La condizione delle infrastrutture ferroviarie, dell’alta velocità in Sicilia e del Ponte sullo Stretto, tornano di attualità tra gli esponenti del Governo appena insediatosi.

Ad intervenire sui quotidiani locali dell’isola sono rispettivamente il Ministro per gli affari regionali e le autonomie Francesco Boccia, e il Viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Giancarlo Cancelleri.

Dice Boccia, in una lunga intervista rilasciata a Klaus Davi sul Giornale di Sicilia in edicola, di cui pubblichiamo uno stralcio: “Vorrei arrivare a Messina, prendere un treno mediamente veloce e arrivare in un paio d'ore a Palermo. Inutile parlare del ponte. I siciliani chiedono prima le fogne, le infrastrutture adeguate. Parlando con la gente, mi viene continuamente chiesto 'Quando è che sistemate le ferrovie?'”. Boccia, quindi non vuol parlare di Ponte sullo Stretto anche se, ricorda: “C'è un ministro del Mezzogiorno competente che dirà la sua in merito”.

Dice Cancelleri sull’edizione on line de La Sicilia: “Liberare l'Isola dall'isolamento. Se dovessi dire qual è il miglior traguardo possibile che il governo (di cui mi onoro di far parte, come viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti) possa realizzare per la Sicilia, allora non avrei dubbi. Del resto il premier Giuseppe Conte ha chiarito immediatamente quale sarà una delle nostre priorità: «Dal riscatto del Sud dipende la crescita dell'Italia. Per questo nel programma di Governo abbiamo previsto un Piano straordinario di investimenti per il Meridione, che dovrà comprendere anche il potenziamento delle infrastrutture».

Non sarà una sfida facile e ne sono consapevole. Ma il mio impegno sarà totale, perché avverto la responsabilità di avere una chance irripetibile per cambiare il volto della nostra terra. E lo farò provando a rompere una serie di tabù e di luoghi comuni usati spesso per negare i nostri diritti. Un esempio per capirci meglio. Qualche tempo fa risposi al professor Marco Ponti, il quale sosteneva in sintesi che i fondi stanziati per l'ammodernamento della linea ferroviaria Catania-Palermo fossero denaro sprecato, poiché sarebbe un’opera inutile visto che in Sicilia, per un’analisi costi-benefici alquanto superficiale, ci sarebbero pochi utenti e non sarebbe giustificabile in nessun modo la realizzazione dell’opera.

Insomma secondo questa teoria (peraltro molto diffusa) sembra quasi che noi siciliani faremmo meglio a continuare a girare per le trazzere e riporre i nostri sogni di modernità e civiltà - o se preferite di normalità - nel famoso cassetto. Anzi, sembra quasi che dovremmo chiedere scusa se esistiamo. Come se, per dirlo con una battuta, volessero dirci: non è il nord a essere troppo moderno, siete voi che siete siciliani. Eppure questo ragionamento è facilmente confutabile. Innanzitutto con i numeri.

In Sicilia, secondo i dati di MIT e RFI, nei prossimi anni ci saranno 12 miliardi di investimenti, ma soprattutto numerosissimi interventi su tratte ferroviarie vecchie e obsolete. Perché il prof. Ponti, così come la stragrande maggioranza degli italiani, non sa che la nostra rete ferroviaria è la stessa che fu costruita dai Borboni e da allora non ha mai avuto interventi degni di nota. A eccezione della Pa-Ct-Me (compresa la diramazione per Siracusa) e della Pa-Ag che sono elettrificate, il resto della rete viaggia con le littorine a gasolio, il che con la modernità non ha nulla a che fare. Questi investimenti serviranno "soltanto" a far raggiungere alla Sicilia standard europei”.

L’intervista integrale a questo link.

Foto 1 Paolo Gangemi

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