Il 1986 vede la nascita di un “nuovo” Gruppo di Elettrotreni, gli ETR.240.

Non si tratta di convogli nuovi nella più classica accezione del termine, bensì di cinque mezzi derivati da altrettanti ETR.220P “Alta Velocità” che nel 1987 viene deciso di rinumerare per distinguerli da questi ultimi.

Considerato che questi mezzi da quasi 10 anni viaggiano con la vettura destinata ai servizi (cucina e bagagliaio) pressoché completamente inutilizzata, si pensa di provvedere ad una radicale trasformazione della medesima, ricostruendo gli ambienti interni con normali posti a sedere che rimangono però di sola prima classe.

Il primo convogli a subire la trasformazione, per la quale furono incaricate le Officine di Cittadella, è l’ETR.224 che diventa ETR.242 e viene consegnato il 20 luglio 1986.

I lavori non si limitano alla semplice installazione di posti a sedere nella terza vettura, ma comprendono anche una serie di modifiche tecniche volte a migliorarne ancor di più le caratteristiche di servizio (ad esempio, con l’installazione dei freni a disco sui carrelli portanti).

I posti a sedere di prima classe passano da 154 a 205, mentre il salottino nella quarta vettura viene eliminato per far posto al compartimento destinato al “servizio ristoro”.

Ad esso seguono nel dicembre 1987 l’ETR.229 che diventa ETR.245 quindi nel maggio e nel novembre del 1988 gli ETR.227 ed ETR.225 che diventano rispettivamente ETR.244 ed ETR.243. Chiude l’ETR.223 che nel febbraio del 1989 viene trasformato in ETR.241.

Le cronache dell’epoca parlano in realtà di un sesto ETR che avrebbe dovuto subire la trasformazione, l’ETR.236, che tuttavia rimase invariato, poiché  l’orientamento delle FS era già mutato radicalmente verso una rapida abolizione dei servizi di sola 1ª Classe.

A titolo di curiosità, vale la pena ricordare che la classificazione scelta è la stessa che si era pensata oltre 20 anni prima per i complessi bicorrente.

Si era infatti studiata la possibilità di installare sul quarto elemento un’apparecchiatura per la conversione in continua della corrente trifase captata tramite appositi pantografi, analogamente a quanto fatto con le Lebc 840 nel 1957.

Nella loro scintillante livrea grigio nebbia e verde magnolia, gli ETR.240 prestano servizio per alcuni anni su tratte molto prestigiose, tra cui meritano un cenno senza dubbio la Milano – Roma ma anche la Genova – Venezia.
Nel loro carnet non mancano i servizi charter come i Treni della Neve tra Verona e Colle Isarco o la Freccia delle Nevi tra Roma e Aosta, entrambi a metà degli anni ’90, anche se nel finale di carriera vengono utilizzati per servizi decisamente più modesti e di minore rango.
Rimangono infatti anche loro vittima dell'entrata in servizio degli ETR 450 a cui vengono affidati tutti gli incarichi più importanti.

Qualcosa di analogo può essere detto per la loro fine che li ha portati ad essere tutti demoliti dopo anni di accantonamento in varie parti della Penisola.

Il primo a cadere sotto i colpi inferti dalle cesoie meccaniche è l’ETR.241 demolito il 28 luglio del 1999 cui fanno seguito rispettivamente il 7 ed il 10 dicembre l’ETR.244 e l’ETR.243, entrambi accantonati per lunghissimo tempo ad Arona.

Vita più lunga ma solo per colpa di un episodio sfortunato è quella destinata all’ETR.245, accantonato per anni a Firenze Campo Marte.

Il convoglio venne infatti messo sotto sequestro a causa del tragico decesso di un agente di scorta nei pressi di Pistoia, a Montale.

Le cronache del tempo raccontano che il ferroviere, vedendo la porta socchiusa, tentò, col convoglio in corsa, di aprirla per poi richiuderla, ma essendo la stessa a favore di vento lo trascinò fuori sbattendolo contro un palo della linea aerea.
Questo drammatico incidente prolungò la vita dell’ETR che venne messo sotto sequestro a Firenze Campo Marte venendo poi demolito nel febbraio del 2004.

Per ultimo, medesima sorte è toccata anche all’ETR.242, a lungo accantonato ad Ancona.

Questo treni si credeva ormai scampato al triste destino e in attesa di un recupero anche funzionale, invece dopo anni di accantonamento all'aperto che hanno anche portato al completo incendio di uno degli elementi, anche per lui è arrivata la fiamma ossidrica.

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