Sono le 13:26 del 12 gennaio 1997 quando il mito del Pendolino viene inesorabilmente colpito al cuore.

L'ETR 460 n.29 delle Ferrovie dello Stato è quel giorno in servizio come Eurostar 9415 "Botticelli" che parte alle 12:55 dalla stazione di Milano Centrale, diretto a Roma Termini.

Il treno trasporta a bordo 167 passeggeri e alle 13:10 è costretto a una sosta tecnica per il bloccaggio di una porta guasta, per poi riprendere la corsa poco dopo.

La giornata è fredda, l'ambiente circostante poco ospitale per colpa di una fitta nebbia che si addensa sulla Pianura Padana. 

Alle 13:26, nell'imboccare la curva di ingresso della stazione di Piacenza, a circa 400 metri dall'asse del fabbricato viaggiatori, l'elemento di testa si ribalta, colpendo alcuni pali di sostegno della linea aerea e spezzandosi in due. Delle carrozze successive, sei vengono trascinate nel deragliamento e solo le ultime due rimangono sul binario.

Dalle lamiere vengono estratti i due macchinisti in servizio, due agenti della Polfer, due hostess e due viaggiatrici per un totale di 8 morti e 36 feriti.

A bordo del treno si trova anche il senatore a vita Francesco Cossiga, ex presidente della Repubblica, che esce illeso in quanto al momento dell'incidente si trovava in una delle due carrozze rimaste intatte. La sua presenza a bordo del convoglio lascia pensare a un attentato, come lui stesso suggerirà nelle interviste a caldo, pista subito abbandonata.

Le prime notizie diffuse dagli organi di stampa parlano di eccessiva velocità del treno e ipotizzano lo stato di ubriachezza dei due macchinisti. Tale tesi non ebbe alcun seguito al processo per "carenza di elementi probatori".

Alcune associazioni sindacali di categoria ipotizzano la frattura dell'albero di trasmissione anteriore della motrice di testa, che sarebbe caduto sul binario, impuntandosi e sollevando quindi il veicolo, ma anche questa teoria viene ben presto scartata.

L'incidente, alla fine, fu attribuito alla velocità eccessiva del treno che al momento dello svio stava viaggiando a 160 km/h, velocità di ben 55 km/h più alta rispetto al limite nella tratta incriminata, del valore di 105 km/h.

Nei pressi del binario 1° Ovest è stato edificato un monumento commemorativo delle vittime di questo incidente.

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