
“Sembra sia stato tutto il frutto di una spasmodica ricerca di un colpevole a tutti i costi, che la giustizia abbia applicato una logica di ‘vendetta’ piuttosto che di verità tecnica, ignorando i gradi di incertezza intrinseci alla tecnologia e all'ingegneria moderna”.
Questo il dissenso di Assoferr, l’associazione italiana dei detentori e gli utilizzatori di carri ferroviari europei, dopo l’arrivo dell’ultima condanna per la strage di Viareggio.
“Esprimiamo un senso di dolore al cospetto delle 32 persone che nel terribile incidente ferroviario di Viareggio hanno perso la vita oltre alle 130 che hanno subito gravi ferite. Ma allo stesso tempo non possiamo che manifestare un profondo dissenso critico nei confronti della sentenza definitiva di quel disastro”.
L’associazione sottolinea dei punti cruciali, a partire dai difetti meccanici che all'epoca erano soggettivi e discutibili fino al concetto dell’inesistenza del rischio zero in sistemi complessi come quello ferroviario: “la sentenza lega colpe e responsabilità ai concetti di ‘rischio zero’ o ‘sicurezza assoluta’, definiti come inesistenti nella tecnica. Il rischio può essere minimizzato ma mai annullato del tutto”.

Viene denunciata inoltre l'estensione eccessiva della catena delle responsabilità, che finisce per colpire professionisti stimati per errori operativi commessi da terzi o per l'assenza di norme manutentive adeguate: “siamo convinti – rimarca Assoferr - ancora e più di prima, che vada fatta chiarezza su un punto: non si può spostare su terzi il rilievo penale di un errore operativo commesso da un altro soggetto o peggio ancora l’indeterminatezza dell’individuazione di una causa e/o consequenziale responsabilità. Né in un verso né nell’altro.
Se l’obiettivo era dare anche certezze su responsabilità e competenze, l’effetto è stato totalmente l’opposto. Oggi in Europa vige un quadro regolatorio che non è più deterministico come nel passato ma probabilistico, basato sulla gestione del rischio delle attività ad alta complessità. Questo, a torto o a ragione, è alla luce della sentenza, in netto contrasto con il quadro giuridico italiano.
Purtroppo, non è un fenomeno nuovo ma da anni, questo sistema, sta minando il futuro del Paese e delle nuove generazioni. Nessuno deve accampare scuse, cercare scorciatoie o sconti nelle responsabilità ma queste devono essere certe e compatibili con lo stato dell’arte della tecnica e dell’ingegneria”.
“Abbiamo rotto il silenzio pubblico su questa vicenda solo dopo 17 anni, per rispetto delle vittime e a sentenza definitiva dopo i vari gradi di giudizio. Vendetta - conclude - è una bruttissima parola ma sicuramente non siamo in presenza di giustizia”.