Il senatore del PD pordenonese Lodovico Sonego torna a parlare della ferrovia che uinisce Sacile a Gemona, ne dà notizia Messaggero Veneto. "Il contratto di programma 2016-2021 tra il ministero dei Trasporti e Rete ferroviaria italiana è positivo, ma per la Sacile-Gemona è solo la conferma di una cosa assodata da sempre: RFI è tenuta a mantenere la linea in esercizio e così farà, riattivandola del tutto entro l’anno. Il servizio, ovvero la circolazione dei treni, è invece compito della Regione, che per tale funzione riceve tutti gli anni dallo Stato i fondi necessari: anzi, anche qualcosa in più. I denari arrivano grazie a un decreto del 2004 che ho negoziato io, da assessore regionale ai trasporti". "Il problema delle risorse non esiste – aggiunge Sonego – anzi, a rigore, se lo Stato eroga i denari alla Regione per il servizio della Sacile-Gemona e questa il servizio non lo fa, quelle risorse dovrebbero essere restituite allo Stato".

Le risorse sarebbero state incamerate dal 2012, quando la circolazione venne sospesa dopo lo svio di un Minuetto a Meduno.

Rete Ferroviaria Italiana, secondo il quotidiano, metterebbe più o meno 17 milioni per la sistemazione. Tolta la ruggine ed eliminata l’erba dai binari, vanno fatti circolare i treni. Undici sarebbero quelli previsti giornalmente tra corse di andata e ritorno, inseriti nel contratto di programma 2016-2021 tra RFI e Ministero.

A chi spettano? "Non ci sono dubbi: al servizio ci deve pensare la Regione", puntualizza Sonego. "Attraverso Trenitalia, un passaggio obbligato visto che è stato prorogato il contratto di servizio precedente. Oltretutto dispone del personale e dei Minuetto da impiegare sulla linea".

La Sacile-Pinzano-Gemona, è una linea lunga 54 chilometri a binario unico non elettrificato e prima della sospensione delle corse era percorsa appunto dai Minuetto, treni a tre casse sovradimensionati per il servizio. Sottolinea Sonego: "Undici treni giornalieri in servizio commerciale sulla Pedemontana sono in linea con altre tratte a bassa frequentazione, come la Udine-Palmanova-Cervignano (13 convogli), o la Casarsa-Portogruaro (17 convogli)". Perchè i costi di esercizio, a questo punto, non paiono un problema? "Per il semplice fatto che sono un non problema. Mi spiego: se prendiamo una linea trafficata, come la Venezia-Udine, vediamo che i ricavi da sbigliettamento rappresentano il 24, 25 percento delle entrate nel bilancio d’esercizio. Quindi, un esercizio ferroviario, anche il più “virtuoso”, sarà sempre in perdita se non adeguatamente supportato".

"Riattivare la linea nel 2012 sarebbe stato più semplice: per fortuna RFI ne aveva deciso soltanto la sospensione, e non la chiusura, per cui siamo potuti intervenire" aveva spiegato a novembre sempre al Messaggero Veneto l’assessore regionale ai trasporti, Mariagrazia Santoro, a margine della stipula del protocollo d’intesa tra Regione e RFI. Quello che garantisce i lavori milionari per riattivare la linea. «Le ultime corse prima della sospensione dell’esercizio avevano una media di 12 passeggeri, insufficiente per continuare a garantire il mantenimento dei collegamenti» aveva rilevato Santoro, che aveva aggiunto: "RFI ha appoggiato il progetto perché non è soltanto a valenza regionale, ma interessa, e impegna in prima persona, i territori".

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