
Una campagna pubblicitaria provocatoria sui ritardi ferroviari ha acceso uno scontro politico che coinvolge Italia Viva, il Governo e il Gruppo FS.
Al centro della polemica ci sono i cartelloni comparsi nelle stazioni di Roma e Milano con la scritta “Qvando c’era lei i treni arrivavano in ritardo”, un evidente richiamo ironico alla celebre frase attribuita alla propaganda fascista secondo cui “quando c’era lui i treni partivano in orario”.
La campagna di Italia Viva nelle grandi stazioni
L’iniziativa è firmata Italia Viva ed è legata alla campagna per il 2x1000. La comunicazione, volutamente provocatoria, è comparsa sui maxischermi pubblicitari delle principali stazioni italiane, in particolare a Roma e Milano, finendo immediatamente al centro del dibattito politico.
Secondo quanto riportato da la Repubblica e La Stampa, il posizionamento del messaggio accanto ai tabelloni ferroviari avrebbe amplificato ulteriormente l’effetto comunicativo, rendendo il riferimento ai ritardi dei treni ancora più diretto.
La campagna era inizialmente prevista per quattro giorni, con un costo stimato di circa 5.000 euro al giorno.
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Ferrovie chiede spiegazioni
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, il Gruppo FS non avrebbe gradito il contenuto della campagna.
la Repubblica riferisce che Ferrovie avrebbe chiesto chiarimenti all’amministratore delegato di Grandi Stazioni Retail, società che gestisce gli spazi commerciali e pubblicitari negli scali ferroviari.
La Stampa aggiunge invece un retroscena ancora più pesante, parlando di una presunta riunione d’emergenza convocata dall’amministratore delegato del Gruppo FS Stefano Donnarumma dopo una telefonata proveniente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Al momento non risultano conferme ufficiali su questo specifico passaggio.

Meloni irritata, Renzi contrattacca
Secondo le indiscrezioni raccolte da La Stampa, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarebbe rimasta fortemente irritata dalla campagna.
Immediata la replica di Matteo Renzi, che sui social ha rilanciato l’attacco politico:
“Giorgia non devi arrabbiarti con me per i cartelloni pubblicitari: devi arrabbiarti con Salvini per i treni in ritardo. Come al solito hai sbagliato Matteo”.
L’ex premier avrebbe inoltre chiesto il prolungamento della campagna per ulteriori quattro giorni. In caso di diniego, Italia Viva sarebbe pronta a portare la questione in Parlamento con una interrogazione parlamentare, parlando apertamente di possibile censura.
Il nodo dei ritardi ferroviari
Al di là della battaglia politica, la vicenda riporta sotto i riflettori un tema molto sentito dai viaggiatori: la puntualità ferroviaria.
Tra grandi cantieri infrastrutturali, lavori sulla rete e criticità operative, il tema dei ritardi continua a essere uno degli argomenti più delicati per il sistema ferroviario italiano, diventando inevitabilmente terreno di scontro politico.