
Il trasporto ferroviario merci italiano lancia un nuovo grido d’allarme.
Fermerci, l’associazione che rappresenta il comparto, ha scritto alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a diversi ministri per chiedere misure urgenti a sostegno di un settore che, secondo gli operatori, vive ormai una crisi strutturale da quattro anni.
La lettera al Governo
La comunicazione, indirizzata alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai ministri Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti, Adolfo Urso, Tommaso Foti e Gilberto Pichetto Fratin, punta i riflettori sulle difficoltà sempre più marcate del trasporto merci su ferro.
Pur riconoscendo la legittimità delle recenti misure approvate dal Consiglio dei Ministri a favore dell’autotrasporto, Fermerci evidenzia come il comparto ferroviario continui a non ricevere sostegni adeguati, nonostante un contesto operativo fortemente penalizzante.
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I numeri della crisi
Secondo quanto illustrato nel Rapporto Annuale Fermerci 2026, nel 2025 il traffico ferroviario merci in Italia è sceso a circa 49,4 milioni di treni-chilometro, con una contrazione di circa l’8% rispetto al triennio precedente.
Una flessione che, secondo l’associazione, deriva da una combinazione di fattori:
- rallentamento industriale europeo
- tensioni geopolitiche internazionali
- incremento dei costi energetici
- criticità ai valichi alpini
- cantieri infrastrutturali legati al PNRR
Proprio quest’ultimo elemento viene indicato come uno dei nodi più critici del momento.
“I treni merci si fermano per far fare i lavori”
Molto netta la posizione del presidente di Fermerci Clemente Carta.
“Il settore ferroviario merci comprende pienamente l’importanza strategica degli investimenti infrastrutturali in corso – dichiara – ma è evidente che il costo operativo di questa trasformazione stia ricadendo quasi interamente sulle imprese ferroviarie merci”.
Nel dettaglio, gli operatori denunciano:
- riduzioni di capacità
- cancellazioni di tracce
- deviazioni di percorso
- extracosti operativi
Particolarmente incisivo anche un altro passaggio:
“I treni merci si stanno fermando non per protesta, ma per consentire la realizzazione delle opere strategiche previste dal PNRR”.
Il rischio del ritorno alla gomma
Secondo Fermerci, il progressivo indebolimento del trasporto merci ferroviario rischia di avere conseguenze molto più ampie del solo settore ferroviario.
Un eventuale spostamento dei traffici dalla rotaia alla strada comporterebbe infatti:
- maggiore congestione della rete stradale
- aumento delle emissioni
- più consumo di carburanti fossili
- un passo indietro sugli obiettivi europei di decarbonizzazione
- un indebolimento complessivo della logistica nazionale
Uno scenario che andrebbe in direzione opposta rispetto agli obiettivi comunitari di riequilibrio modale.
Le richieste al Governo
Fermerci chiede un pacchetto di interventi immediati per evitare un ulteriore ridimensionamento del settore.
Tra le misure richieste figurano:
- misure compensative per le imprese penalizzate dalle interruzioni infrastrutturali
- rafforzamento del Ferrobonus
- ripristino e rifinanziamento delle misure “Loco e Carri”
- ripristino del regime agevolato delle accise per il carburante utilizzato nelle manovre ferroviarie
- attivazione di un tavolo permanente sul trasporto ferroviario merci
Una rete moderna ma senza operatori?
L’allarme finale lanciato dall’associazione è particolarmente pesante.
Secondo Carta, il rischio concreto è che, una volta completati i grandi cantieri infrastrutturali, l’Italia si ritrovi sì con una rete ferroviaria più moderna, ma con un settore merci drasticamente ridimensionato e incapace di sostenere le esigenze industriali, logistiche e ambientali del Paese.
Una posizione che riapre il dibattito su un tema centrale: investire nelle infrastrutture senza accompagnare economicamente chi oggi garantisce il servizio rischia davvero di produrre un paradosso ferroviario.