Attraversa alcuni degli scenari montani più suggestivi dell'Appennino centrale, superando valichi elevati, gallerie e imponenti opere d'ingegneria.

È la Ferrovia dei Parchi, conosciuta un tempo anche come Transiberiana d'Italia, una linea che collega Sulmona a Isernia e che, dopo aver svolto per oltre un secolo un ruolo importante nei collegamenti tra Abruzzo e Molise, ha trovato una nuova vita grazie ai treni storici e al turismo ferroviario.

La sua vicenda racconta le difficoltà della costruzione in territorio montuoso, i danni della Seconda Guerra Mondiale, il progressivo declino del servizio ordinario e la successiva riscoperta come patrimonio da tutelare. Un percorso che ha trasformato una linea a lungo considerata marginale in una delle esperienze ferroviarie turistiche più apprezzate d'Italia.

Una ferrovia di montagna inaugurata nel 1897

Tra le trasversali ferroviarie appenniniche, la Sulmona-Isernia si distingue per le quote raggiunte lungo il tracciato. Il punto più alto è rappresentato dalla stazione di Rivisondoli-Pescocostanzo, situata a 1.268,82 metri sul livello del mare, a lungo nota per essere stata la stazione più elevata della rete italiana a scartamento ordinario.

La progettazione della linea dovette affrontare notevoli difficoltà, dovute soprattutto alla conformazione montuosa del territorio. Era necessario individuare un percorso che servisse i centri abitati, mantenesse pendenze compatibili con l'esercizio ferroviario e consentisse di limitare la tortuosità del tracciato.

La soluzione individuata è quella che, sostanzialmente, caratterizza ancora oggi la ferrovia: circa 128 chilometri tra Sulmona e Isernia, con 59 gallerie per una lunghezza complessiva di circa 25 chilometri, oltre a ponti e viadotti che permettono di superare le asperità del territorio.

L'inaugurazione dell'intera tratta avvenne il 18 settembre 1897. Per celebrare l'apertura fu organizzato un treno speciale da Castellammare Adriatico, nell'area dell'attuale Pescara, a Napoli. Il viaggio durò un'intera giornata e sottolineò fin dall'inizio il valore della linea come collegamento trasversale tra il versante adriatico e quello tirrenico.

Dai primi servizi alla guerra

Nei primi anni di esercizio, i treni più veloci impiegavano 5 ore e 55 minuti per percorrere la tratta tra Sulmona e Isernia. Con il progresso del materiale rotabile e dell'esercizio, i tempi migliorarono progressivamente, fino a raggiungere nel 1938 le 3 ore e 33 minuti.

La Seconda Guerra Mondiale segnò una drammatica interruzione. Tra il novembre 1943 e i primi mesi del 1944, la linea venne resa completamente impraticabile. L'esercito tedesco in ritirata ne riconobbe il valore strategico, anche per la sua posizione in relazione alla linea di attestamento militare Gustav.

La distruzione fu sistematica: ponti e viadotti vennero minati e in diversi punti furono asportati tratti di binario. I danni furono tali da richiedere una lunga opera di ricostruzione, destinata a protrarsi ben oltre la fine del conflitto.

La ricostruzione e i treni per il trasporto delle greggi

La riattivazione procedette per fasi. Il tratto tra Sulmona e Castel di Sangro tornò in servizio nel 1955, mentre per il completamento della linea fino a Isernia fu necessario attendere il 9 novembre 1960, data della riapertura della sezione Castel di Sangro-Carovilli. Con questo intervento la Sulmona-Isernia tornò a essere interamente percorribile, in una delle ultime tappe della ricostruzione ferroviaria postbellica nazionale.

Negli anni Sessanta e Settanta la linea svolse anche una funzione particolare nel trasporto merci. Convogli trainati da locomotive a vapore trasportavano le greggi tra le località montane e il Tavoliere delle Puglie, offrendo una soluzione ferroviaria agli spostamenti stagionali legati alla transumanza.

In autunno gli animali venivano trasferiti dalle stazioni di quota verso le pianure pugliesi, passando per Sulmona e raggiungendo la linea Adriatica. In primavera il percorso si svolgeva in senso inverso: i treni provenienti da Foggia arrivavano a Pescara e Sulmona, dove il cambio di trazione permetteva di proseguire verso gli altipiani con locomotive diesel.

Dagli anni d'oro al declino del servizio ordinario

Negli anni Settanta le automotrici diesel ALn 668 consentirono di ridurre ulteriormente i tempi di percorrenza. Nelle relazioni dirette Pescara-Napoli si arrivò a coprire il tratto Sulmona-Isernia in 2 ore e 47 minuti.

Nel frattempo, però, l'ammodernamento della viabilità, la diffusione dell'automobile privata e lo sviluppo del trasporto su gomma per le merci e il bestiame iniziarono a sottrarre traffico alla ferrovia. Anche le potenzialità turistiche del percorso montano, adatto a un modello di viaggio attento al paesaggio e alla mobilità pubblica, rimasero a lungo solo parzialmente sfruttate.

Non mancarono esperimenti e servizi stagionali. Nei periodi di maggiore affluenza, tra cui le festività pasquali ed estive, le automotrici venivano talvolta rinforzate per accogliere turisti e villeggianti diretti verso le località montane abruzzesi e molisane. La linea continuò inoltre a essere servita da treni locali e interregionali, con alcune relazioni dirette Pescara-Napoli classificate anche come Espresso.

Dalla seconda metà degli anni Novanta iniziò tuttavia un declino sempre più marcato, accelerato nei primi anni Duemila. Nel 2005 venne soppresso il collegamento diretto Pescara-Napoli. La fase conclusiva arrivò con la sospensione dei servizi ferroviari ordinari: nell'ottobre 2010 tra Castel di Sangro e Carpinone e nel dicembre 2011 tra Sulmona e Castel di Sangro, dopo che le Regioni Abruzzo e Molise decisero di non finanziare più il trasporto pubblico locale sulla linea.

La rinascita con i treni storici

La sospensione del servizio ordinario non segnò la fine della ferrovia. Al contrario, attorno alla sua salvaguardia si sviluppò una mobilitazione che riportò l'attenzione nazionale sulla cosiddetta Transiberiana d'Italia.

Il 4 marzo 2012, appena tre mesi dopo la sospensione del traffico regolare sull'intera linea, l'associazione LeRotaie organizzò il primo treno storico, accolto da un notevole successo di pubblico. Il paesaggio ancora innevato contribuì a rendere memorabile l'iniziativa. Seguirono altri viaggi turistici e didattici, confermando l'interesse per un percorso capace di unire il patrimonio ferroviario alla scoperta del territorio.

Nel 2013 la linea venne chiusa per importanti interventi di manutenzione. La successiva riapertura a uso turistico fu curata dalla Fondazione Ferrovie dello Stato Italiane, nata per tutelare e valorizzare il patrimonio ferroviario storico nazionale.

Il 17 maggio 2014, a Sulmona, un treno speciale con materiale rotabile d'epoca inaugurò il progetto “Binari Senza Tempo” sulla linea, destinata così a una nuova stagione di viaggi turistici.

La legge sulle ferrovie turistiche e gli interventi recenti

Un passaggio decisivo arrivò nell'agosto 2017 con l'approvazione della Legge 128, che ha riconosciuto e tutelato le ferrovie turistiche italiane, prevedendo misure contro la dismissione e la riconversione delle linee individuate dalla normativa.

Nel corso degli anni, la collaborazione tra associazioni, cooperative, operatori locali e Gruppo FS, attraverso la Fondazione FS Italiane, ha contribuito a consolidare il ruolo della Sulmona-Isernia come itinerario turistico. Oggi la Ferrovia dei Parchi è una delle realtà di riferimento del turismo ferroviario storico nazionale, con viaggi che permettono di attraversare paesaggi appenninici e borghi lontani dai principali itinerari stradali.

Più recentemente, anche attraverso risorse del PNRR, la linea è stata interessata da interventi di riqualificazione funzionale ed estetica, riguardanti l'armamento e le opere accessorie. Un lavoro volto a migliorare le condizioni della ferrovia e a valorizzarne ulteriormente l'identità, mantenendo vivo un patrimonio che dalla fine dell'Ottocento continua a raccontare la storia dei collegamenti ferroviari attraverso l'Appennino.

Il territorio attraversato: un viaggio tra i paesaggi e i borghi dell’Appennino

Un itinerario ferroviario attraverso alcuni degli ambienti più suggestivi dell'Appennino centrale, tra vallate, boschi, montagne e territori ricchi di biodiversità. La Ferrovia dei Parchi offre un modo particolare di scoprire Abruzzo e Molise, seguendo un percorso di 128 chilometri che cambia continuamente quota e paesaggio, accompagnando i viaggiatori dalla Conca Peligna fino alle aree montane e boscose dell'Alto Molise.

A rendere speciale l'esperienza sono anche i treni storici, che percorrono la linea a velocità contenuta, permettendo di osservare con calma gli scorci lungo il tragitto. Le carrozze d'epoca e il ritmo del viaggio contribuiscono a creare un rapporto diverso con i luoghi attraversati, lontano dalla fretta degli spostamenti quotidiani.

Dalla Conca Peligna agli Altipiani Maggiori d'Abruzzo

Il viaggio sulla Ferrovia dei Parchi inizia tra le quote collinari della Conca Peligna, poco sopra i 300 metri sul livello del mare. Da qui il tracciato si dirige verso i contrafforti del massiccio della Maiella, salendo progressivamente fino agli Altipiani Maggiori d'Abruzzo.

È in questo tratto che la ferrovia raggiunge uno dei suoi punti più caratteristici: la stazione di Rivisondoli-Pescocostanzo, situata a 1.268 metri di quota, la seconda per altezza dopo quella del Brennero. Il percorso mette così in evidenza il carattere montano della linea, che affronta un territorio complesso offrendo vedute sulle alture e sugli ampi spazi dell'Appennino.

La successione di ambienti differenti è uno degli elementi che contraddistinguono l'itinerario. In pochi chilometri si passa dalle aree collinari a paesaggi d'alta quota, con un cambiamento evidente nella morfologia del territorio e negli scenari visibili dal finestrino.

Tra l'alta valle del Sangro e i boschi del Molise

Superata la zona degli Altipiani Maggiori, la ferrovia torna a scendere, raggiungendo circa 800 metri nell'alta valle del Sangro. Il viaggio prosegue quindi verso le valli boscose dell'Alto Molise, attraversando un contesto naturale che conserva in molti tratti un carattere autentico.

La varietà del paesaggio accompagna il treno lungo l'intero itinerario: montagne, vallate e aree verdi si alternano, mostrando la ricchezza ambientale di una parte dell'Appennino dove ampie porzioni di territorio sono protette e caratterizzate da una notevole biodiversità.

Proseguendo verso sud, il tracciato raggiunge infine le quote collinari di Isernia, poco sopra i 400 metri sul livello del mare. Il viaggio si conclude così dopo un percorso che attraversa ambienti diversi e collega territori accomunati dal loro patrimonio naturale e paesaggistico.

128 chilometri da scoprire lentamente

Nel corso dei suoi 128 chilometri, la Ferrovia dei Parchi attraversa oltre 20 stazioni e località, offrendo numerose occasioni per osservare da una prospettiva insolita il territorio tra Abruzzo e Molise. Non si tratta soltanto di raggiungere una destinazione, ma di apprezzare il percorso e la successione degli ambienti attraversati.

Il carattere storico del servizio contribuisce a distinguere questa esperienza dalle forme di viaggio più veloci. A bordo delle carrozze e delle automotrici d'epoca, la velocità contenuta permette di seguire con maggiore attenzione il paesaggio e di cogliere particolari che spesso sfuggono quando ci si sposta rapidamente.

Un'esperienza tra natura e patrimonio ferroviario

La Ferrovia dei Parchi unisce il fascino del viaggio ferroviario storico alla possibilità di conoscere un territorio ricco di risorse ambientali. Il treno diventa così un punto di osservazione privilegiato su montagne, vallate e aree protette, valorizzando una linea che attraversa alcuni degli scenari più rappresentativi dell'Appennino centrale.

Il ritmo lento del viaggio invita a riscoprire il tempo dedicato allo spostamento e il legame tra persone e luoghi. Un modo di viaggiare in cui il paesaggio non è semplicemente qualcosa da attraversare, ma una parte essenziale dell'esperienza, da osservare e apprezzare lungo tutto il percorso.