Continua il dibattito politico sul blocco del raddoppio ferroviario della Termoli-Lesina.

Stavolta a intervenire è il senatore di Forza Italia Dario Damiani che chiede un intervento immediato del Presidente Conte: “Lo avevo denunciato già dal mese da luglio e adesso arriva la conferma: il ministero dell'Interno boccia il raddoppio della tratta Lesina-Termoli e chiede a RFI progetti alternativi meno impattanti sul territorio, a tutela delle biodiversità presenti sulla costa. E questo mentre il premier Conte rassicura sull’importanza strategica e prioritaria delle opere infrastrutturali al Sud, fra cui la Pescara-Bari. Il presidente del Consiglio evidentemente non sa cosa decidono gli uffici dei suoi ministeri, oppure fa finta di non sapere alimentando pura propaganda”.

Sulla stessa linea l’ex parlamentare azzurro Rocco Palese che chiede la nomina di un commissario: “Per questo Governo un uccello ha più diritti di un cittadino del Sud che lavora, paga le tasse e a cui lo Stato dovrebbe garantire quel diritto alla mobilità previsto dalla Costituzione. Con tutto il rispetto per il ‘fratino’ non è pensabile che per tutelare ‘lui’ si blocchi un’opera pubblica attesa da 40 anni come il raddoppio ferroviario della Termoli-Lesina, senza il quale, peraltro, sarà impossibile far arrivare lAlta Velocità al Mezzogiorno sulla linea Adriatica”.

Realista e amara è l’analisi di Gianni Giannini, assessore ai Trasporti nell’ultima giunta Emiliano: “Un’opera ritenuta strategica ha bisogno di essere realizzata in tempi ragionevoli, brevi. Altrimenti non è più strategica”. Secondo l’esponente del governo regionale uscente “ancora una volta un’opera, presente nella “legge obiettivo”, si ferma. Eppure collegherebbe in maniera più rapida e moderna il Sud al nord, migliorando la circolazione delle persone e delle merci”.

Sullo sfondo ci sono le riserve emerse dai lavori della sottocommissione Via-Vas del Ministero dell’Interno: “È emerso un intoppo, ma poteva benissimo essere superato senza ricorrere a provvedimenti che implicano uno stop e fanno prefigurare tempi biblici per la realizzazione finale”, aggiunge.

A proposito del malfunzionamento delle procedure, dice Giannini: “Bisogna vedere se la rumorosità è stata eccepita in relazione al fratino. La linea è stata spostata verso l’interno in parallelo all’autostrada. Quindi chi danneggia? Adesso si torna alla progettazione, poi alle verifiche”.

“Parliamo di un sistema farraginoso - prosegue l’assessore - che impedisce la realizzazione in tempi plausibili di infrastrutture ferroviarie e viarie”. Ma non tutto è perduto: “L’attuale impasse non impedisce l’accelerazione e la realizzazione del tratto pugliese: possono tranquillamente partire i lavori del tratto Lesina-Ripalta. Ci sono i 106 milioni disponibili: partiamo almeno da questa tratta, che determina un miglioramento, seppure minimo della linea”.

L’ultima considerazione di Giannini: “La Puglia ha bisogno di infrastrutture e modernizzazione. Sull’Adriatica si viaggia a binario unico: lì hanno le precedenze le Frecce, poi gli Intercity e così il traffico è più lento che sulla Tirrenica. Deve intervenire dunque il Ministro dei trasporti, interloquendo con il ministero dell’Ambiente, sciogliendo questi nodi in fretta: significherebbe garantire occupazione, lavoro, un intervento di oltre 500 milioni, congelato dai ritardi, come quelli alla Bari-Napoli. Maggiore velocità per le merci consentirebbe di portare nei mercati del nord i nostri prodotti in tempi celeri, rendendo più viva la bilancia degli scambi commerciali”.

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