La presenza dell’Alta Velocità ferroviaria può avere effetti significativi sull’economia dei territori attraversati.

È quanto emerge da uno studio presentato a Bari da Ennio Cascetta, professore ordinario di Pianificazione dei trasporti al Massachusetts Institute of Technology, secondo il quale nei primi dieci anni dall’attivazione della rete le città servite dall’Alta Velocità hanno registrato, a parità di condizioni, una crescita del PIL del 10%.

La ricerca è stata presentata nell’ambito dell’evento “Infrastrutture 2030: oltre il PNRR, l’Italia del futuro”, organizzato dalla Filt Cgil. Il lavoro evidenzia in particolare gli effetti della presenza delle infrastrutture AV/AC e delle relative stazioni su occupazione, produttività del lavoro e sistemi economici locali.

L’impatto dell’Alta Velocità sui territori

Secondo lo studio illustrato a Bari, l’arrivo dell’Alta Velocità rappresenta quindi un elemento in grado di incidere sulla crescita economica delle città collegate alla rete. Nell’analisi, l’effetto misurato nei primi dieci anni di attivazione arriva al 10% di crescita del PIL, considerando condizioni comparabili.

Il report mette in evidenza anche altri possibili benefici legati alla presenza della rete ferroviaria veloce, tra cui l’incremento dell’occupazione e della produttività. Le stazioni AV diventano inoltre punti di connessione tra territori e sistemi economici differenti, ampliando le possibilità di mobilità per lavoratori e imprese.

Lo stesso studio evidenzia però la necessità di continuare a potenziare il sistema ferroviario ad Alta Velocità, anche considerando il confronto con le infrastrutture presenti negli altri principali Paesi europei.

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La rete AV italiana verso 1.500 chilometri

Nel frattempo, il sistema ferroviario italiano è interessato da un programma di investimenti destinato ad ampliare sensibilmente l’estensione della rete. Secondo i dati di Rete Ferroviaria Italiana, dal 2030 in poi potrebbero entrare in esercizio circa 400 chilometri di nuove linee.

L’estensione complessiva della rete AV passerebbe così dagli attuali 1.097 chilometri a circa 1.500 chilometri, portando i collegamenti ferroviari veloci anche in aree del Paese che oggi non sono direttamente servite.

Il programma si inserisce in un quadro caratterizzato da circa 1.300 cantieri distribuiti lungo la Penisola e da un'accelerazione degli investimenti infrastrutturali del Gruppo FS.

I principali cantieri da Nord a Sud

Tra le opere che contribuiranno alla trasformazione della rete figurano la linea AV Brescia-Verona-Padova, il Passante AV di Firenze, la Napoli-Bari, il Terzo Valico dei Giovi e gli interventi sulla direttrice Palermo-Messina-Catania.

Si tratta di progetti distribuiti lungo tutto il territorio nazionale, destinati ad aumentare la capacità ferroviaria e a modificare progressivamente i collegamenti tra le diverse aree del Paese.

Investimenti FS oltre i 18 miliardi nel 2025

Un’accelerazione che, secondo i dati riportati dal Gruppo FS, è proseguita negli ultimi anni anche grazie all’impulso del PNRR. Dal 2020 gli investimenti sono infatti aumentati fino a superare i 18 miliardi di euro nel 2025.

Il tema dell’impatto economico delle opere ferroviarie è stato recentemente affrontato anche da Giuseppe Inchingolo, vicedirettore generale Corporate del Gruppo FS. Secondo quanto dichiarato da Inchingolo, per ogni euro di investimento ferroviario la fase di cantiere può generare tra 0,7 e 0,9 euro di valore aggiunto.

La fase di espansione della rete AV si accompagna quindi a un più ampio programma di investimenti ferroviari. L’obiettivo è aumentare l’estensione delle linee veloci, migliorare i collegamenti tra territori e, secondo gli studi presentati, produrre ricadute anche sul sistema economico delle aree interessate dalle nuove infrastrutture.

Fonte FS News