Potrebbe esserci un sottile filo conduttore tra l'incidente del Frecciarossa al PM Livraga e lo spargimento del Coronavirus in alcune zone della Lombardia.

L'ipotesi viene avanzata oggi da Il Corriere della Sera. Secondo la ricostruzione del quotidiano, nei concitati giorni dello schianto dell'ETR 400 - Frecciarossa 1000 i reparti di pronto intervento di carabinieri, finanzieri e poliziotti gravitano "sulla scena dell’incidente, venendo in contatto con i colleghi incaricati dell’inchiesta, i curiosi che via via migrano dai vicini paesi, i rappresentanti istituzionali".

Ma gravitano "anche negli ospedali e negli esercizi commerciali. Il virus, in quella che, a brevissima distanza di chilometri, diventerà la prima «zona rossa», è già in circolo. E tra gli otto e i dodici giorni successivi, le forze dell’ordine accusano i primi malati. L’inizio di una lunga scia che ci porta fino a oggi e fino a Milano, Bergamo e Brescia".

L'analisi del Corriere va oltre, senza però, sia chiaro, voler addossare ad alcuno responsabilità che in effetti non possono esserci. Perché, precisa più volte il quotidiano "non è ancora la fase dei tamponi e così quei carabinieri, finanzieri e poliziotti dormono in caserma insieme agli altri, mangiano in caserma insieme agli altri, e appena si riprendono tornano sui mezzi e in azione insieme agli altri".

Del resto siamo ancora nel periodo in cui manca la consapevolezza della gravità della situazione almeno fino al 23 febbraio quando "bisogna iniziare a garantire la sorveglianza ai confini di quella «zona rossa» nel Lodigiano. E il personale torna a stretto contatto con il virus".

Nel mezzo l'altra possibile "bomba biologica", perché "nel flusso dell’organico inviato nuovamente sul campo, nell’ambito del turnover, "ci sono anche uomini che in precedenza, il 19 febbraio sono impiegati nell’ordine pubblico della partita di Champions League, giocata al Meazza tra Atalanta e Valencia, in quella che i medici hanno definito un terrificante vettore del virus per strade e mezzi pubblici di Milano".

Una catena sfortunata di eventi che hanno in comune concentrazioni notevoli di persone potrebbe dunque essere alla base della situazione che sta vivendo oggi la Lombardia. Si tratterebbe di una ulteriore, inutile prova, che il solo modo che hanno le persone "comuni" di sconfiggere il virus è di stare separati in casa.

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