie dei 23 morti dello scontro tra due treni sulla Andria-Corato dello scorso 12 luglio è bloccato. Dei 10 milioni promessi e poi effettivamente stanziati poche settimane dopo il disastro ferroviario i parenti delle vittime non hanno visto nulla. Sette mesi dopo l’incidente, non sono arrivati neanche i 200mila euro garantiti a prescindere dalle necessità economiche. Tutto è fermo per colpa della burocrazia e della lentezza delle istituzioni, con il rischio sempre più probabile che le famiglie con minori disponibilità economiche possano, spinte dalla necessita, chiudere gli accordi transattivi con Ferrotramviaria, gestore della linea Bari-Barletta al momento dell’incidente. E proprio accettando quel denaro i parenti delle vittime e i feriti rinuncerebbero a qualsiasi richiesta di risarcimento nei confronti dei responsabili dell’incidente e al processo.

Eppure il fondo esiste ed è già finanziato grazie a una dotazione speciale risalente alla Legge di Stabilità del 2015. A ciascuna famiglia, è attribuita per legge una somma non inferiore a 200mila euro. Tutto esente da imposte e tasse e in aggiunta ad ogni altra somma cui i soggetti beneficiari abbiano diritto a qualsiasi titolo. Anche i feriti dovrebbero ricevere una somma proporzionale alla gravità delle lesioni subite e allo stato di effettiva necessità.

Secondo quanto stabilito dalla legge, la gestione del fondo è competenza della Presidenza del Consiglio, d’intesa con i sindaci dei comuni di residenza delle vittime e dei feriti.

La Presidenza del Consiglio, interpellata in merito la scorsa settimana, farà sapere nei prossimi giorni se i soldi sono effettivamente disponibili e quali sono i passaggi necessari al completamento l’iter burocratico.

Risposte arrivano invece dal sindaco di Andria, Nicola Giorgino: “È vero, si sta accumulando un po’ di ritardo. Avevamo chiesto di anticipare subito i 200mila euro, proposta passata al vaglio della presidenza del Consiglio. Ci hanno scritto 20 giorni fa per richiederci la documentazione, inviata la scorsa settimana”. Il sindaco Giorgino insieme con il primo cittadino di Corato Massimo Mazzilli, è entrato a far parte della commissione che dovrebbe stabilire come le risorse oltre la soglia minima dei 200mila euro vadano distribuite alle famiglie delle vittime e ai feriti.

Spiega il sindaco: “Abbiamo fatto un solo incontro a ottobre presso la segreteria generale della Presidenza del Consiglio. Oltre a noi, c’erano i rappresentanti del ministero dell’Interno e del Lavoro, oltre ad esperti in materia di invalidità dell’Inail. Doveva giungere un provvedimento formale per la formazione della commissione. Ad oggi non è arrivato”.

Anche alcuni avvocati dei parenti delle vittime, tra i quali l’avvocato Renato Bucci lamentano il ritardo nell’erogazione dei risarcimenti previsti per legge: “Quel fondo è stato pensato proprio perché le famiglie, grazie ad un’adeguata forza economica, fossero libere di scegliere se negoziare o meno con i soggetti che speriamo paghino il danno nella sua interezza. Così invece, soggette a proposte transattive irrisorie e insufficienti, potrebbero vedersi costrette ad accettarle poiché si trovano in un persistente stato di bisogno”.

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