La realizzazione di una delle principali opere ferroviarie in corso in Italia attraversa una nuova fase di difficoltà, con ripercussioni che iniziano a coinvolgere anche le imprese della filiera impegnate nei cantieri.

Mentre prosegue il confronto sulle risorse necessarie per completare l’infrastruttura, emergono nuovi segnali di tensione sul fronte occupazionale e sui rapporti tra imprese esecutrici e committenza.

Terzo Valico, la cassa integrazione coinvolge anche i subappaltatori

A nove giorni dall’avvio della cassa integrazione per 300 operai di Seli Overseas, i sindacati riferiscono l’attivazione di procedure analoghe anche per i dipendenti di altre aziende impegnate in subappalto nei cantieri del Terzo Valico.

È il caso del Consorzio Val Lemme, attivo nel cantiere di Voltaggio nella produzione di calcestruzzo. Il 26 ottobre l’impresa interromperà tutte le attività e metterà in cassa integrazione a zero ore sei dipendenti.

Si tratta della seconda impresa subappaltatrice a ricorrere all’ammortizzatore sociale, dopo la Collins di Roma. Nel frattempo, secondo quanto riferito, RFI ha ordinato l’immediata ripresa dei lavori.

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La richiesta di ulteriori risorse per completare l’opera

Il general contractor incaricato della realizzazione del Terzo Valico è il Consorzio Cociv, guidato da Webuild insieme a Condotte d’Acqua e Civ.

Il consorzio ha presentato al Governo una richiesta di 3 miliardi di euro aggiuntivi per portare a termine l’infrastruttura. Tra le ragioni indicate figurano gli extracosti e le difficoltà geologiche riscontrate nei cantieri di Arquata e Voltaggio.

Webuild, «lavori non pagati da RFI»

Sulla vicenda è intervenuta ufficialmente Webuild, sostenendo che la situazione non dipenda da mancanze del Consorzio Cociv, ma da crediti scaduti e varianti non ancora istruite dalla committenza.

«Da parte di RFI restano dunque da pagare lavori già eseguiti e fatture scadute», afferma la società in una nota. Webuild richiama inoltre le recenti dichiarazioni del ministro Matteo Salvini sulla carenza di stanziamenti per completare le opere pubbliche avviate, quantificata in oltre 20 miliardi di euro, e sulle risorse urgenti, pari a circa 8 miliardi, necessarie per evitare interruzioni dei lavori.

«È in questo quadro che si colloca la situazione del Terzo Valico, così come altri cantieri in Italia», prosegue il comunicato.

Il confronto con sindacati e istituzioni

Webuild conferma l’attenzione nei confronti dei lavoratori, delle imprese della filiera e dei territori coinvolti, dichiarando di proseguire il confronto con sindacati e istituzioni.

L’auspicio espresso dalla società è che si arrivi rapidamente a una definizione delle questioni ancora aperte, così da consentire la ripresa delle attività e il completamento dell’infrastruttura.

Nella nota, Webuild sottolinea infine la necessità di rafforzare la pianificazione, gli stanziamenti e le competenze per gestire la complessità delle opere pubbliche, garantire continuità alle imprese e all’occupazione e assicurare il completamento delle infrastrutture.