Si torna a parlare dell’ex tratta ferroviaria Fano-Urbino e del suo utilizzo, a farlo è Enrico Tosi, da sempre pioniere della mobilità sostenibile.

Dice Tosi: "La linea è dismessa; quindi, non è più una ferrovia ma solo un bene immobile che la proprietà (RFI) avrebbe già venduto in tanti pezzi se non fosse intervenuta la Regione; ora, per la mobilità sostenibile, è ancora disponibile un percorso di circa 50 km.

In un futuro molto lontano, un treno solo turistico potrebbe riutilizzare lo stesso percorso, a condizione che la linea venga ricostruita completamente e gestita da qualche privato; questo treno farebbe solo alcune corse l’anno, a velocità bassissima, nel rispetto delle rigide norme dell’Agenzia per la sicurezza ferroviaria; praticamente per quasi tutto l’anno non ci sarebbe conflitto con utilizzatori dell’infrastruttura a piedi o in bici; per motivi di sicurezza, un treno commerciale o una metropolitana veloce non potrebbero usare l’attuale sedime ai cui margini sorgono molte abitazioni, spesso ampliate grazie al famoso “Piano case”; quindi, dovrebbero trovare un’altra sede, avere enormi finanziamenti e un bacino di utenza molto più grande, collegarsi magari con Toscana e Umbria, risolvere problemi urbanistici, entrare in concorrenza con una capillare rete di bus, ecc.

Per questo, giustamente, lungo i binari è prevista una pista ciclopedonale, in parte già finanziata, che non pregiudica alcuna opzione futura, riqualifica aree fatiscenti, rivaluta gli immobili circostanti, attira turismo, è indispensabile per la mobilità quotidiana e addirittura conviene anche a chi continua a invocare il treno; infatti, garantisce la conservazione di un bene storico che rischia di scomparire e già potrebbe ospitare un treno navetta tra Fermignano e Urbino; una proposta questa presentata da cittadini fanesi già nel 2003 durante un congresso UNESCO in Lussemburgo dove fu molto apprezzata per il suo carattere avveniristico.

Avanti quindi con una pista ciclabile che sfrutta un percorso abbandonato in località importanti dal punto di vista culturale ed economico ed ha tutti i requisiti per piacere ai turisti in bicicletta; non sono un problema i circa 50 km (in un giorno ne fanno molti di più) né le salite (c’è anche la bici elettrica); è invece indispensabile la sicurezza garantita dalla separazione dal traffico motorizzato.

Anche l’Italia centrale ora interessa milioni di turisti “lenti”, soprattutto stranieri che a breve pedaleranno sulla ciclovia adriatica lanciata nel 2016 dalla FIAB nelle regioni interessate; ora se ne stanno realizzando vari tratti su cui si innesteranno altre ciclovie già programmate dalla Regione Marche lungo le principali vallate fluviali; forse la più importante è proprio quella del Metauro che, come “Fano Grosseto ”, è inserita nella rete Bicitalia della FIAB recepita dalla l.n. 2/2018 che equipara le piste ciclabili a strade, autostrade e ferrovie.

Tutti sanno che questa pista va fatta perché rilancerà il territorio, soprattutto se saranno sfruttate le sue enormi potenzialità; per esempio soluzioni innovative per la pavimentazione (prodotti ricavati da pneumatici riciclati) ma soprattutto la fibra ottica, l’infrastruttura in grado di contrastare il vero isolamento dell’entroterra".

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