Il trasferimento odierno dell'ETR 450 n.01 ha ovviamente messo in movimento appassionati e curiosi da mezza Italia.

Del resto, la fine di un treno così glorioso non può che destare stupore e curiosità in tutti quelli che in esso riconoscono non solo il "Pendolino" ma anche il primo treno ad Alta Velocità delle Ferrovie dello Stato.

E poco importa che prima di lui, alla medesima velocità, fosse venuto l'ETR 401 o che di lì a poco sarebbe entrato in servizio l'ETR 500 in grado di correre più velocemente.

L'ETR 450 è entrato nel mito sicuramente per la sua velocità, altrettanto sicuramente per il suo soprannome, che oggi è sinonimo di treni ad assetto variabile in tutto il mondo, ma anche per la sua rutilante livrea bianca e rossa che ha rappresentato una profonda rottura in un periodo in cui ancora sui nostri binari correvano carrozze grigio ardesia.

Sicuramente la sua parte l'ha fatta anche la sua forma, aerodinamica e stretta, affusolata, che ricordava più quella di un moderno aereo di linea che di un treno, ma probabilmente anche il servizio che nei primi anni gli venne "cucito addosso".

Un treno no-stop che collegava le due città più importanti d'Italia, con la ristorazione servita al posto, con il check-in alla partenza e mille altri dettagli che negli anni '80 erano sconosciuti alla quasi totalità di coloro che viaggiavano.

Per questo e per cento altri motivi che non accenneremo, per non divulgarci troppo, la fine degli ETR 450 sta diventando più seguita e più partecipata di quella di qualsiasi altro rotabile fino a oggi andato sotto la fiamma ossidrica. Merito senz'altro anche dei social che ne stanno ampliando a dismisura la cassa di risonanza.

Quello che fa più piacere però, nella profonda tristezza di vedere un treno così bello andare a morire già devastato, dentro e fuori, è leggere che oltre gli appassionati, anche le persone comuni chiedono che ne venga preservato un esemplare.
Forse in ricordo di un periodo in cui si credeva di più nei progressi della scienza e nelle possibilità che questa offre agli esseri umani. O forse in ricordo di un periodo in cui eravamo anche un Paese più serio.

Foto Akiem483, video Akiem483 - Valerio Frecciabianca

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