Si avvia alla conclusione la vicenda dei due macchinisti di Trenitalia che la scorsa primavera non erano riusciti a salire nella cabina del Frecciarossa da Brescia per Napoli perché ubriachi.

Per chiudere, secondo quanto ricostruito oggi da Il Giorno, mancherebbe solo l’esito di una perizia sui telefonini, per scoprire se il 23enne di Milano e il 35enne di Roma, successivamente sospesi dall’azienda, anche in altre occasioni avessero alzato troppo il gomito prima di prendere servizio.

Il reato ipotizzato per i due è quello di interruzione di pubblico servizio mentre non ci sarebbero elementi per incolparli di attentato alla incolumità pubblica, così come aveva chiesto il Codacons.

I due macchinisti, infatti, erano stati fermati prima di fare salire sulle carrozze i 67 passeggeri in attesa sul binario che vennero poi trasportati da Trenitalia a Milano in bus e riprotetti su un’altra Freccia diretta a Napoli.

Secondo la ricostruzione dell'accaduto, i due avrebbero avuto una serata "brava" in un ristorante vicino alla stazione dove secondo la ricostruzione del ristoratore sarebbero state consumate parecchie bottiglie.

La mattina seguente, ancora in preda all’alcol, il più giovane non avrebbe avuto la forza di presentarsi al lavoro venendo rintracciato in albergo e portato in ospedale mentre il collega avrebbe tentato, venendo però "scoperto" dal capotreno.

Questi avrebbe chiamato la Polfer e la Polstrada per farsi prestare l’etilometro, e lo avrebbe sottoposto al test che avrebbe permesso di riscontrare un tasso alcolemico di 1,96 grammi, rispetto allo zero consentito.

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