Torna al centro del dibattito politico il finanziamento del Ponte sullo Stretto di Messina, dopo i recenti rilievi della Ragioneria generale dello Stato che hanno rallentato l’iter del decreto Infrastrutture.

Il Partito Democratico ha infatti presentato un’interrogazione in Parlamento chiedendo di destinare diversamente i 2,8 miliardi di euro del Fondo Sviluppo e Coesione inizialmente previsti per l’opera.

La proposta: fondi al territorio

Secondo i senatori Antonio Nicita, Nicola Irto e Vincenza Rando, le risorse dovrebbero essere utilizzate per interventi immediatamente cantierabili in Sicilia e Calabria, con particolare attenzione a:

  • potenziamento delle reti ferroviarie regionali;
  • messa in sicurezza delle strade statali;
  • sviluppo della mobilità sostenibile;
  • investimenti nella digitalizzazione.

L’obiettivo dichiarato è ridurre il divario infrastrutturale che penalizza il Mezzogiorno rispetto al resto del Paese.

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I rilievi e il rallentamento del progetto

La richiesta arriva dopo che la Ragioneria dello Stato ha imposto uno stop ai costi aggiuntivi legati all’opera, dal valore complessivo di 13,5 miliardi di euro, determinando una revisione del decreto Infrastrutture ora nuovamente all’esame del Senato.

Secondo il cronoprogramma originario, circa 2,78 miliardi erano destinati a lavori previsti tra il 2026 e il 2029. A seguito delle modifiche richieste dagli organi di controllo, il governo avrebbe deciso di dirottare temporaneamente queste risorse verso il sistema ferroviario.

Le motivazioni dell’interrogazione

I senatori del Pd sottolineano come il rallentamento del progetto rappresenti di fatto uno slittamento dei tempi di avvio rispetto agli obiettivi iniziali.

Per questo motivo chiedono chiarimenti al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini sulle ragioni che hanno impedito l’utilizzo di tali fondi per altri interventi urgenti, anche alla luce dei recenti eventi calamitosi che hanno colpito il territorio, tra cui il ciclone Harry e le frane registrate in alcune aree della Sicilia.

Il confronto resta aperto e si inserisce in un quadro più ampio di revisione delle priorità infrastrutturali e della destinazione delle risorse pubbliche.