Mentre altre regioni accettano il fatto compiuto, le Marche continuano stoicamente la loro battaglia contro le barriere anti rumore.

“La Regione Marche è al fianco dei Comuni e dei Comitati ‘No al muro, sì al mare’: siamo tutti favorevoli alla riduzione dell’inquinamento acustico, ma con intelligenza e buon senso, tenendo in considerazione la tutela del paesaggio grazie alle soluzioni tecnologiche innovative che i nostri tempi offrono. 

Abbiamo quindi elaborato una proposta di revisione della normativa italiana ormai superata e ad oggi più restrittiva addirittura di quella europea. Siamo l’unica Regione ad aver posto il tema e ad aver inviato una proposta al Ministero delle Infrastrutture.

Il nostro è un atteggiamento forte e coerente, ma che propone anche strumenti validi per risolvere una questione che tiene al momento bloccati 8 miliardi in sede di Intesa Stato Regioni. Negli anni infatti sono state elaborate soluzione tecnologiche più avanzate, a partire dalle nuove rotaie e nuovi mezzi, per attutire i rumori e allo stesso tempo salvaguardare ambiente e paesaggio. 

L’obiettivo e che vengano recepite queste direttive per tenere insieme questi due aspetti. Prima della fine dell’anno insieme all’assessore alla Infrastrutture Anna Casini incontreremo il Ministro per parlare di una serie di infrastrutture e ci sarà sicuramente occasione per chiedere di avere quelle risposte che una regione di gente laboriosa, che guarda al futuro e rispetta l’ambiente, merita”.

Così il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli che ieri pomeriggio ha incontrato il presidente Anci Maurizio Mangialardi con i sindaci dei Comuni costieri e i rappresentanti dei comitati “No al muro, si al mare” contrari all’installazione di barriere antirumore alte fino ad oltre 8 metri proposte dal Progetto di risanamento acustico di RFI lungo la tratta ferroviaria che costeggia il litorale marchigiano.

36 i Comuni interessati, di cui 26 a ridosso della linea ferroviaria adriatica tutti concordi nella “non idoneità del progetto che deturpa il paesaggio, fa abbassare il valore degli immobili e danneggia le attività turistiche”.

“Sarebbe necessaria una riprogettazione delle opere che tuteli il patrimonio ambientale e per questo la Regione in collaborazione con i Comuni sta attualmente lavorando ad una proposta di legge per modificare la normativa vigente relativa al rumore e alla soglia dei decibel” si legge in una nota della Regione.

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