In questi giorni abbiamo visto come in Tirrenica, sia nord che sud, ogni singolo casolare stia invocando la fermata del Frecciarossa.

Ogni fabbricato, anche diroccato, avanza la proposta in virtù del fatto che al suo interno avrebbe dormito Garibaldi o che l'avvento del futuristico treno porterebbe visitatori alla mondialmente nota "Sagra della porchetta all'avocado fritto".

D'altro canto, però, se Atene piange, Sparta non ride, visto che in Adriatica non è che le cose vadano molto meglio. Si sa, l'anno è stato particolare e drammatico e il turismo nostrano ha bisogno di linfa vitale, ma è ovvio che questa è una situazione che non può durare in eterno, altrimenti le Frecce, per quel che sono state create, smettono di essere tali.

Lo strano caso di cui parliamo oggi riguarda due collegamenti Frecciargento, classificati 8806 e 8823. Questi due treni, effettuati con ETR 700, hanno visto crescere ancora il numero di città servite con l'inserimento quotidiano di Riccione.

Nulla di male, direte voi, non fosse che con essa le soste tra Ancona e Bologna salgono a sei, il che, visto che la distanza tra le due città è di 200 km, significa averne una ogni 33 km circa di media. In buona sostanza, in quella tratta, il treno non fa nemmeno a tempo a lanciarsi che già deve frenare.

Emblematica, poi, la scelta della fermata a Riccione vista la presenza già da prima di quella di Rimini, distante appena 10 km esatti.

Capita quindi che il Frecciargento parta da Ancona e dopo 28 minuti fermi a Pesaro. Riparta da Pesaro e dopo 15 minuti fermi a Riccione. Riparta da Riccione e dopo 10 minuti fermi a Rimini. Riparta da Rimini e dopo 16 minuti fermi a Cesena. Riparta da Cesena e dopo 12 minuti fermi a Forlì. Riparta da Forlì e dopo 10 minuti fermi a Faenza. Riparta da Faenza e dopo 27 minuti fermi a Bologna Centrale. 
E se vi siete stancati voi di leggere queste righe sopra, figuratevi chi sta a bordo del treno a fare tutte quelle fermate in così poco tempo.

Dunque, bene tutto, bene il turismo, bene il rilancio dell'economia, bene allargare il bacino dell'AV. Ma attenzione a non cedere alle richieste che arrivano a ogni piè sospinto dagli amministratori locali o presto vedremo un ETR 400 superato in corsa da un'Ape Piaggio.

E questo ce lo risparmieremmo volentieri.

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