Nei giorni in cui il mondo è stato colpito da Coronavirus le stazioni d’Italia, dopo momenti di intensa frequentazione, sono diventate luoghi virtualmente abbandonati.

Vedere impianti come Milano Centrale o Roma Termini privi della solita folla e di tutto quel movimento tipico che le ha sempre contraddistinte è un colpo al cuore, anche se qualcuno diversamente giovane ricorderà un’altra circostanza, di nemmeno troppi anni fa, in cui questo è già accaduto.

Siamo nella prima decade di ottobre del 1999 e a Roma Termini sono di scena i lavori per l’installazione del nuovo Apparato Centrale Statico.

Il progetto è stato ideato da Italferr, società di ingegneria delle FS e realizzato da Ansaldo - Divisione Segnalamento Ferroviario, il tutto dopo 5 anni di sviluppo. Per essere messo in opera, tuttavia, è necessario interrompere il traffico nella più importante e frequentata stazione italiana, imponendo un black-out di 48 ore.

Fino ad allora l’impianto romano non si era mai fermato, con la sola eccezione dei lontani e tristi giorni del bombardamento dello Scalo di San Lorenzo nell'estate del 1943.

Nei due giorni di lavoro scelti che cadono il 9 e il 10 ottobre, circa 120 tecnici provvedono all'allacciamento di 1.559 enti di piazzale (segnali luminosi di nuovo tipo, scambi, circuiti di binario) e la rivoluzione che ne deriva manda in pensione il vecchio Apparato Centrale a Leve Meccaniche, vero e proprio capolavoro di ingegneria ferroviaria degli anni '30 che aveva una ridondanza nel bunker sotterraneo (cfr. Ferrovie: dentro il Bunker della stazione di Roma Termini).

Il vecchio banco progettato nel 1939 ma entrato effettivamente in servizio nel 1943 viene disattivato alle 0.27 di sabato 9 ottobre venendo relegato di fatto ai libri di storia.

Durante le due giornate di lavoro la stazione è silenziosa come mai fino ad allora. In tutto l’enorme impianto sono presenti solo gli operai e qualche addetto della stampa, tanto distanti tra loro e concentrati sulle operazioni da essere sostanzialmente una presenza impalpabile.

La sensazione di vuoto è acuita da pile di segnali alti e bassi accatastati gli uni sopra gli altri, pronti ad essere sostituiti. Nessun annuncio, nessun rumore di porte che si aprono o si chiudono, nessun brusio di conversazioni. I soli "rumori" che si sentono sono quelli alcune macchine da manovra del Gruppo D.143 che testano l'impianto prima della sua attivazione definitiva.

Due giornate davvero particolari che sono state necessarie per portare la stazione di Roma Termini allo stato di modernità che oggi conosciamo ma che allora fecero scalpore anche sui quotidiani generalisti.

Se vogliamo, qualcosa di già visto 15 anni prima a Milano Centrale, quando nel 1984 venne attivato l’impianto ACEI.

In quella circostanza le Ferrovie dello Stato realizzarono anche un filmato che forse più delle foto riesce a mostrare il senso di vuoto di una grande stazione deserta.

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