Flavio Cattaneo, vice-presidente esecutivo di Italo, attacca senza mezzi termini l’attuale Governo.

Il motivo è sempre lo stesso, il 50% di possibile occupazione sui treni AV che contrasta con l'80% possibile su bus, metro e treni regionali.

Numeri fuori dal mondo secondo Cattaneo, che intervistato da Il Messaggero  va giù "senza filtri". Italo, così come i Frecciarossa, garantiscono la gestione dei numeri in quanto mettono in vendita biglietti nominali. Ma sugli altri mezzi la situazione è ben peggiore. Ecco allora che il vice-presidente di Italo lancia l’allarme: “Oggi bus, tram, metro e treni regionali sono i meno sicuri in assoluto perché non avendo biglietti nominativi e posti assegnati è praticamente impossibile controllare qualsiasi percentuale di capienza“. Di contro, è impossibile risalire alle persone che hanno viaggiato su quei mezzi, in caso di contagio.

Cattaneo lascia intendere che non è vero un altro assunto svelato dal ministro Speranza, quello relativo al fatto che sui treni regionali le rotte sono più brevi e veloci di quelle Italo e Frecciarossa. “Noi abbiamo dimostrato – dichiara Cattaneo – che ci sono treni regionali che hanno permanenze di quasi due ore senza fermate e in aggiunta credo che ognuno di noi abbia utilizzato un mezzo pubblico e sa quanto tempo purtroppo si è costretti a stare tutti vicini per ragioni di traffico o di super affollamento“.

Su questo, va detto, Cattaneo torto non ha. Basta aprire un orario ferroviario per trovare treni regionali che viaggiano per oltre un'ora senza fermate, ad esempio tra Orte e Roma o tra Sassari e Cagliari, tanto per dirne due. 

A questo punto Italo, come svela il suo vice-presidente esecutivo, è stata costretta dai primi di ottobre a ridurre i servizi a causa della capienza dimezzata. Come se non bastasse, Cattaneo denuncia anche la mancata realizzazione della promessa di fondi in favore dei servizi come quello fornito dalla compagnia. “Buona parte di quel sostegno è a favore del pubblico – dichiara – e poi io la chiamerei la “legge delle buone intenzioni” perché ad oggi non c’è un euro in vista e manca il decreto attuativo che doveva in base alla legge, essere approvato già molto tempo fa“.

La denuncia si estende anche su un altro fronte: i treni Italo rimasti fermi potevano essere usati sulle tratte regionali, ma il Governo non lo ha mai chiesto.

Cattaneo prosegue nel suo attacco al Governo, facendo capire che “come al solito ai politici basta l’annuncio per dire che si è fatto qualcosa mentre nella vita reale servono i fatti“.

Non va giù più leggero Gianbattista La Rocca, amministratore delegato di Italo sulle colonne de Il Sole 24 Ore.

"Da marzo a fine luglio abbiamo perso 200 milioni. Ora pensiamo che a fine anno i minori ricavi saliranno a quota 500 milioni di euro rispetto all’anno precedente. Aggiungo che negli ultimi otto anni abbiamo acquistato 51 treni. Un treno viene ammortizzato in 30 anni: i treni più vecchi di Italo hanno 8 anni, quelli più nuovi 7/8 mesi. Lei capisce che siamo molto lontani dall’aver ammortizzato la nostra flotta. E ora ci vediamo costretti, a partire da inizio novembre, a ridurre il numero di treni in circolazione.

Passeremo dagli attuali 87 collegamenti giornalieri a circa 60, tagliando almeno 25 collegamenti. Saranno soppressi numerosi treni in servizio sulla dorsale Torino-Salerno, lungo la tratta Roma-Venezia e i treni no stop Roma-Milano. Denunciamo da mesi che si stanno danneggiando sistemi efficientissimi come l’Alta velocità, un settore nel quale l’Italia ha fatto scuola nel mondo, tutelando sistemi inefficienti dove è complicato ogni tipo di controllo".

Il riferimento è sempre al trasporto regionale per il quale, novità inedita, Italo si sarebbe addirittura offerta.

"Purtroppo nessuno ce lo ha mai chiesto, ma certamente sì. Nel trasporto regionale, dove per rispettare i limiti di riempimento servirebbero più mezzi, si potrebbero sfruttare anche i treni di Italo. Dove? Per esempio, nel Lazio, su linee di grande affollamento come la Roma-Civitavecchia e la Roma-Formia. Ma senza i fondi promessi, resta tutto sulla carta".

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