La richiesta è sempre la stessa, portare l’Alta Velocità nel Sud Italia, almeno oltre Salerno dove attualmente non corre.

Per ultimo in ordine di tempo si è mosso anche Al Bano che rivendica giustamente il diritto di ogni cittadino italiano di muoversi celermente da una parte all’altra della nazione.

In un mondo perfetto, la richiesta del cantante pugliese e di tutte le persone che vivono nel Centro/Sud Italia sarebbe giustissima e da mettere in pratica subito, ma come sappiamo, questo mondo è tutto tranne che perfetto.

In linea di massima i servizi ad Alta Velocità seguono una logica che, piaccia o non piaccia, è quella del profitto. Costruire linee e treni AV ha dei costi altissimi che devono essere ripagati da un utilizzo intenso con treni sempre pieni, altrimenti si rischia di fare come alcune nazioni europee che hanno portato l’AV praticamente ovunque salvo poi avere i conti stabilmente e profondamente in rosso.

Ebbene, alla luce di questo discorso il concetto di portare l’AV al Centro/Sud non sta purtroppo in piedi.

Considerando il riempimento dei convogli come elemento cardine del discorso e quindi prendendo in esame il numero di abitanti per province, l’analisi risulta del resto piuttosto chiara.

Si può infatti vedere con facilità che nelle prime venti della classifica, l’unica città del Sud attualmente esclusa da collegamenti AV è Bari, non considerando la Sicilia che se non si ragiona seriamente su come unirla strutturalmente al resto del Paese viene giocoforza tagliata fuori.

Avrebbe infatti poco senso un investimento su una rete interna quando poi si dovrebbe prendere il traghetto per collegarsi al resto d’Italia.

I numeri degli abitanti, del resto, non sono favorevoli nemmeno continuando a scorrere la classifica di cui sopra. Bisogna arrivare alla ventiduesima posizione per trovare Lecce e alla ventitreesima per trovare Cosenza, salvo poi dover scorrere fino alla ventisettesima per Foggia e alla trentesima per Taranto.

Come se tutto questo non fosse sufficiente, uno degli svantaggi del Centro/Sud è anche la densità delle città, spesso piuttosto distanti tra di loro. Così, mentre al nord realtà produttive importanti sono spesso molto vicine, al Centro/Sud tra due grandi centri ci sono sovente paesi troppo piccoli per ambire a collegamenti veloci.

Insomma, per essere chiari, alla luce del numero di abitanti e del numero delle città attraversate risulta ovvio che costruire delle linee AV dedicate, da 300 km/h, sia del tutto antieconomico al Sud, ma questo, per essere chiari, anche al Centro.
Chi scrive gradirebbe molto per motivi personali una AV sulla trasversale tra Roma e Pescara, ma quest'ultima città è sessantottesima in Italia per numero di abitanti e tra i due centri si incontrano realtà degne di nota solo a TivoliAvezzano e Chieti, cittadine comunque abbastanza piccole o molto vicine a uno dei capolinea.

Tutti questi numeri fanno capire che, purtroppo, gli assi su cui avvengono i maggiori spostamenti di persone sono altrove, se si escludono fenomeni temporali specifici come nei periodi estivi, nei week end o sotto le feste. E su questi flussi di traffico si ragiona per decidere se fare una tratta veloce o meno o se portare un treno ad alta velocità o meno.

Non è un caso se le due nostre compagnie AV investono sulle stesse tratte tralasciandone altre. Semplicemente, statisticamente, perché le prime sono le “galline dalle uova d’oro”, che garantiscono coefficienti di riempimento molto alti e guadagni certi.

Il Centro/Sud deve essere dunque lasciato all’800 dei trasporti? Tutt’altro!

Per prima cosa si dovrebbero garantire linee veloci da 200 km/h tra le città più importanti, cosa che si sta facendo aumentando la velocità lungo buona parte dell’Adriatica o con la nuova Napoli – Bari.
Poi, non in ordine di tempo né di importanza, si dovrebbero azzerare le criticità che ancora perdurano lungo le linee cosiddette secondarie, come la maggior parte di quelle della Sicilia o della Basilicata, per non parlare della Calabria. Anche qui qualcosa si sta facendo, tra elettrificazioni e raddoppi, ma bisogna agire più velocemente e meglio per ridurre i tempi di percorrenza a valori congrui al ventunesimo secolo.

Ma se veramente si vuole ottenere qualcosa, tanto vale battersi per progetti credibili, senza fare voli pindarici su fantomatiche linee a 300 km/h. Magari rimandando il discorso Alta Velocità al Sud a quando le basi d’appoggio saranno più solide.

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