Centottanta candeline spente nel più totale anonimato proprio ieri, 17 agosto, dalla linea ferroviaria Milano-Monza, seconda sul territorio italiano per storicità, la prima sul versante austro-ungarico del nostro Paese, non ancora totalmente unito.

Un tratto di binario di lunghezza praticamente doppia rispetto alla Napoli-Portici, quindici chilometri, una manna dal cielo che ha permesso di collegare direttamente la grande città meneghina al territorio circostante dove hanno avuto grande sviluppo industrie manifatturiere le quali, nell'arco di due secoli, hanno incoronato ferroviariamente la regione nel frattempo formatasi, a "locomotiva" d'Italia.

Lombardia, come parrebbe si chiamasse una delle prima locomotive a correre collaudandone il lavoro ingegneristico ferroviario attuato. Macchine a vapore di costruzione inglese, francese e belga che negli anni hanno poi ceduto il passo alla produzione nostrana fino all'elettrificazione ed all'attuale configurazione infrastrutturale.

Un compleanno passato in sordina (vedasi anche il centenario stesso delle FS), l'ennesima buona occasione persa di sperimentare attività culturale con nuove generazioni e non, profane spesso della storia ferroviaria (e spesso anche di quella locale) e di una memoria che, con la scomparsa graduale dei diretti testimoni causata dal tempo che scorre, si va perdendo nell'oblio della frivolezza odierna.

Un evento, anche minimo, che avrebbe potuto attrarre, per esempio, l'interesse di molti cittadini rimasti a trascorrere l'estate nelle proprie abitazioni, già privati a causa del Coronavirus di interi programmi di intrattenimento che sono stati cancellati. Vedasi Monza, un luogo chiave di questa storia, che già a settembre assisterà correre il noto GP di Formula 1 a porte chiuse.

Centottanta anni per un Paese "giovane", fresco di costituzione e delineazione come il nostro, sono tanti. Con un regno, poi Repubblica, entrambi mai stati maturi al punto giusto, quel 17 agosto 1840 è e sarà sempre uno dei punti di partenza importanti su cui l'Italia stessa ha iniziato a specchiarsi in qualcosa di solido ed unito fino a veder crescere quei quindici miseri chilometri lombardi ed i sette campani in centinaia, poi migliaia, un'importante ramificazione di binari e stazioni per correre e raggiungere ogni luogo più remoto ed oltre confine.

Ieri, 17 agosto 2020, è vero che dalle 18:00 alle 06:00 del giorno seguente ci sarebbe stato il pericolo "coviddi" ma non riuscire a trovare nemmeno un minuto per un po' di cultura e responsabilizzazione storica è stata una mezza sconfitta civile per chiunque.

Mezza, perché fortunatamente una menzione commemorativa seppur digitale è stata inserita in un video reportage di qualche minuto dedicato al parco rotabile storico dell'azienda Trenord, quindi di seguito riportato.

Testo e prima foto di Luca Cesana

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