
Il TGV-M francese, il nuovo treno ad Alta Velocità a due piani di SNCF, frena ancora prima di entrare in servizio in Italia.
Il debutto dei nuovi convogli francesi sulla rete italiana, inizialmente previsto per settembre 2027, slitterebbe infatti al secondo trimestre del 2028, e sul possibile rinvio si apre anche un confronto tra SNCF e RFI.
A ricostruire la vicenda è la Repubblica, che ha avuto accesso a una lettera inviata da SNCF a RFI il 24 luglio 2026.
Nella comunicazione la società francese spiega le ragioni del rinvio, chiamando in causa i ritardi nella disponibilità del TGV-M, le procedure di omologazione in Italia e le difficoltà nel trovare una soluzione per la manutenzione dei convogli.
RFI, però, contesta soprattutto i tempi con cui SNCF avrebbe comunicato lo slittamento.
Il TGV-M avrebbe dovuto debuttare nel 2027
Il progetto francese avrebbe dovuto portare il nuovo TGV-M a competere direttamente con Frecciarossa e Italo sull'Alta Velocità italiana.
Secondo quanto ricostruito da la Repubblica, il debutto era previsto per settembre 2027, con almeno 18 tracce orarie tra Torino e Roma e tra Torino e Venezia, passando per Milano.
Si tratta di un progetto che si inserisce in un quadro regolatorio costruito anche attraverso gli impegni assunti da RFI davanti all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, chiamata a vigilare sulle condizioni di competizione tra i diversi operatori ferroviari.
Ora, però, quella programmazione sarebbe destinata a cambiare. Nella lettera del 24 luglio, SNCF comunica infatti a RFI che nel 2027 intende limitarsi a confermare i collegamenti internazionali con arrivo a Milano Porta Garibaldi, utilizzando la linea convenzionale.
Per le corse con il TGV-M sulla rete ad Alta Velocità italiana, invece, l'orizzonte diventa quello del secondo trimestre 2028.
LEGGI ANCHE: Italo, dopo la Germania obiettivo Belgio e Paesi Bassi dal 2030-2031
Il primo problema è il treno
SNCF attribuisce il rinvio a «ragioni indipendenti» dalla propria volontà. E il primo elemento indicato nella lettera è proprio il nuovo treno.
Il TGV-M, il convoglio a due piani scelto da SNCF anche per il mercato italiano, sarebbe stato fornito dal costruttore con ritardi. Una conseguenza che avrebbe inciso anche sulle successive procedure di autorizzazione.
Secondo quanto riportato da la Repubblica, l'autorizzazione alla circolazione in Francia è arrivata soltanto nel maggio 2026. Per SNCF, quindi, la disponibilità tardiva del materiale rotabile rappresenta una delle ragioni che hanno contribuito allo slittamento del progetto italiano.

Più complessa del previsto anche l'omologazione italiana
C'è poi il secondo ostacolo, quello delle autorizzazioni necessarie per portare il TGV-M sulla rete italiana. Nella comunicazione a RFI, SNCF sostiene che il percorso per ottenere le necessarie autorizzazioni si sia rivelato più «articolato del previsto», anche a causa di «nuove interpretazioni regolatorie».
Un passaggio che contribuisce a spiegare perché la società francese abbia spostato in avanti la data prevista per l'avvio dei servizi commerciali. Il punto, però, è che proprio su questi aspetti RFI sembra avere una lettura molto diversa della situazione.
Il nodo della manutenzione
C'è poi un terzo problema, meno visibile al passeggero ma fondamentale per poter far funzionare un servizio ferroviario internazionale: dove effettuare la manutenzione dei TGV-M in Italia.
SNCF punta all'utilizzo dell'impianto Trenitalia di Napoli Gianturco e di quello Alstom di Nola. Secondo quanto riferisce la società francese nella lettera citata da la Repubblica, però, al momento non sarebbe disponibile una soluzione «praticabile» per la manutenzione dei convogli.
Anche questo elemento viene indicato tra le ragioni del rinvio, nonostante siano in corso procedimenti sanzionatori davanti all'Autorità di Regolazione dei Trasporti proprio nell'ambito delle questioni legate alla concorrenza e all'accesso alle infrastrutture e ai servizi necessari agli operatori.
La risposta di RFI
Ed è qui che la vicenda diventa particolarmente interessante. La replica di RFI, secondo la ricostruzione pubblicata dal quotidiano, è piuttosto netta. Il gestore della rete contesta innanzitutto a SNCF di aver comunicato troppo tardi la decisione di rinviare il debutto italiano. SNCF avrebbe dovuto comunicare lo slittamento entro il 14 aprile 2026. La lettera è invece arrivata il 24 luglio, oltre tre mesi più tardi.
Per RFI, il ritardo nella comunicazione avrebbe complicato il lavoro di costruzione dell'orario ferroviario e le attività di back-up, provocando «aggravi ed impatti organizzativi». In altre parole, il problema non sarebbe soltanto che il TGV M arriverà più tardi del previsto. Il problema, per RFI, è anche che la rete aveva già lavorato sulla base delle richieste e degli impegni precedentemente comunicati da SNCF.

Per RFI treni e omologazioni sono responsabilità dell'operatore
Ancora più significativa è la contestazione nel merito delle motivazioni addotte da SNCF.
RFI, secondo quanto riportato da la Repubblica, respinge infatti la tesi secondo cui gli elementi alla base del rinvio sarebbero completamente indipendenti dalla volontà dell'operatore. La disponibilità dei treni e le procedure di omologazione vengono definite da RFI come «elementi fisiologici e intrinseci all'iniziativa imprenditoriale ferroviaria».
Il ragionamento è piuttosto semplice: prima di chiedere le tracce ferroviarie e arrivare a un accordo per utilizzarle, l'operatore dovrebbe essere sicuro di poter disporre dei treni necessari e di poterli autorizzare alla circolazione. Lo stesso principio, secondo RFI, varrebbe per la manutenzione.
Anche la manutenzione deve essere garantita dall'operatore
Per il gestore dell'infrastruttura, disporre degli impianti necessari alla manutenzione dei treni costituisce infatti un «presupposto essenziale» per lo svolgimento dell'attività ferroviaria. La ricerca e la disponibilità di tali impianti rientrerebbero quindi nella responsabilità dell'operatore.
È una posizione che, seppur contenuta in una controversia specifica, fotografa bene una delle difficoltà dell'apertura dei mercati ferroviari internazionali: acquistare un treno interoperabile non è sufficiente. Servono autorizzazioni, tracce, personale, strutture di manutenzione e un'organizzazione in grado di sostenere il servizio una volta avviato.
Il debutto del TGV-M in Italia slitta al 2028?
Per ora, dunque, il risultato concreto sarebbe uno slittamento del progetto.
Nel 2027 SNCF punta a confermare i collegamenti internazionali già esistenti verso Milano Porta Garibaldi sulla linea convenzionale, mentre l'ingresso del TGV-M sui servizi veloci in Italia viene indicato «non prima del secondo trimestre 2028».
Resta quindi da capire come verrà ridefinito il progetto rispetto alle tracce originariamente previste e agli impegni assunti nell'ambito del confronto con l'Antitrust.
La vicenda raccontata da la Repubblica mette soprattutto in evidenza un aspetto: l'arrivo di un nuovo operatore sull'Alta Velocità italiana è un'operazione molto più complessa della semplice messa in servizio di un nuovo treno.
Il TGV-M è il simbolo del progetto, ma attorno al convoglio ruota un sistema fatto di omologazioni, infrastrutture, manutenzione, tracce e regole. E proprio questo sistema, almeno per ora, ha finito per rallentare l'arrivo dei francesi sui binari italiani.