Il porto di Trieste chiude i primi nove mesi del 2026 con una crescita dei volumi movimentati, sostenuta soprattutto dalla ripresa del traffico container nel terzo trimestre.

Tra gennaio e settembre lo scalo giuliano ha movimentato 45,2 milioni di tonnellate di merci, con un incremento del 3,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Più difficile, invece, la situazione sul fronte ferroviario, dove il numero dei treni continua a risentire delle limitazioni lungo i corridoi europei e delle interruzioni infrastrutturali.

Considerando anche Monfalcone, il Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale supera i 47,9 milioni di tonnellate, registrando una crescita complessiva dell'1,78%. Il risultato consolida il miglioramento già emerso nel corso dell'anno: l'incremento si è infatti rafforzato rispetto al +0,67% rilevato alla fine del primo semestre, nonostante le incertezze che caratterizzano il commercio internazionale.

Trieste cresce nei principali comparti merceologici

Il quadro internazionale rimane condizionato dalle tensioni sulle principali rotte commerciali tra Asia, Medio Oriente ed Europa e dai cambiamenti nelle catene di approvvigionamento. In questo contesto, Trieste mantiene una dinamica positiva nei principali segmenti di traffico, confermando la propria funzione di collegamento tra i mercati marittimi e l'Europa centro-orientale.

Le rinfuse liquide raggiungono 32,3 milioni di tonnellate, con un aumento del 3,9%. Il dato conferma il peso dello scalo nel sistema energetico dell'Europa centrale, in particolare per Austria, Germania e Repubblica Ceca, raggiunte attraverso l'oleodotto transalpino.

Il risultato più rilevante riguarda però i container. Dopo una prima parte dell'anno caratterizzata da una flessione, il comparto torna in crescita e totalizza 528.125 TEU nei nove mesi, pari a un incremento del 2,5%. A sostenere il recupero è stato soprattutto il terzo trimestre, durante il quale sono stati movimentati 165.502 TEU, il 22,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.

Positivo anche l'andamento del traffico Ro-Ro, che registra 241.034 unità, in aumento del 3,4%. Nel complesso, i veicoli movimentati sono 256.989, con una crescita dell'1,51%. Il comparto continua a beneficiare dei collegamenti con la Turchia e del ruolo di Trieste nel trasporto marittimo a corto raggio, lo Short Sea Shipping.

Tra gli sviluppi attesi rientra il raddoppio del collegamento Ro-Ro con Damietta, in Egitto, che punta a rafforzare le relazioni commerciali con il Mediterraneo sud-orientale e ad ampliare le opportunità per lo scalo. Le merci varie si attestano invece a 12,8 milioni di tonnellate, in crescita dello 0,98%, mentre le rinfuse solide raggiungono 104.086 tonnellate, con un aumento del 34,98%.

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Il traffico ferroviario resta in difficoltà

Di segno opposto i dati relativi al trasporto su ferro. Nei primi nove mesi del 2026 sono stati operati 5.206 treni, il 14,01% in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. A pesare sono le limitazioni che interessano da tempo diversi corridoi ferroviari europei, con conseguenze sulla capacità disponibile e sulla regolarità dei servizi programmati.

Alle criticità della rete si è aggiunta la chiusura dell'impianto di Tarvisio Boscoverde, programmata da RFI dalla fine di agosto a settembre. Dalla metà di settembre è stata avviata una riapertura parziale, limitata a una finestra notturna di dieci ore. Una situazione che ha ulteriormente condizionato i collegamenti ferroviari merci da e verso il porto.

Monfalcone riduce la flessione rispetto al primo semestre

Per il porto di Monfalcone, il bilancio dei primi nove mesi si chiude con 2,7 milioni di tonnellate movimentate, in calo del 15,68%. La contrazione risulta comunque meno marcata rispetto al -24,9% registrato alla fine di giugno.

La componente più penalizzata è quella delle rinfuse solide, che totalizzano 2,1 milioni di tonnellate, con una diminuzione del 22,80%. Il confronto con il 2025 risente dei volumi eccezionalmente elevati registrati lo scorso anno, quando numerose imprese avevano anticipato gli acquisti in vista dell'entrata in applicazione del CBAM, il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere.

Il comparto è inoltre esposto alle tensioni sul mercato energetico e alle oscillazioni dei prezzi di gas ed elettricità associate alla situazione nello Stretto di Hormuz. Questi fattori possono incidere sia sulle importazioni sia sui costi dei processi industriali, contribuendo a rendere più incerto l'andamento delle merci alla rinfusa.

In controtendenza, le merci varie crescono del 16,69% e arrivano a 682.793 tonnellate. Il traffico dei veicoli commerciali si ferma invece a 65.093 unità, in diminuzione del 15,52%. Il dato mensile di settembre mostra tuttavia un segnale positivo: le unità movimentate sono state 7.264, con un aumento del 9,91% rispetto a settembre 2025.

Anche a Monfalcone il traffico ferroviario registra una contrazione. Nei collegamenti con l'area portuale di Portorosega sono stati operati 1.579 treni, il 9,72% in meno rispetto ai primi nove mesi dell'anno precedente.

Le prospettive per la chiusura del 2026

Il presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, Marco Consalvo, sottolinea la capacità dello scalo di mantenere una dinamica positiva in una fase internazionale complessa. Tra gli elementi più incoraggianti individua il recupero dei container, dopo le difficoltà della prima metà dell'anno, e le prospettive legate al potenziamento dei collegamenti Ro-Ro, a partire da quello con Damietta.

Consalvo evidenzia inoltre che la ripresa del traffico container è legata al lavoro svolto insieme agli operatori e alle compagnie di navigazione. Rimane aperto, invece, il tema della ferrovia: l'Autorità portuale intende proseguire il confronto con RFI e con i gestori delle reti europee per affrontare le criticità infrastrutturali e garantire alle imprese collegamenti adeguati al ruolo logistico di Trieste.

I dati dei primi nove mesi delineano quindi una situazione articolata: il porto di Trieste consolida la crescita delle merci e recupera terreno nel settore container, mentre il traffico ferroviario resta condizionato dai problemi di capacità e dalle interruzioni della rete. Per il sistema portuale, il miglioramento dei collegamenti su ferro rimane un elemento centrale per sostenere la competitività dello scalo e accompagnare l'evoluzione dei flussi commerciali.