Che l'investimento sia stato importante non ci piove, che ci potesse essere un rovescio della medaglia era prevedibile.

Ne parla chiaramente Gianfranco Battisti, amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Italiane, al forum di Cernobbio.

Le condizioni perché il trasporto regionale trovi nuovo sviluppo sono tre, una sola delle quali appannaggio di FS, quella di proporre treni nuovi come i 600 convogli che stanno arrivando tra Pop e Rock.

Le altre due non dipendono invece dal Gruppo. La prima è che lo Stato inverta la tendenza e investa di più, insieme alle Regioni che hanno la propensione ad essere troppo disomogenee nell’acquistare nuovi treni, in ragione delle diverse capacità di spesa.

La seconda, invece, è che si studi un nuovo sistema di tariffe basato su motivo del viaggio e fasce orarie, che protegga studenti e lavoratori, ma riduca il divario sui prezzi con l’estero. Un aumento del costo dei biglietti non a pioggia, dunque, ma sulla base di precisi studi, sulla falsariga di quanto avviene in altre nazioni. Il tutto, possibilmente, anche con biglietti modulari, multimodali per il trasporto su ferro e su gomma.

"Il costo dei biglietti in Italia è fra i più bassi d’Europa", dice Battisti. Lo è anche il corrispettivo medio da contratto di servizio, cioè il contributo erogato dalle Regioni a Trenitalia per coprire la differenza tra il costo vivo del trasporto e l’incasso da biglietti pagati. Sui treni regionali è di 9,1 centesimi per ogni passeggero-km contro i 9,3 centesimi della Francia e i 13,1 della Germania.

"Dopo tanti anni la situazione presenta ancora incertezze sui contributi pubblici. Conseguenza: la quota di trasporto ferroviaria regionale non decolla", prosegue Battisti. "Le risorse pubbliche per i servizi ferroviari regionali sono stanziate sia dallo Stato sia dalle Regioni. La quota fissa che lo Stato destina alle Regioni per il trasporto ferroviario regionale è diminuita del 21,4%, da 6 a 4,8 miliardi, dal 2010 al 2019". Come se non bastasse "il contributo delle Regioni non è equamente distribuito fra i territori: solo tre Regioni su 21 hanno destinato più dell’1% del bilancio regionale nel 2017 per compensare la riduzione dei contributi statali, con media dello 0,45%".

Insomma per far funzionare meglio il servizio regionale in Italia c'è bisogno di tre entità che lavorino con sinergia, il Gruppo FS, lo Stato e le Regioni. La prima la sua parte l'ha fatta, ora è tempo che si attivino maggiormente gli altri due attori.

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