Prima dell’emergenza sanitaria per il Covid-19, il tratto ferroviario tra Pinerolo e Torre Pellice, già sospeso nel 2012, sembrava destinato alla chiusura.

Terminato il lock down i responsabili del comitato Treno Vivo hanno organizzato un mail bombing che ha preso di mira le caselle di posta della Regione, dal governatore Cirio allo stesso assessore Gabusi, oltre ai mezzi di comunicazione e ai rappresentanti di territorio.

Mail tutte identiche in sui si chiede di “avviare sin da subito un processo chiaro, aperto, partecipato, in cui il coinvolgimento degli stakeholder locali (utenti, corpi intermedi, soggetti economici sulla Torino-Torre Pellice e il rispetto dell’esito della gara per la gestione del Sfm - Servizio Ferroviario Metropolitano di Torino, in cui è inserita la linea Ferroviaria Pinerolo - Torre Pellice”. Stando gli attivisti del comitato “Il servizio ferroviario per la Val Pellice è previsto e finanziato dagli atti ufficiali che delineano la prossima mobilità su ferro nel bacino metropolitano.

Il servizio, così come dettagliato nel contratto di servizio (ovvero con 12 coppie di treni giornaliere, di cui 7 in grado di garantire tempi di trasferimento netti Torre Pellice - Torino Porta Susa di un’ora) costituisce un drastico miglioramento dell'offerta di trasporto attuale, non solo in grado di ridurre i tempi di percorrenza di oltre il 40 percento, ma anche rendendo la linea appetibile per aree confinanti”.

Dice l’assessore Gabusi: “Ritengo doveroso essere molto chiaro e molto esplicito rispetto al fatto che, passata questa emergenza, dovremo ulteriormente confrontarci con il territorio perché, anche su una tratta ferroviaria di pochi chilometri, ci sono ragionamenti complessi da fare proprio con chi vive le problematiche dell’area”. Lo stop definitivo non è dunque scontato anche se per qualcuno la Torre Pellice-Pinerolo sarebbe un ramo secco. “Abbiamo già parlato con i sindaci, anche alla presenza dei Consiglieri regionali dei vari gruppi in maniera molto trasparente: sulla tratta ci sono opinioni variegate e possibilità molteplici, che avremmo dovuto approfondire questa primavera”.

Restano due i punti fermi della Regione: la sostenibilità tecnico economica dei progetti e il confronto con gli enti locali. “I tempi si sono dilatati, ma mi riservo di riprendere il confronto nel più breve tempo possibile perché la questione va chiusa senza lasciare libere interpretazioni, qualunque sia la scelta. La scelta andrà fatta analizzando tutte le problematiche, i più e i meno, delle varie opzioni per poter arrivare alla scelta definitiva. Qualsiasi sarà la scelta verrà spiegata agli amministratori locali ed al territorio, e solo dopo RFI potrà intervenire sulla linea”.

L'articolo integrale su la Repubblica.

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