
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il deposito e l’impianto di produzione di idrogeno a Brescia Borgo San Giovanni sarebbero ancora in fase critica e, in assenza di questa infrastruttura, potrebbe profilarsi un ulteriore slittamento nell’entrata in servizio dei treni a idrogeno sulla linea Brescia–Iseo–Edolo.
Fondi PNRR e iter autorizzativi in stallo
L’infrastruttura, ritenuta indispensabile per il progetto H2Iseo, sarebbe uscita dai finanziamenti del PNRR, mentre la conferenza dei servizi necessaria per coordinare autorizzazioni e pareri risulterebbe al momento “congelata”.
Secondo quanto emerso durante un’audizione regionale di inizio marzo, i circa 100 milioni di euro inizialmente destinati al sito sarebbero stati riallocati sugli altri impianti previsti (Edolo, Iseo e Rovato), a causa dei ritardi legati alle verifiche sulle operazioni di bonifica nell’area del Sin Caffaro.
Il nodo bonifiche e le incognite sui tempi
La bonifica del sito sarebbe stata oggetto di una specifica conferenza dei servizi conclusasi presso il Ministero dell’Ambiente lo scorso 12 febbraio, ma non sarebbero ancora note le decisioni finali, né i tempi e i costi necessari per la messa in sicurezza dell’area.
Questo elemento inciderebbe direttamente sull’operatività del progetto: secondo quanto emerso in sede regionale, l’idrogeno prodotto negli altri depositi bresciani potrebbe risultare sufficiente solo per una parte del fabbisogno dei treni.
Possibile slittamento al 2028
Alla luce di queste criticità, l’entrata in servizio dei treni a idrogeno potrebbe slittare al 2028, rispetto all’obiettivo iniziale fissato all’inizio del 2027. In alternativa, si potrebbe valutare una riduzione del numero di convogli in circolazione nella fase iniziale, in attesa del completamento dell’impianto di Borgo San Giovanni.

Le critiche politiche
Critiche arriverebbero anche dal vicepresidente del Consiglio regionale, Emilio Del Bono, che avrebbe espresso forti perplessità sull’operazione, definita come un investimento rilevante – circa 450 milioni di euro – che rischierebbe di non migliorare il servizio rispetto alla situazione attuale.
Secondo questa posizione, le stesse risorse avrebbero potuto essere destinate al potenziamento delle frequenze e dell’attrattività del servizio ferroviario, mentre resterebbero dubbi anche sull’aumento dei costi di gestione, che potrebbero crescere sensibilmente rispetto ai livelli attuali.