Trenitalia ha aperto un'indagine interna dopo una presunta frase razzista pronunciata da un ferroviere dopo la morte di un migrante. 

Lo avrebbe detto ad alta voce, rivolgendosi ad alcune colleghe. "Meglio che sia morto uno come lui che un'altra persona" avrebbe detto sul marciapiede della stazione di Santhià, commentando quanto successo ad un ragazzo nigeriano di 33 anni che si era ucciso buttandosi dal treno in corsa.
Parole infelici, che però potrebbero avere - se confermate - conseguenze davvero pesantissime nei confronti della dipendente Trenitalia. Le segnalazioni sui social sono piuttosto contraddittorie, ma l'autrice sembrerebbe una dirigente movimento della stazione. 

Una frase non passata inosservata da alcuni passeggeri che avrebbero postato il loro sdegno sui social

Ferrovie corre ai ripari e commenta così l'accaduto. "Riguardo alle dichiarazioni che sarebbero state rilasciate da una dipendente della stazione di Santhià, il Gruppo Fs Italiane precisa che il contenuto di tali frasi non corrisponde nel modo più assoluto ai valori dell’azienda, da sempre attenta al rispetto delle persone, a prescindere dallo stato sociale o dalla provenienza", scrive Ferrovie in una nota ufficiale.
Intanto  l'azienda sta cercando  di risalire alla dipendente in servizio in stazione ieri per ascoltare anche la sua versione e chiederle conto delle sue dichiarazioni".

Per la dipendente Trenitalia, al momento, potrebbero esserci guai: se Trenitalia volesse applicare il "pugno di ferro" non è escluso che la dipendente rischi il posto.

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