Nubi nere si addensano su una linea del Piemonte.

L’assessore regionale alla viabilità e ai Trasporti, Marco Gabusi, ha infatti spento qualsiasi speranza sulla riattivazione della Arona – Santhià, sospesa nel 2012.

"Non ci sono i numeri dei fruitori e nemmeno i fondi regionali per dar via al progetto di ripristino del servizio ferroviario – ha detto. - Non possiamo illudere o prendere in giro la popolazione dei territori attraversati. Non dobbiamo fissarci su progetti di una linea chiusa che non aveva traffico".

Parole che suoneranno poco gradite all’onorevole Alberto Gusmeroli, presidente del Comitato delle ferrovie, forte sostenitore del ripristino della tratta.

"Dal precedente Governo avevamo avuto precise garanzie che se la Regione Piemonte avesse detto di riattivare il servizio, subito, all’indomani da Roma sarebbero arrivati 30 milioni di euro per lo scopo. Non dobbiamo dimenticare che l’Arona – Santhià è il collegamento diretto tra il Piemonte, Torino, il lago Maggiore, la Svizzera e la Francia. Parliamo di soli 64 chilometri di strada ferrata, ma di un asse su rotaia, quindi non inquinante, molto importante se non nodale".

Gabusi, però, è di altro avviso. "La differenza di costi tra il servizio con autobus e il treno ammonta a 3.400.000 euro all’anno, una cifra molto importante nel contesto del Bilancio. Dobbiamo aprire solo quello che serve alla gente. Io ricevo richieste di riapertura di diverse tratte piemontesi che hanno numeri per più alti della Arona – Santhià, comprese quelle che attraversano il territorio di Canelli dove abito, come la Torino - Carmagnola. Ribadisco oggi non ci sono i presupposti per riaprirla". 

La parola "fine" sembra proprio essere stata scritta.

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