I tre mesi di lockdown da Coronavirus si fanno sentire e appena la pandemia sembra dare una tregua non esitiamo a metterci in macchina per accrescere il numero dei nostri Ferroviaggi.

Questa volta l’idea è di andare a caccia di Diesel in quattro nazioni, Ungheria, Slovacchia, Cechia e Austria, cercando di immortalare il materiale più vecchio o comunque tutto quello che per qualche motivo è prossimo alla dipartita.

Il nostro viaggio inizia ritrovandoci in tre, Lorenzo, Marco e Francesco, a Pistoia da dove iniziamo la salita verso l’Austria che per ora bypassiamo andando invece a dormire a Pápa, in Ungheria.

La scelta non è casuale. Da un lato ci serve una tappa verso destinazioni più inesplorate, dall’altra sappiamo che questa zona è un crocevia di mezzi Diesel ungheresi che ci piacciono molto.

Giungiamo in zona che è il tardo pomeriggio ma complici le giornate lunghe riusciamo a fare qualche buono scatto in zona con la calda luce del tramonto. A dirla tutta iniziamo a scattare a Szombathely e ci concentriamo sulle automotrici 446 di GySEV ex 5147 ÖBB che troviamo nella ben nota cromia gialla e verde. In stazione a Vinár invece, ad attenderci, c’è un regionale con la 418 Csörgő, sempre molto bello da fare all’uscita addobbata di segnali ad ala.

Siamo stanchi e andiamo a dormire nel “nostro” primo appartamento ma il giorno dopo la sveglia è subito molto presto. Ci sono infatti da scattare foto ad altre 418 anche in doppia con treni di diversi ranghi, cosa che facciamo puntando la macchina verso Győr e Komárno, situata pochi metri dentro la Slovacchia.

L’Ungheria, del resto, è solo una tappa secondaria, visto che siamo già venuti qui a fare bene i Diesel negli anni passati, mentre uno dei piatti principali è proprio la nazione ad essa confinante dove ci aspettano tanto le Brejlovec quanto le Bardotka.

Dopo aver sconfinato senza alcun problema, ci ritroviamo appunto a  Komárno dove però mettiamo in scena un fuori programma. Siamo infatti nella zona dove circolano le bellissime locomotive elettriche Laminatka, anch’esse piuttosto vecchie e dal destino sempre incerto, per cui, non avendo a grandi linee una data obbligata di rientro, decidiamo di prendercela comoda per fare loro qualche scatto.

La scelta si rivela azzeccata, visto che qui moltissimi dei regionali su Nové Zámky e Levice sono effettuati con queste macchine e poche carrozze, solitamente due, che spesso sono anche malridotte per quanto abbastanza pulite.

La fortuna è dalla nostra visto che non solo riusciamo a riprendere queste macchine in tre diverse livree più o meno datate, ma una è anche impostata con un merci che riusciamo a inseguire più volte fotografandolo anche col sole che inizia sempre più spesso ad essere coperto dalle nuvole.

Nel mezzo, ovviamente, non mancano incontri ravvicinati con altro materiale comunque interessante, come i treni più veloci affidati alle 362 o un curioso invio con una 210 e dietro una 240 che ci risulta sempre molto gradito.

La giornata va via più in fretta di quanto si possa evincere dalle righe appena scritte per cui, già abbondantemente a corto di energie anche a causa del caldo, prendiamo un hotel a Levice dove da buoni italiani ci facciamo anche consegnare tre pizze a domicilio passando la serata a vedere i treni passare dal balcone che è dominato sullo sfondo dalla centrale nucleare di Mochovce.

Contando sul fatto che la distanza è quella di Prypiat da Chernobyl ma che ci vorrebbe davvero una gran sfiga a stare in zona proprio durante un fallout nucleare, andiamo a dormire abbastanza tranquilli ma piuttosto preoccupati per il meteo che non sembra promettere nulla di buono per il giorno seguente durante il quale dovremmo dare la caccia alle Brejlovec e alle Bardotka in zona Horná Štubňa.

Sappiamo che da qui inizierà la parte difficile del viaggio, in una lotta continua con le nuvole che non è detto ci veda vincitori, su una linea che, peraltro, permette foto eccezionali ma dal quantitativo ridottissimo. Insomma, se va bene si torna a casa con pochi scatti splendidi, se va male con pochi scatti da buttare via e tanto tempo perso.

L’unico lato positivo è che abbiamo deciso di stare qui due giorni e il secondo sembra migliore del primo a livello meteo, per cui per le prime 24 ore decidiamo di metterci l’anima in pace e di scattare anche col nuvoloso a quel che capita.

Il cielo al mattino è letteralmente coperto e non lascia pensare a nulla di buono. La colazione fatta con biscotti sapientemente comprati il giorno prima al supermercato viene però interrotta dal messaggio del nostro amico nonché spia del posto Nicolaj, che ci avvisa che sta salendo una tripla di Bardotka con il merci Ekocell, una delle “prelibatezze” della zona.

Per chi non lo sapesse le Bardotka sono macchine degli anni ’60 che girano solo in Cechia e in Slovacchia (più nella seconda che nella prima dove ormai sono ai margini) e fotografarle sarebbe come riprendere nel 2020 in Italia un merci in tripla di D.343 che da noi hanno cessato il servizio da quasi 20 anni…

Con la morte nel cuore per le “dannate nuvole” (cit. Vasco) che abbiamo sopra la testa ci appostiamo poco fuori Horná Štubňa e l’informazione si rivela subito esatta visto che nei tempi previsti vediamo giungere la splendida tripla che con un chiasso enorme che rimbomba nella valle traina indefessa il merci di “cipolle”.

Facciamo foto e video ma ovviamente resta il rammarico per la poca luce che non sembra destinata a migliorare durante la giornata. A dire il vero le previsioni accennano a qualche “buco” nel cielo ma ci facciamo poche elucubrazioni mentali sulla possibilità di riprendere questo treno col sole.

Decidiamo comunque di fargli qualche scatto in stazione durante le manovre di testacoda e un altro scatto in linea visto che è settimanale e non lo incroceremo più. Per quest’ultimo decidiamo di giocarci il tutto per tutto andando in uno dei posti più scenici della Slovacchia, il promontorio sopra la stazione di Sklené pri Handlovej.

Collina, treno dall’alto, chiesetta a sinistra, binari con stazione a destra, tutto perfetto. Manca solo quella enorme e solitamente riscaldante palla gialla nel cielo che però ogni tanto si inizia a mostrare anche se per pochi secondi.

Il nostro informatore ci dice che il treno ha sostato per incrocio per altri trenta minuti dopo che siamo andati a piazzarci e che quindi è ripartito e dall’alto del promontorio ci apprestiamo a fare una seconda foto dalla dubbia utilità. È vero, il manto di nuvole inizia a bucarsi, ma ci vorrebbe una precisione millimetrica o se volete un culo pazzesco per infilare il transito di un convoglio di quella lunghezza in una lama di luce che dura un minuto per poi andarsene per venti.

Dopo circa 10 minuti di attesa da quando Nicolaj ci ha detto che il treno è partito, lo vediamo affacciarsi all’orizzonte. La nostra poca fede viene messa a dura prova quando ci rendiamo conto che qualcuno letteralmente apre le nuvole davanti al treno che arriva richiudendole dietro di esso. Il convoglio in tripla di Bardotka passa con una luce splendida che dura giusto il tempo del transito dopodiché tutto si chiude per l’ennesima volta mentre noi ci guardiamo increduli ringraziando tutti i Santi in Paradiso.

La foto del giorno è fatta e per quel che ci riguarda ora potrebbe anche nevicare. Scendiamo in stazione a fare un regionale con una coppia di 813 che passa sotto il cielo coperto, quindi decidiamo di spostarci a Horná Štubňa per fotografare tutto quello che arriva in stazione.

La motivazione è semplice, questo impianto è sostanzialmente l’incrocio di tre linee e quindi c’è una concentrazione notevole di traffico e tutto transita o fa capolinea. Col sole che va e che viene basta cogliere il momento giusto per portare a casa qualche scatto con la luce giusta.
Così sarà, con un susseguirsi continuo di treni a materiale ordinario trainati dalle Brejlovec 757 che si alternano ai trabattelli 813 che troviamo sia in versione d’origine che in quella riqualificata e che follemente qui agganciano anche in coda ai treni a materiale ordinario.

Il pomeriggio trascorre veloce e i treni si diradano anche se tra questi passa anche un regionale con la Brejlovec 754 in livrea storica. Li immortaliamo tutti con il sole che col procedere della giornata è più presente che assente e arrivata la sera ci rechiamo all’appartamento che abbiamo affittato per la notte.

Decidiamo di rimanere in zona perché il giorno dopo a Horná Štubňa ci sarà il cinema. La nostra spia all’Avana ci informa infatti che la mattina dopo ci saranno quattro merci sulla linea e il sole dovrebbe giocare senza incertezze nella nostra squadra evitando di cambiare casacca ogni 20 minuti.

Il primo treno che parte prestissimo e ci costringe a una sveglia folle è trainato da una Čmelak 770, altra macchina degli anni ‘60. Lo riusciamo a fare a Ráztočno in un punto non eccezionale ma tra i pochi in luce all’alba.

Successivamente lo seguiamo anticipandolo al suo capolinea di Handlová dove possiamo anche fotografare la manovra per spingere i carri nella splendida e fatiscente fabbrica che è stata anche spettatrice di uno dei più gravi incidenti minerari della Slovecchia dove morirono ben 20 persone, la cui storia, per chi volesse approfondire, è descritta qui.

Qui assistiamo anche alla curiosa conta dei carri che un’addetta fa affacciandosi da una porticina su una parete che pare diroccata.

Mentre questo accade, gli altri tre merci si incrociano invece a Horná Štubňa e si scambiano i carri tra loro non prima di aver effettuato qualche manovra tra i vari carri stessi. In sostanza i convogli arrivano da tre località diverse nell’impianto e lì ogni loco prende il treno dell’altra ritornando indietro al suo deposito.

Uno dei tre, trainato da due Bardotka, sale dalla linea su cui già siamo e nel frattempo il sole si è alzato, per cui lo facciamo in un altro dei punti più noti della Slovacchia centrale sempre presso Ráztočno. Contenti dello scatto muoviamo quindi a Horná Štubňa curiosi di capire cosa riusciremo a fare.

In stazione non siamo soli, ma a riprendere il tutto ci sono anche altri quattro fotografi stranieri.

Forse contando sul numero che promette impunità, ci facciamo coraggio e iniziamo a immortalare ogni singola manovra che i tre convogli effettuano nella lunga mattinata, andando anche dove normalmente non sarebbe lecito andare. La cosa, tuttavia, non sconvolge i ferrovieri del posto che non solo non ci rimproverano nulla ma anzi ci salutano con ampi gesti, cosa che ci fa pensare che non siamo stati i primi a zompettare di binario in binario in questo impianto come api che cambiano fiore in un prato.

Il sole ci assiste, le manovre pure e le macchinette anche, per cui la mattinata se ne va scattando decine di foto a queste composizioni che si distruggono e si creano in una danza ben coordinata che alla fine vede in sostanza nascere tre treni nuovi dai tre giunti qualche ora prima.

Capito che lo spettacolo è ai titoli di coda prendiamo di mira uno dei tre convogli per fotografarlo in un altro punto ben noto della tratta. La scelta ricade su di esso perché uno ha le due Bardotka riprese all’andata, uno ha una doppia di 736 ad avancorpi belle ma decisamente più moderne mentre il terzo ha ancora una Bardotka, ma stavolta in livrea grigio e blu, mai fotografata prima.

Stavolta niente scherzi, il sole è alto nel cielo e a Turček “la lochescion è da diesci”, come direbbe Alessandro Borghese e quel che ne viene fuori è uno scatto e un video di tutto rispetto che viene anticipato però dal transito di un trabattello passeggeri modernissimo che ci lascia pensare che nei prossimi anni qualcosa qui cambierà almeno per il materiale ordinario con le Brejlovec.

Siamo soddisfatti e anche un po' a pancia piena per quanto riguarda il materiale Diesel per cui, dopo un ultimo scatto ancora a una Brejlovec, decidiamo di salire verso nord, alla volta di Ratkovo, la località dove la ferrovia passa in mezzo al fiume Váh. Ci spostiamo sull’elettrico sia per cambiare “genere” sia perché il giorno dopo dobbiamo muovere verso la Cechia per i Diesel che ci attendono oltre confine.

A Ratkovo facciamo diversi passeggeri e qualche merci che passano su una lingua di terra famosa tra gli appassionati, poi decidiamo di muovere su Púchov dove nasce la linea internazionale proprio per la Cechia.

Qui accadono due cose che cambiano parzialmente il nostro giro, una conseguenza dell’altra.

Prenotiamo infatti un appartamento ma poco dopo la conferma i gestori ci scrivono dicendoci che non ci avrebbero ospitato perché siamo italiani e quindi potenzialmente malati di Coronavirus. A nulla valgono le nostre rassicurazioni che stiamo bene, che non veniamo per fortuna da zone particolarmente colpite e soprattutto che in quel momento il numero di contagi in Italia e in Slovacchia è grossomodo lo stesso.

Per fortuna troviamo un’altra sistemazione a Žilina anche se rimaniamo perplessi visto che è la seconda volta che ci accade. Nella precedente il titolare aveva accampato la scusa della mancanza dell’acqua nell’appartamento ma puzzava di balla da lontano un miglio.

Appurato che c’è un merci interessante in arrivo, puntiamo dunque verso Žilina quando accade un imprevisto decisamente limitante. Su una strada di periferia relativamente stretta, incrociamo il classico “tamarro” locale con auto modificata e velocità troppo sostenuta. Il simpatico giovane tiene anche troppo il centro della strada per cui, per evitarlo, ci costringe a una sterzata che porta le nostre gomme in una grossa buca. Morale, cerchione curvato e ruota sgonfia. La macchina, peraltro, si spegne e non vuole saperne di ripartire.

Parte la chiamata al soccorso stradale mentre mettiamo il ruotino quando miracolosamente il motore torna a dare segni di vita. Ricaricate tutte le valigie tirate fuori per il cambio gomma, ci rechiamo all’appartamento dove non siamo stati rifiutati ma sappiamo già che l’indomani avremo l’handicap di dover trovare un gommista.

La sera ne approfittiamo per vedere Žilina sia come cittadina (molto carina) che come stazione (bellissima) e andiamo a dormire solo dopo aver avuto la certezza che la mattina seguente che è sabato i gommisti sono aperti. La fortuna è ancora dalla nostra perché non solo sono effettivamente a nostra disposizione ma ci cambiano la ruota velocemente, cosa che peraltro non risulta nemmeno particolarmente utile visto che fuori diluvia.

Una giornata di riposo, tuttavia, ce la mettiamo sempre nei nostri viaggi, per cui, dopo aver programmato i giorni seguenti in auto, finiamo di farlo in albergo a Považská Bystrica.

Nel mezzo delle due cose facciamo una visita a un buon punto foto del passato che è in zona, nei pressi di Milochov dove la ferrovia corre ai lati del fiume Váh, ma con nostro disappunto troviamo degli enormi lavori di rettifica del tracciato che una volta completati taglieranno via la stessa stazione di Milochov oltre alla parte più scenica del tracciato.

Per fortuna eravamo già stati qui alcuni anni prima ma ci riproponiamo di fare uno scatto comunque il mattino dopo a qualsiasi cosa passi, giusto per fare l’ennesimo “funerale”.

La notte sopraggiunge e il giorno dopo c’è da muovere verso la Cechia, ma di questo parleremo nella seconda parte dell’articolo.

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