Che la fine sia vicina lo hanno capito anche i sassi e l'evento di ieri non ha fatto che confermare quanto l'inevitabile sia prossimo.

A ricordarci che ormai i Caimano "non ne hanno più", è stata la E.655.541 che come tutti sanno e come abbiamo scritto ieri sera, ha preso fuoco nei pressi di Civitanova Marche.

Quello che prima si credeva fosse solo un principio d'incendio, che non necessitava dell'aiuto dei Vigili del Fuoco, si è poi trasformato in un vero e proprio rogo che ha avuto bisogno dell'intervento dei pompieri del distaccamento di Civitanova che sono intervenuti sul posto per risolvere la situazione.

Inutile dire che l'evento ha portato con sé un gran numero di disservizi, con la linea inizialmente chiusa del tutto. 

Sei sono stati treni a lunga percorrenza coinvolti nel caos tra cui il Frecciabianca 8813, il Frecciabianca 8828, il Frecciabianca 8815, l'Intercity 611, l'Intercity 614, e il Frecciarossa 9809 che hanno accumulato ritardi nell'ordine delle 2 ore.
La circolazione lungo la Ancona - Pescara è stata riaperta su un unico binario solo attorno alle 19.30 con l'incendio ormai domato.

Per il Caimano, per coloro che se lo stessero chiedendo, ci sarà ben poco da sperare. Quello che non ha fatto l'incendio, che pure è stato il principale protagonista, lo ha fatto l'operazione di spegnimento dello stesso, che ne ha inferto inevitabilmente il colpo di grazia.

Da appassionati non possiamo che essere dispiaciuti per un finale di carriera così inglorioso per la E.655.541, ma del resto stiamo parlando di una macchina costruita da Reggiane-Ansaldo nel 1986, quindi con alle spalle 33 anni di carriera, peraltro tutti alla testa di treni "difficili", soprattutto negli ultimi anni.

Ancora una volta, dunque, è necessario separare il cuore dal cervello. Le E.656 (o E.655, che dir si voglia), sono macchine stupende e che hanno fatto letteralmente la storia delle Ferrovie dello Stato.

Ma sono anche macchine che non sono più in grado di garantire continuità all'esercizio e affidabilità alla compagnia ferroviaria che li possiede.

È brutto a dirsi, ma come ogni rotabile esistente al mondo, hanno fatto il loro tempo ed è il momento di lasciare i binari a mezzi più potenti, più performanti, più moderni ma soprattutto più affidabili.

Per loro deve aprirsi quanto prima un futuro da rotabili storici, magari con altre unità preservate in ricordo di uno dei mezzi più eleganti mai avuti dalle nostre Ferrovie.

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