Quella che sembra una macchia di cemento armato e binari nelle campagne tra Alcamo e Calatafimi, cotta dal sole siciliano e deserta, era un tempo una realtà viva e funzionale, ossia la stazione di Alcamo Diramazione.

Nata nel 1931 durante il periodo del fascismo, fu concepita come lo snodo passeggeri e merci per la provincia di Trapani e a servizio della città di Alcamo (la cui precedente stazione era ormai vetusta) nonché il punto di ''diramazione'' della ferrovia da Palermo con la linea diretta per Trapani via Milo (125 km) e la linea lunga per Trapani via Castelvetrano (197 km).

La stazione all'ombra dei monti Inici e Bonifato, nasce vicino alle sorgenti termali e attorno ad essa si è sviluppata l'area industriale Fegotto (con stabilimenti importanti come la Sicilgesso, cantine vinicole, ecc.) e si presenta come una piccola cittadella con aree per i lavoratori, dormitori e persino una piccola chiesetta!

Essa sorge a circa 6 km da Alcamo e doveva essere indipendente e funzionale, ma tale distanza ne accelerò il declino con i passeggeri che sceglievano stazioni precedenti o successive per i loro spostamenti.

La struttura di Alcamo Diramazione si presenta come un medio/grande impianto passante su una linea totalmente non elettrificata. Esso contempla una pensilina in cemento armato di 200 metri, sottopassaggi e 5 binari per servizio viaggiatori (di cui 3 in uso), il fabbricato viaggiatori con tabacchi, bar (chiusi) e la sala d'attesa con biglietteria (ora automatica).

Lo scalo merci, in uso fino agli anni '10 del 2000, consta di ben 6 binari di transito/fermo e 2 annessi a piazzale di scarico e carico merci, una mezza dozzina di binari di servizio, piattaforma girevole (ferma ormai da molto tempo), un magazzino, alcuni capannoni per il ricovero dei rotabili e un dormitorio attiguo.

A fare da guardia al tutto una torre apparati in pieno stile razionalista (a testimonianza dell'importanza dello scalo) e un grande serbatoio dell'acqua con annessa colonna idrica per le locomotive a vapore.

Purtroppo la stazione ad oggi risulta deserta e le strutture annesse in stato di abbandono, con la vegetazione a farla spesso da padrona, con traffico merci soppresso e traffico passeggeri ridotto al minimo. Ma non è stato sempre così!

La vita dell'impianto

Alcamo Diramazione fu concepita come centro intermodale della Sicilia occidentale, il punto di concentramento e snodo del trasporto di persone e merci, che metteva in collegamento la provincia con il resto dello stivale prima ancora di aeroporti e autostrade.

La stazione ha vissuto momenti di intenso traffico di persone e merci, con il famosissimo treno del vino che qui veniva caricato (ora invece il tutto avviene a Palermo Brancaccio) e altre tipologie di beni trasportati.

Venne realizzato anche un nuovo spiazzo per il carico/scarico dei treni merci ma che inevitabilmente è caduto in disuso.

La storia e i rotabili

La stazione fu costruita sulla ottocentesca e tortuosa linea per Trapani, in modo da offrire uno grande e moderno scalo alla vecchia tratta e da garantire un modo più rapido per raggiungere Trapani ai viaggiatori.

Essa fu bombardata nella Seconda Guerra Mondiale e in seguito a ciò fu anche teatro di uno spregevole crimine. Uno dei bombardamenti danneggiò infatti alcuni carri merci carichi di vettovaglie, e una parte della popolazione andò a rovistare spinta dalla fame e dalle privazioni della guerra. Una volta scoperti, tuttavia, furono fucilati sul posto.

Ma la stazione non fu solo teatro di episodi tristi (come le tante partenze degli emigranti in cerca di fortuna) ma anche simbolo di prosperità, di un nuovo modo di spostarsi e di viaggiare e di sentire in qualche modo meno la morsa dell'insularità.

L'impianto vide tra i suoi binari rotabili termici e a vapore di ogni tipo.
Le splendide locomotive Gr.625 (in uso anche alla testa dei merci fino agli anni '70), le ALn 56, le ALn 772 ma anche le imponenti ALn 990, le più automotrici termiche delle Ferrovie dello Stato lunghe ben 28 metri, una delle quali, la .1005, è stata per molto tempo esposta alle intemperie nello scalo merci e ora fortunatamente è stata trasferita per un successivo restauro e recupero.
E oltre a questo le Diesel da treno D.343, D.443 (migrate dallo scalo a seguito della soppressione del servizio merci) e D.445 fino ad arrivare alle ALn 663/668 e ai più moderni Minuetto.

Attualmente, tuttavia, non esiste traffico merci, i Minuetto sono scomparsi e le ALn 668 la fanno da padrona su una linea sottovalutata e con un servizio passeggeri ai limiti dell'assurdo.

Il futuro e le promesse

Di mirabolanti promesse se ne sono sentite tante, come l'elettrificazione e il raddoppio, ma sulla stazione incombe lo stesso destino funesto che incombe sull'intera linea.
Stiamo parlando, ovviamente, della progressiva morte della tratta che vive di persone e treni che sono entrambi da tempo in via d'estinzione, in un luogo dove autobus e TIR si sostituiscono al trasporto ferroviario che pure avrebbe tanto da offrire con una stazione che avrebbe ancora tanto da dare!

Con la linea diretta per Trapani sospesa e mezzi vetusti che ancora non si riesce a rinnovare, la provincia di Trapani e suoi 435.000 abitanti sono virtualmente tagliati fuori da una mobilità sostenibile e moderna, in un concerto di rimpalli e finti annunci di regione, (ex) provincia e RFI, mentre la stazione sonnecchia alle pendici dei due monti, in bilico tra un fato di rinascita o di oblio.
Caratteristica che la accomuna un po' anche a chi gli vive intorno.

Testo e foto di Vito Manno salvo dove indicato diversamente

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