
Per oltre un decennio i Frecciabianca hanno rappresentato il collegamento veloce sulle linee tradizionali italiane, portando il marchio “Frecce” anche fuori dalla rete AV.
Oggi, però, di quel sistema resta ben poco: una progressiva riduzione dei servizi, anno dopo anno, ha portato alla quasi totale scomparsa della categoria.
Da protagonisti della lunga percorrenza a servizio quasi scomparso.
Nati ufficialmente nel 2011 come evoluzione degli Eurostar City Italia, i Frecciabianca si erano rapidamente affermati come la principale offerta a lunga percorrenza sulle linee convenzionali, collegando Milano con la Riviera Adriatica, il Nord-Est e il Tirreno.
Ma il loro percorso è stato tutt’altro che lineare.
Analizzando i dati disponibili, emerge una traiettoria chiara: un picco iniziale, seguito da un lento ma costante declino fino alla progressiva uscita dal servizio.
Il picco: tra il 2012 e il 2014
I primi anni sono quelli della massima espansione.
Nel 2012 si contano circa 74 treni Frecciabianca, saliti a 86 nel 2013 e fino a 89 nel 2014, che rappresenta il punto più alto mai raggiunto.
È il momento di massimo splendore.
La rete è estesa e capillare: collegamenti tra Milano e Lecce, Bari, Taranto, Ancona, Venezia, Trieste, oltre ai servizi Tirrenici tra Genova, Roma e il Sud.
I Frecciabianca diventano così la vera alternativa veloce sulle linee non AV.
In questa fase il servizio è pienamente integrato nella strategia commerciale di Trenitalia, con standard elevati e una presenza diffusa su gran parte della rete nazionale.

I primi segnali di riduzione: dal 2015 al 2017
Il primo vero campanello d’allarme arriva a metà degli anni 2010.
Dopo il picco del 2014, il numero di treni scende a 71 nel 2016, segnando l’inizio di una contrazione.
È però nel 2017 che si registra il taglio più netto.
Il numero di treni cala improvvisamente a 42 con diversi passaggi di treni a Intercity e Frecciargento e vengono eliminati interi servizi, in particolare lungo l’Adriatica e il Nord-Est.
Alcuni collegamenti vengono ridotti drasticamente, mentre altri scompaiono del tutto, segnando un cambio di strategia evidente.
Dal ridimensionamento al declino: 2018-2019
Negli anni successivi il trend prosegue.
I treni passano a 40 nel 2018 e 36 nel 2019, con una rete sempre meno estesa.
Il ridimensionamento diventa costante.
Molte relazioni storiche vengono ridimensionate o sostituite da altri servizi, mentre l’offerta si concentra progressivamente su alcuni assi principali.
È una fase di transizione, in cui i Frecciabianca iniziano a perdere il ruolo centrale che avevano avuto nei primi anni.
Il crollo: il 2020 e l’effetto pandemia
Il 2020 rappresenta uno spartiacque.
Il numero di treni scende a 26, con una riduzione drastica dell’offerta.
È il vero punto di rottura.
Alla pandemia si sommano scelte commerciali già in atto, che portano a una razionalizzazione dei servizi e alla riduzione delle relazioni meno performanti.
La rete si restringe ulteriormente, con la soppressione di numerosi collegamenti e una perdita significativa di chilometri percorsi.
La dismissione progressiva: dal 2021 al 2023
Dopo il 2020 il declino diventa strutturale.
I numeri parlano chiaro:
- 2021: 18 treni
- 2022: 12 treni
- 2023: 10 treni
Una discesa ormai senza inversione.
Parallelamente crollano nuovamente i chilometri percorsi, passati in pochi anni da oltre 17 milioni a poco più di 1,5 milioni annui.
Nel frattempo si assiste a una progressiva trasformazione dei servizi in Intercity o alla loro sostituzione con Frecciarossa e Frecciargento.
Nel 2022 arriva anche una decisione chiave: l’inglobamento di alcuni servizi Frecciabianca in altri marchi, con l’obiettivo di rafforzare i brand per l’alta velocità e i servizi di punta.

Il tentativo in Sicilia (e il rapido fallimento)
Nel pieno del ridimensionamento, nel 2021 si registra anche un tentativo di rilancio del marchio Frecciabianca in un contesto completamente nuovo: la Sicilia.
Un esperimento che dura pochissimo.
Viene infatti attivato un collegamento Messina–Palermo, effettuato con locomotive E.464 e carrozze dedicate, con l’obiettivo di portare uno standard più elevato anche nei servizi interni all’isola.
L’esperimento, però, si rivela di breve durata.
Il servizio rimane attivo solo per il primo semestre del 2022, venendo poi rapidamente soppresso.
Un segnale chiaro di come, in quella fase, il modello Frecciabianca non riuscisse più a trovare spazio, nemmeno su nuove relazioni.
Gli ultimi anni: verso la scomparsa
Negli anni più recenti i Frecciabianca sopravvivono solo su poche relazioni, soprattutto lungo la direttrice Tirrenica.
Nel 2025 si contano appena 8 treni, con servizi ormai limitati a collegamenti come Milano–Roma e Genova–Roma.
Ormai è solo una presenza residuale.
Gran parte delle linee storiche è ormai stata dismessa o trasformata, segnando la fine di un sistema che per anni aveva rappresentato il collegamento veloce sulle linee tradizionali.
La fine di un’era
Quella dei Frecciabianca è una storia emblematica: un servizio nato per portare qualità e velocità fuori dall’alta velocità, cresciuto rapidamente e poi progressivamente ridimensionato fino quasi a scomparire.
Dietro il declino si intrecciano diversi fattori: la crescita della rete AV, le scelte di marketing, la riorganizzazione dei servizi e il cambiamento della domanda.
Oggi, con gli ultimi treni ancora in circolazione, si chiude di fatto un capitolo importante della storia ferroviaria italiana.
Un’era che ha segnato il viaggio su rotaia fuori dall’alta velocità e che resta nella memoria di molti viaggiatori.
A cura di Giulio Ferrini tretigri_contro_tretigri