La tragedia ferroviaria di Urda provoca un terremoto politico in Spagna.

Il ministro dei Trasporti Óscar Puente ha annunciato le proprie dimissioni, sei giorni dopo lo scontro tra due treni che ha causato 69 morti e circa 200 feriti.

Le dimissioni dopo l'incidente di Urda

Óscar Puente ha annunciato le proprie dimissioni martedì sera, al termine di una seduta di quattro ore al Congresso, durante la quale i deputati gli hanno rivolto domande sull'incidente ferroviario avvenuto nei pressi di Urda, vicino a Toledo.

Da giorni le opposizioni e alcuni partiti della coalizione di governo chiedevano al ministro di lasciare l'incarico. Sia Puente sia il primo ministro Pedro Sánchez avevano inizialmente escluso questa possibilità.

Il ministro ha dichiarato di aver maturato la decisione subito dopo la tragedia, anche se pubblicamente aveva continuato a negare l'intenzione di dimettersi. Secondo quanto riferito dal quotidiano El País, avrebbe comunicato la scelta a Sánchez soltanto pochi minuti prima dell'annuncio ufficiale.

«Un ministro dei Trasporti di un Paese come la Spagna non può restare in carica dopo due incidenti in meno di un anno», ha affermato Puente, richiamando anche il precedente incidente ferroviario del 18 gennaio nei pressi di Adamuz, in Andalusia, che aveva provocato 46 vittime e oltre 120 feriti.

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La dinamica dello scontro tra Renfe e Iryo

L'incidente di Urda aveva coinvolto un treno ad alta velocità AVE di Renfe, con 397 passeggeri a bordo, e un convoglio della compagnia Iryo, fermo sullo stesso binario con 147 persone.

Secondo le prime ricostruzioni, il treno Renfe viaggiava a oltre 160 km/h quando ha raggiunto il convoglio fermo. La dinamica sarebbe stata determinata da una sequenza di errori successivi a un guasto del sistema automatico di sicurezza ferroviaria.

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Gli interrogativi sul centro di controllo di Madrid

Nei giorni successivi all'incidente Puente ha rivolto critiche alle decisioni prese dal centro di controllo del traffico ferroviario di Madrid, definendole «inspiegabili».

Dopo il guasto al sistema automatico, il centro aveva assunto il controllo della circolazione, bloccando la marcia dei sei treni presenti sulla tratta interessata. Pochi minuti dopo, un responsabile aveva autorizzato la ripartenza a velocità normale, anziché imporre un avanzamento con marcia a vista, inferiore a 40 km/h, come previsto dai protocolli.

Il treno Iryo non era tuttavia riuscito a ripartire e aveva comunicato il problema al centro di controllo. Quest'ultimo non avrebbe però avvertito il convoglio Renfe, il cui macchinista ha proseguito per 17 minuti senza sapere che sullo stesso binario si trovava un altro treno fermo.

Quando si è accorto della presenza del convoglio, ha azionato la frenata d'emergenza, ma la velocità e la distanza disponibile non hanno consentito di evitare lo scontro.

Le indagini e le polemiche sul personale

L'operatore che aveva gestito la ripartenza dei treni dopo il guasto si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Intervenendo al Congresso, Puente ha dichiarato che non è ancora possibile conoscere le ragioni alla base delle disposizioni impartite, mentre le indagini proseguono.

I sindacati di categoria hanno contestato la ricostruzione del ministro, accusandolo di individuare nell'operatore un capro espiatorio. Secondo le organizzazioni sindacali, l'incidente sarebbe anche il risultato di carenze di personale e di problemi strutturali del sistema ferroviario spagnolo.

Puente ha replicato sostenendo che nella sala del centro di controllo erano presenti 16 operatori e che il dipendente coinvolto aveva iniziato il proprio turno soltanto due ore prima dell'incidente.

Le reazioni politiche e le elezioni anticipate

Le dimissioni del ministro sono state accolte positivamente dai partiti alleati del Partito Socialista, mentre le forze di opposizione le hanno interpretate come un'ammissione di responsabilità.

La vicenda si inserisce in un quadro politico particolarmente teso, a poche settimane dalle elezioni legislative anticipate del 29 novembre, convocate da Sánchez mentre nel Paese erano in corso manifestazioni contro la crisi abitativa e la speculazione immobiliare.

La tragedia ferroviaria e le successive polemiche sulla gestione della circolazione hanno così assunto una dimensione che va oltre le responsabilità tecniche dell'incidente, aprendo un nuovo fronte di confronto politico sul sistema ferroviario spagnolo.