La Procura accusa RFI che addossa la colpa a Trenord. Si può riassumere così, in sintesi, l’ultimo atto d’indagine sull'incidente di Pioltello.

Gli avvocati RFI hanno depositato una consulenza tecnica che punta il dito contro il sistema frenante del convoglio, la cui manutenzione è compito di da Trenord.

Sul fatto che il deragliamento sia stato provocato dalla rottura di un pezzo di rotaia per le pessime condizioni dei binari, RFI - sotto accusa in quanto gestore della rete - ammette le proprie negligenze. Però sostengono gli avvocati della Società, se dopo il deragliamento i freni del treno avessero funzionato, la terza carrozza non si sarebbe staccata e non sarebbe andata a schiantarsi contro un palo della luce uccidendo tre persone.

Una tesi, quella della frenata “irregolare”, che la Procura aveva già preso in esame ma che i suoi consulenti tecnici avevano bocciato apprestandosi a chiedere l’archiviazione per i vertici di Trenord indagati anche loro dall’inizio per disastro ferroviario colposo e omicidio colposo e lesioni colpose plurimi.

Ad azionare il freno d’emergenza fu, dopo l’impatto, un passeggero della terza carrozza più o meno 300 metri dopo la fine della banchina della stazione di Pioltello. Anche grazie alla “scatola nera” del treno, gli esperti incaricati dalla Procura verificarono a suo tempo la correttezza della “massima frenatura” avvenuta.

La richiesta di processo riguarderà 12 indagati: i due manager a capo dell’azienda e sette tra dipendenti e tecnici di RFI, la stessa Società come persona giuridica ma anche due ex vertici dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie che avrebbero omesso i loro controlli.

L’articolo integrale sull'edizione on line de Il Giorno.

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