Treni e film, lo abbiamo visto tante volte sulle nostre pagine, spesso non vanno d'accordo.

Nonostante ormai ci siano informazioni a palate e sia facilmente possibile proporre situazioni realistiche, molto spesso anche le produzioni cinematografiche di oggi presentano errori o lacune piuttosto rimarchevoli. 

Nel film che vi citiamo oggi, tuttavia, essi sono così pacchiani, grossolani e abbondanti da risultare alla fine imbarazzanti. Il "capolavoro" in questione è un catastrofico del 2014 prodotto negli Stati Uniti d'America che purtroppo risponde al nome di "Age of Ice"

Una serie di terremoti improvvisi e violenti scuote la placca tettonica araba provocando tempo instabile e temperature polari su tutto il pianeta. Nel tentativo di mettersi in salvo, i Jones, una famiglia americana in vacanza in Egitto, devono combattere contro le gelide temperature che segnano l'inizio di una nuova era glaciale in grado di ricoprire di neve la Sfinge, le Piramidi e il deserto del Sahara.

Fin qui nulla di eccezionale, la trama non è di certo originalissima, ma il margine di gioco per tirare fuori qualcosa di decente ci sarebbe se solo la produzione non avesse altri piani. Il nostro dramma (che in realtà è sparso ovunque nel film, dalla regia alla scenografia, dal montaggio fino alla recitazione degli attori) viene quando i malcapitati decidono di spostarsi via treno.

L'allegra e fortunata famigliola è come detto di stanza a Il Cairo quando la "genitrice" evidentemente immersa nei fumi dell'alcol indirizza tutta la cucciolata verso la stazione centrale della città egiziana che nel frattempo è sommersa dalla neve. L'ingresso nell'impianto che sorprendentemente è deserto (non ci ha pensato nessun altro a usare il treno???) è trionfale, quasi come l'analisi dei convogli in partenza. 

Così, mentre uno dei personaggi si vanta di sapere quale è il prossimo treno che lascia la stazione perché "sa leggere l'arabo" (perché, visto che è tutto scritto in caratteri latini????), il regista pensa bene di inquadrare il tabellone più farlocco dell'universo per pochi secondi ma sufficienti a capire che qualcosa non va.
Il perché è presto detto, l'orologio a sinistra ha il logo FS, e lo stesso tabellone (ricordiamo che siamo a Il Cairo!) vede convogli in partenza per Roma Termini, Livorno, Siena ma soprattutto Figline Valdarno!!!! E del resto chi è che dall'Egitto non utilizza quotidianamente un collegamento diretto con Figline Valdarno?

La cosa tragicomica è che il regista non si limita a mostrare per qualche istante quello che evidentemente è un fotomontaggio, ma torna su di esso due volte in pochi secondi, tentando ancor più maldestramente di mettere una toppa a questa immensa boiata con una scritta posticcia in arabo che è talmente applicata male da finire oltre i margini del tabellone.

Ce ne sarebbe già per chiudere internet, ma il film ha altre perle ferroviarie da regalare. Già, perché la simpatica famigliola riesce a salire sul treno che è trainato da una locomotiva vapore (!), accedendo all'ultima carrozza tramite il terrazzino di coda (!) e pensando bene, nonostante fuori ci sia la tormenta di neve, i lupi, le stalattiti e il babau di rimanere lì a interrogarsi sulle sorti dell'umanità senza entrare nello scompartimento (perché, perchèèèèè????).

Ma non è tutto, perché ovviamente tra un abbraccio e l'altro il più piccolo della comitiva viene spinto (ma sarebbe più giusto dire si butta a bomba) fuori dal treno che nel frattempo ha preso a correre che un TGV gli spiccia casa.
E qui il tragicomico va abbondantemente oltre il ridicolo. Due membri (mai termine più azzeccato) della comitiva si tuffano giù dal convoglio manco fossero in piscina e iniziano a rincorrere il convoglio col bambino in braccio anche se più che correre pare stiano facendo una sgambata sulla pista ciclabile.

Il tutto viene condito da scene surreali che non c'azzeccano nulla le une con le altre, col treno che in una inquadratura corre nella brughiera e in quella dopo è inseguito da tre invasati che mulinano le gambe stile pensionato che si tiene in forma di fianco ad altri mezzi fermi tra scambi e macachi. 

Ad ogni modo alla fine, visto che lo sforzo è inutile, gli altri due della famiglia (padre e madre del tuffatore, evidentemente due cuor di leone), si buttano a bomba pure loro sui binari che alternativamente sono pieni di neve o con le traversine a vista e ovviamente senza un graffio, con le pettinature perfette e con i vestiti immacolati si ricongiungono con gli altri pronti a nuove avventure, per nostra fortuna non ferroviarie.

Alla luce di quanto scritto, che vi invitiamo calorosamente a guardare coi vostri occhi, è forse chiaro perché il film sia stato giudicato da critica e pubblico alla stregua della ben nota Corazzata Potemkin di Fantozzi, ossia "una cagata pazzesca" con annessi 92 minuti di applausi per il Ragioniere.

Del resto, forse bastava leggere la trama su Wikipedia per capire che non eravamo di fronte a un capolavoro. Scrive l'enciclopedia on line: "Nevica nel deserto, i protagonisti si salvano sul cammello. Il bambino si butta da un enorme dirupo ma non muore mai. Inoltre prendono delle jeep da alcuni accampati. Ovunque vadano scoppiano disastri. Alla fine si salvano".

Il potere della sintesi per un film erroneamente catalogato come catastrofico ma che avrebbe dovuto essere messo tra quelli comici e i cui protagonisti, tutti indistintamente, sono indubbiamente braccia rubate all'agricoltura.

Per vedere questa perla ecco il video caricato da un temerario su YouTube. Il pezzo imperdibile inizia al minuto 20:05. Buona visione!

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