Sulla nostra pagina Facebook si è aperto un interessante dibattito su uno dei treni di punta delle Ferrovie dello Stato.

La questione è presto detta: l'ETR 500 è un elettrotreno o no?

Il termino ETR è l'acronimo di Elettro Treno Rapido. Si tratta di una definizione tutta italiana con la quale furono classificati i treni di prestigio a partire dagli ETR 200, seguiti dagli ETR 220, ETR 240, ETR 250, ETR 300 e via discorrendo.
La caratteristica che accomunava tutti questi rotabili era quella di avere la potenza distribuita su più elementi, oltre al fatto di avere una composizione grosso modo fissa e naturalmente non mancava un tocco di pregio rientrando nella categoria tutti rotabili di spicco.

Con l'arrivo del 1988 si registrò una anomalia. Fu infatti consegnata la E.404.000, una locomotiva a tutti gli effetti, sulle fiancate della quale c'era però la scritta ETR X 500.

In questo caso, dunque, l'acronimo ETR veniva assegnato ad un treno non caratterizzato dalla potenza distribuita ma ad un convoglio composto da una locomotiva con carrozze, per quanto dedicate. Come si sa, le cose non finirono qui, poiché con lo stesso principio, le Ferrovie dello Stato inserirono nel raggruppamento anche gli eredi, l'ETR Y 500, gli ETR 500 Monotensione e gli ETR 500 Politensione, tutti recanti la scritta ETR 500 sulle fiancate, nel caso degli ultimi due a caratteri cubitali.

La ragione di questa scelta da parte di Ferrovie dello Stato non è nota. Probabilmente si decise di includere questi treni nel segmento degli elettrotreni per diverse motivazioni. La prima fu certamente una questione di prestigio. Fino ad allora il termine Elettro Treno Rapido era stato assegnato ai convogli più importanti della flotta e non si poteva non farlo anche in questa circostanza. In secondo luogo deve aver pesato la composizione sostanzialmente bloccata dei treni e non da ultimo il fatto che le E.404 potevano operare solo con le carrozze dedicate e non con altre.

Senza dubbio sarebbe anche stato difficile inquadrare questi convogli in altra maniera, non potendoli considerare nemmeno a tutti gli effetti dei materiali ordinari. Le cronache del tempo rinverdirono il termine Super-Rapido ma evidentemente non aveva lo stesso appeal di Elettrotreno.

Del resto, il "problema" della classificazione degli ETR 500 se lo posero in passato i più importanti esperti del settore, arrivando alla fine tutti alla stessa conclusione. Nel maggio del 1988, un articolo di Erminio Mascherpa, mai dimenticato Direttore Responsabile de "i Treni", avanza delle ipotesi sul perché di questa classificazione, adducendo come motivo "il richiamo ai celebri treni del passato".

Qualche anno dopo un'altra firma nota del settore, Fabio Cherubini, nei suoi volumi sul "Materiale Motore" del 2000 e del 2005, parla di "definizione che può considerarsi impropria", includendo però alla fine con buonsenso gli ETR 500 nella sezione dedicata agli Elettrotreni Rapidi.

Non fa nulla di meno un'altra compianta firma del giornalismo ferroviario italiano, Giovanni Cornolò. Nel suo "Dall'E.626 all'Eurostar" apre il Capitolo XII con il titolo "Le locomotive monocabina ad azionamento trifase per gli elettrotreni ETR 500", rivolgendosi nel testo più volte ai convogli col termine di elettrotreni.

Ma del resto sono le Ferrovie dello Stato stesse a considerarli tali. Basta aprire una pubblicazione di servizio qualsiasi per vedere che questi convogli vengono quasi sempre accomunati agli elettrotreni di altra tipologia, senza una distinzione.

A nostro modo di vedere, per concludere, la definizione di elettrotreno, per gli ETR 500, è senza dubbio impropria, ma fa parte di una consuetudine che ormai ha la sua rilevanza e rispetto alla quale si deve mostrare maggiore apertura.

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