È prevista per il 16 novembre nella nuova “aula Fiera” del tribunale allestita in zona Portello, l’udienza preliminare per l’incidente del 25 gennaio 2018.

Nell’inedito spazio realizzato per rendere possibili i maxi-processi in tempi di virus, sono attese davanti al giudice almeno 200 persone tra imputati, parti lese e avvocati.

A quasi tre anni dalla tragedia del treno deragliato a Pioltello la mattina del 25 gennaio 2018 in cui persero la vita tre persone, si apre dunque l’udienza preliminare che vedrà alla sbarra nove tra dirigenti, manager e tecnici di RFI oltre alla società stessa che si occupa della manutenzione delle linee.

Quella mattina, il regionale Cremona-Milano Garibaldi delle 5.32, con a bordo 350 pendolari, si fermò definitivamente a Pioltello. Nel deragliamento, provocato dal distacco di un pezzo di rotaia lungo 23 centimetri, morirono tre persone e una cinquantina rimasero ferite.

Le prime due vetture con il macchinista proseguirono la corsa per qualche decina di metri, la terza si schiantò contro un palo. Dopo oltre due anni di indagini e una serie di consulenze tecniche, a ottobre 2019, la Procura ha chiuso l’inchiesta imputando la cattiva manutenzione dei binari ai nove dipendenti di RFI. A fine luglio scorso, la richiesta di rinvio a giudizio per quei nove tra cui lAd della società Maurizio Gentile.

Nell’istanza i reati contestati a vario titolo sono disastro ferroviario colposo, omicidio colposo e lesioni colpose plurime. Richiesta di archiviazione è stata invece avanzata a suo tempo non solo per due dirigenti di Trenord e per la stessa società, responsabile per la manutenzione dei treni, ma anche per Amedeo Gargiulo all'epoca direttore dell'ANSF - Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie - e per il suo vice Giovanni Caruso. Su queste richieste, il gip non ha ancora deciso.

Stando invece alle imputazioni, i dirigenti di RFI non avrebbero messo “a disposizione dei lavoratori di Trenord e di tutti i viaggiatori dei treni” di quella linea “attrezzature idonee ai fini della sicurezza”, senza garantire in tal modo “che l’infrastruttura fosse mantenuta in buono stato di efficienza per la sicura circolazione”.

Già la relazione dei consulenti della Procura, depositata nel marzo 2019, aveva chiarito che il disastro ferroviario fu causato dallospezzone di rotaia” che si fratturò nel cosiddettopunto zeroa causa diun danneggiamento ciclico irreversibile generato da condizioni di insufficiente manutenzione”.

Aggiungendo che “l’assenza dei controlli ultrasonori” non aveva consentito di monitorare la “progressione irreversibile del danneggiamento del giunto” in quel punto, una giuntura mai cambiata nonostante il problema fosse noto almeno da 11 mesi.

Dalle consulenze non è emerso invece alcun difetto nella manutenzione del treno né nel comportamento di macchinista e capotreno. Anche se è stato acclarato che, dopo l’impatto, ad azionare il freno d’emergenza fu un passeggero della terza carrozza più o meno 300 metri dopo la fine della banchina della stazione di Pioltello.

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