"I mezzi sono stati ridotti a un quarto e questo rischia di portare la situazione in una condizione peggiore rispetto a prima, comunque non gestibile". 

L'allarme lo lancia il Presidente di Ferrovie Nord, Andrea Gibelli, intervenuto questa mattina ai microfoni di Rtl 102.5 parlando della ripresa delle attività produttive di domani e dei suoi riflessi sul trasporto pubblico.

"Domani è una giornata importante - ha detto - dove le responsabilità individuali dei cittadini che sono chiamati a tornare al lavoro sarà fondamentale".

Poi, ha spiegato: "Vi do solo un dato: prima del lockdown il trasporto pubblico locale muoveva 16 milioni di persone al giorno, cioè 5,4 miliardi di persone all'anno. Ovviamente adesso la domanda di mobilità è crollata fino all'85%/90% in meno, quindi si sono mosse circa 1,6/2 milioni persone. Da domani torneranno al lavoro milioni di persone e il problema del trasporto pubblico locale non è mettere a disposizione mezzi di trasporto sanificati, perché quello è stato fatto, il problema della norma è che obbliga il distanziamento anche sui mezzi: abbiamo cercato di spiegare che la distanza di un metro, sulle pensiline, nelle stazioni se può essere gestibile con l'educazione e con la segnaletica, i comportamenti a bordo di autobus, treni e metropolitane difficilmente riusciranno ad ottemperare alla distanza del metro". 

"Confidiamo - ha aggiunto Gibelli - che le indicazioni ricevute dal Governo in termini codici Ateco abilitati alla mobilità siano compatibili con la riduzione del numero dei posti: è indubbio che domani non torna il 100% delle persone a lavorare e ci auguriamo che le persone che si muoveranno a lavorare saranno, come hanno detto in base alle loro previsioni, un numero importante, ma non da mettere in crisi il sistema.
Il nostro dubbio è che ci sono diversi provvedimenti e diversi atteggiamenti: se ci riferissimo solo a codici Ateco, si muoverebbero migliaia di persone in Lombardia, se si aggiungono le norme empiriche in aggiunte al decreto che consente ricongiungimenti, e quindi la possibilità di muoversi fino al sesto grado di parentela, non sono in grado di prevedere quella misura empirica. Ma i mezzi mi sono stati ridotti a un quarto e questo rischia di portare la situazione in un condizione peggiore rispetto a prima, comunque non gestibile".

Il presidente di Ferrovie Nord ha sottolineato: "Abbiamo chiesto che la misura del metro venga applicata con buon senso, la norma invece non è così perché è precisa, è un metro fisico, quindi i calcoli che ho fatto risalgono non ad una interpretazione, ma a ciò che il dispositivo del Governo ha detto che è inviolabile, quindi questa è la condizione di partenza".

Non solo, ha aggiunto Gibelli: "Abbiamo il problema dei controlli perché noi non abbiamo personale in più, e sono d'accordo che si muoverà più gente del previsto e la capacità dei mezzi è fissa. Oggi le perdite del sistema sono oltre gli 800 milioni di euro, e il Governo non ci ha ancora compensato questa misura, quindi in teoria si potrebbero usare altri mezzi che compensino la domanda, ma deve essere il Governo con un fondo speciale che non c'è nemmeno nella parte ordinaria". 

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