La Polonia è un paese piuttosto grande con un turismo che però si concentra principalmente su Varsavia e Cracovia.

Anche noi decidiamo di andare in queste due città, “sfiorando” la prima e fermandoci a vedere più approfonditamente la seconda ma soprattutto visitando le regioni più nascoste per arrivare dall’una all’altra.

Il nostro viaggio inizia da Varsavia, dall’aeroporto di Modlin dove atterriamo con Ryanair. Ad attenderci c’è una macchina che ci farà compagnia per il resto del tour.

Gli orari della compagnia low cost non sono particolarmente comodi e visto che tra una cosa e l’altra si è fatta tarda serata ci mettiamo in viaggio verso la nostra prima destinazione, Lublino.

Dopo quasi tre ore raggiungiamo la cittadina a sud est della Capitale, non prima di aver attraversato un paesaggio molto bello che vede dolci pianure alternarsi a splendidi boschi che, tra l’altro, sono popolati di caprioli che come nulla fosse ci attraversano più volte la strada.

Nel frattempo la notte è sopraggiunta e ci attende un bel riposo prima di iniziare, il giorno dopo, il nostro giro.

La mattina è stupenda e sembra estate esattamente come il giorno prima, ma non ci facciamo illusioni perché conosciamo la capacità che ha il meteo in questa nazione di cambiare repentinamente da un giorno all’altro. 
Come prima tappa abbiamo il centro di Lublino, che da subito si mostra per quello che è, un piccolo gioiellino.

La città vecchia che vi si incontra è tutta da vedere, avventurandosi per i bellissimi vicoli. In poche centinaia di metri si incontrano il Castello, costruito in stile neogotico nel 1828 sulle rovine di una residenza reale e utilizzato come prigione fino al 1954, Lublino sotterranea, al di sotto dell’antico nucleo cittadino, attraverso le cantine degli antichi magazzini mercantili e le enoteche dell’epoca della fioritura cittadina, ma anche la Basilica domenicana di San Stanislao, uno tra gli esempi più belli e preziosi di arte sacra in Polonia.

Da vedere c’è anche Plac Po Farze, la piazza nel cui centro si possono ritrovare le fondamenta ristrutturate di un'antica chiesa che adornava la piazza e della quale è stato ricostruito un modellino per mostrarne l’antica bellezza.

Una visita la merita anche la splendida Krakowskie Przedmieście, la via del passeggio dove si trovano negozi con souvenir tipici del posto, locali per tutti i gusti con i tavolini all’aperto ma soprattutto gelaterie, che in questa nazione vanno davvero per la maggiore.

All’inizio della via è presente anche il nuovo Municipio dai cui balconi, ogni giorno alle 12, si rivive la leggenda dell’Hejnal Mariacki (suono di tromba).

Secondo la tradizione uno dei custodi della città di Cracovia che vegliava sulla torre della Basilica di Santa Maria diede l’allarme alla popolazione durante l’attacco dei tartari nel 1240. La guardia quel giorno pagò il suono di tromba con la vita, poiché la lancia del tartaro lo trafisse interrompendo la melodia.

In ricordo di questo episodio, l’Hejnal Mariacki suona nel centro storico di diverse città della Polonia, Cracovia inclusa, tutti giorni alle ore 12 venendo sempre interrotto a metà in memoria del coraggio della sentinella che salvò la città polacca.

Purtroppo la Polonia è tristemente nota per i campi di concentramento edificati dai nazisti e qui troviamo il primo che visiteremo, quello di Majdanek.

La particolarità di questo campo è il suo essere rimasto tale e quale a come era stato lasciato prima della fuga dei nazisti stessi, quando gli eccidi si svolgevano senza alcun tentativo di occultamento. Tra tutte le baracche presenti, una cattura particolarmente l’attenzione dei visitatori, quella che ha al suo interno enormi gabbie di ferro posizionate nel centro e contenenti migliaia di scarpe di prigionieri.

La visita è piuttosto “impegnativa” e necessita di diverso tempo ma è sicuramente da prendere in considerazione.

Per stemperare l’atmosfera decidiamo subito dopo di recarci in stazione, per iniziare a vedere anche qualche ferrovia, uno dei motivi per i quali siamo qui.

Rimaniamo però subito delusi per due motivi. Il primo è che la stazione di Lublino è in rifacimento, il secondo che ormai scovare mezzi datati in questo paese è molto difficile e si trovano con facilità quasi esclusivamente automotrici appena uscite dalle fabbriche di Newag o Pesa.

Che fosse una nazione in fermento lo sapevamo, ma ora ne abbiamo la conferma, visto che ovunque è un brulicare di lavori di riqualificazione di impianti ferroviari.

Lasciamo Lublino per spostarci più a sud per fare foto lungo la direttrice Skarżysko Kamienna - Grodzisko Dolne e ci rechiamo nei pressi di Stalowa Wola dove troviamo un bel tratto di linea a doppio binario affiancato alla strada.

Attendiamo per qualche minuto ma ci rendiamo conto ancora una volta che la modernità vince su tutto, visto che passano solo ed unicamente automotrici nuovissime e al limite qualche locomotiva isolata.

Fatto qualche scatto è ora di rimettersi in marcia verso la nostra seconda destinazione che è la città di Rzeszów. Se non sapete come leggerlo non sentitevi in difficoltà, noi abbiamo dovuto chiederlo al nostro concierge scoprendo che si pronuncia Giesof. Non ci saremmo arrivati nemmeno volendo.

Se c’è qualcosa su cui la Polonia deve ancora lavorare, invece, sono le strade. Ci sono delle ottime superstrade a due corsie per senso di marcia, ma spesso durano pochi chilometri e sono seguite da lunghi tratti di statali lente che passano dentro ad ogni singolo paesino e costringono a tenere velocità molto basse.
Insomma, già le distanze sono lunghe, se poi si costringe anche ad andare piano, si rischia davvero di non arrivare più.

Dopo un paio d’ore giungiamo quindi in questa città non lontanissima dai Monti Tatra ma la giornata si conclude nell’albergo che abbiamo scientemente preso a pochi passi dalla stazione dove potremo fare diverse incursioni con grande facilità. Peraltro il balcone della nostra stanza dà proprio sul lato dei binari, per cui, anche se in lontananza, riusciamo a vedere cosa accade nell’impianto.

Nel frattempo si è fatta notte per cui rimandiamo ogni velleità al giorno seguente che peraltro, in perfetto stile polacco, vede il meteo cambiare drasticamente in favore di un cielo completamente coperto e di una temperatura decisamente più bassa.

Rzeszów è il capoluogo della regione dei Precarpazi, la più meridionale della Polonia e ha un passato di profonda miseria che la ha spopolata, rendendola aerea di emigrazione verso il più ricco nord, gli Usa e l’Inghilterra. Dopo un breve passato industriale in cui era sede di fabbriche di aerei che per decenni hanno servito gli interessi militari dell’Unione Sovietica, oggi la città si è riconvertita in chiave turistica.
Grazie all’aeroporto e ai fondi dell’Unione Europea, Rzeszów si è rimboccata le maniche e ha rivalutato le sue attrazioni, attirando ogni anno sempre più visitatori.

Il nostro giro inizia ovviamente dal piccolo ma grazioso centro storico e precisamente dalla Piazza del Mercato e prosegue fino al Castello e al Palazzo Estivo dei Lubomirski.

Da vedere ci sono anche il Municipio e i palazzi storici mentre tra gli edifici religiosi meritano una visita la Chiesa Farna di San Stanislao e Wojciech, il Complesso Monastico dei Bernardini e il Monastero degli Scolopi con la Chiesa di Santa Croce dove sono custodite le tombe e gli epitaffi della famiglia Lubomirski e i cui interni sono stati realizzati dal famoso maestro italiano Giovanni Battista Falconi.

Ai monumenti religiosi appartengono anche le sinagoghe di Rzeszów, testimonianza ebraica nella storia della città.

Nel mezzo del centro abitato svetta il Monumento alla Rivoluzione mentre nei pressi del Castello è situata la fontana multimediale rispetto alla quale vi suggeriamo però di non perdere troppo tempo nonostante sia segnalatissima tra le guide della città. Si tratta di una fontana “open space” che in determinate ore del giorno effettua dei giochi con l’acqua, ma lo spettacolo è degno di nota solo la sera quando essi si uniscono a quelli di colore. Di giorno risulta più un divertimento per bambini, anche perché lo “spettacolo” viene condito con un accompagnamento musicale moderno che risulta decisamente fuori luogo.

 

Molto più interessante, invece, la visita alla città sotterranea. Si tratta di circa 400 metri di cunicoli utilizzati come cantine a circa 10 metri di profondità.

Il percorso si completa in circa 30 minuti, durante i quali la guida fornisce alcune notizie sulla storia della città e sui suoi continui cambiamenti politici. Vengono anche mostrati numerosi reperti sia della vita di ogni giorno che delle attività militari inerenti Rzeszów, tutti datati tra il sedicesimo secolo e i giorni nostri.

Il tracciato ha inizio e si snoda sotto la Piazza del Mercato attraverso continue salite e discese di scalini e vengono continuamente forniti riferimenti sugli edifici sovrastanti per meglio identificare il percorso una volta tornati in superficie.

 

Dedicata una giornata a vedere Rzeszów e il suo centro, spendiamo la seconda che ci siamo concessi in questa cittadina per visitare la sua stazione.

Anche qui non possiamo non notare quanto già visto in precedenza. Sul piazzale notiamo solo ed esclusivamente rotabili moderni, di costruzione Pesa o Newag e i pochi materiali ordinari sono utilizzati sugli Intercity o sui TLK che sono tutti comunque in livrea attuale.
Interessanti sono senza dubbio i treni merci ancora effettuati con le ET22 e con le ET41 ma il numero di quelli che passano, almeno nel periodo in cui siamo stati noi, è stato davvero limitato.

La stazione di Rzeszów è molto grande e dotata di un gran numero di binari, con la classica passerella che attraversa tutto il fascio e alcuni sottopassi al servizio dei tantissimi viaggiatori che qui utilizzano il treno per spostarsi. 
Parimenti alle altre stazioni, peraltro, anche questa è piena di forze dell’ordine che controllano che tutto si svolga in sicurezza e che nessuno faccia fotografie.

Con qualche stratagemma riusciamo tuttavia a portare a casa sia un video dell’impianto, sia un po’ di scatti, anche perché, nel frattempo, si è palesata davanti ai nostri occhi una delle poche automotrici di vecchia fabbricazione avvistate nella zona, ossia una MR datata 1978 e presa di seconda mano da Arriva dalle ferrovie danesi DSB.

La giornata, similmente alla precedente, è piuttosto rigida e caratterizzata da una pioggerellina fine che non disturba più di tanto e ci permette anche di fare qualche notturna, sempre con un occhio alla vigilanza che spunta davvero all’improvviso.
Dopo una ottima cena e una bella dormita è però di nuovo ora di fare i bagagli per recarci a Cracovia.

Prima, però, decidiamo di fare una tappa a Tarnów. I motivi sono due, uno ferroviario e uno turistico. La nostra prima sosta è nei pressi del locale Deposito Locomotive. Con una strada al servizio di alcune case, si costeggiano infatti i confini dell’impianto, dove sono accantonate tantissime locomotive polacche.

Per noi, appassionati di “cimiteri di ferro”, è uno spettacolo irresistibile, al punto che notiamo solo dopo aver fatto decine di scatti il cartello che vieta di fare fotografie o riprese…

La lunga fila di mezzi in attesa di demolizione vede tra gli altri numerosi esemplari di ET22, ST43, ET21, EU06 e tante altre macchine d’altri tempi abbandonate alle intemperie degli agenti atmosferici dopo aver terminato la loro gloriosa carriera.

E il ricordo va alla Polonia che abbiamo visto, ferroviariamente parlando, “solo” dieci anni prima, quando questo “vecchiume” era la normalità, prima che il paese fosse riempito di automotrici e locomotive senz’altro più comode e performanti ma decisamente molto meno affascinanti.

Visto che la stazione non è lontana decidiamo quindi di recarci a vederla anche perché è un impianto decisamente imponente per quanto… vuoto!
Come si vede dal video che anche qui “strappiamo” mentre un agente di polizia ferroviaria non ci vede, ci sono solo ferme alcune automotrici anche se una di esse è una EN57 “Gomułka” nella nuova cromia gialla e rossa di PolRegio.

Il tempo di qualche scatto e siamo nel centro della città, dove sfidando una pioggia che intanto è diventata più battente andiamo a vedere la Chiesa della Sacra Famiglia.

Si tratta di una meravigliosa chiesa neo gotica in mattoni e pietra, costruita tra il 1904 ed il 1906. Un edificio che non ti aspetti in una città che conta poco più di 100.000 abitanti.

Completata la visita riprendiamo la “nostra” auto alla volta di Cracovia che raggiungiamo troppo tardi e troppo stanchi per iniziare un giro per la città.

Abbiamo però diversi giorni a nostra disposizione per cui rimandiamo il tutto alla giornata successiva. Ma di questo parleremo nella seconda parte del nostro racconto.

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