Si chiude il cantiere sulla linea Orte–Falconara, ma per il trasporto ferroviario umbro la tregua rischia di essere soltanto apparente. Anzi, il clima si sta facendo sempre più teso su due fronti ritenuti decisivi per il futuro della mobilità regionale.

Da un lato c’è il tema del nuovo accordo quadro tra Regione Umbria e RFI, dall’altro l’ingresso nel mercato nazionale dell’alta velocità dei francesi di SNCF Voyages Italia, una novità che potrebbe avere ripercussioni anche sui servizi regionali e Intercity.

Il timore di molti pendolari è che la crescente competizione sulla linea direttissima finisca per spingere sempre più convogli del servizio pubblico verso la linea lenta.

Sette treni instradati sulla linea lenta

Il primo nodo riguarda proprio l’utilizzo delle tracce ferroviarie. L’assessorato della Regione Umbria guidato da Francesco De Rebotti è al lavoro sulle nuove tracce, ma la prima certezza emersa – come riportato da Il Messaggero Umbria – non è delle più incoraggianti.

Sette treni sovraregionali, considerati pilastri del collegamento con Roma, verranno infatti instradati sulla linea lenta.

La Regione ha assicurato che lo spostamento non interesserà le fasce orarie più sensibili per i pendolari, ma il Coordinamento comitati pendolari umbri resta in mobilitazione.

Il portavoce Gianluigi Giusti, sempre sulle colonne de Il Messaggero Umbria, cita come esempio emblematico il regionale veloce 4156 Roma–Ancona.

Un tempo questo treno viaggiava sulla linea direttissima con partenza alle 16. Oggi invece è stato spostato sulla linea storica, con partenza anticipata alle 15.35 e tempi di percorrenza decisamente più lunghi.

La richiesta dei pendolari è chiara: la Regione dovrebbe garantire la permanenza sulla direttissima dei convogli ritenuti strategici, evitando che il diritto alla mobilità di migliaia di lavoratori e studenti venga sacrificato per esigenze di gestione della rete.

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L’incognita SNCF sulla Roma–Firenze

A rendere ancora più delicato il quadro è l’ingresso nel mercato italiano di SNCF Voyages Italia (SVI).

Dopo il via libera dell’Antitrust, la società francese potrà operare sulla rete nazionale e dal 1° gennaio 2027 prevede di schierare 18 treni sulla direttrice Roma–Firenze, la principale spina dorsale dell’alta velocità italiana.

Il timore dei comitati dei pendolari è che questi nuovi servizi a mercato libero possano occupare gli slot disponibili sulla direttissima, riducendo ulteriormente lo spazio per i treni Intercity e Regionali.

In altre parole, una situazione che potrebbe spingere sempre più servizi del trasporto pubblico verso la linea lenta.

Il paradosso, sottolineano i rappresentanti dei pendolari, riguarda i numeri: l’Umbria registra circa 7 milioni di viaggiatori l’anno sui treni regionali, un bacino molto ampio che rischierebbe di subire le conseguenze della competizione internazionale.

Per questo il Coordinamento dei pendolari umbri critica la decisione dell’Autorità garante, accusata di non aver valutato l’impatto sociale della misura sulle aree interne del Centro Italia.

Orvieto prova a fare fronte comune

Mentre a Perugia si lavora sugli aspetti tecnici e contrattuali, a Orvieto la politica prova a costruire un fronte comune.

La sindaca Roberta Tardani, come riportato da La Nazione Umbria, ha rilanciato l’idea di una sorta di “alleanza” tra i comuni di Toscana, Umbria e Lazio coinvolti nella questione dei collegamenti ferroviari.

L’obiettivo è definire una strategia condivisa prima che le decisioni diventino definitive.

Tra i punti principali della battaglia orvietana figurano il ripristino dell’Intercity 598 sulla direttissima e una particolare attenzione alla gara prevista a giugno per i nuovi lotti del servizio Intercity.

La questione riguarda anche nodi come la stazione di Orte, dove molti viaggiatori sono oggi costretti a scendere e cambiare treno per proseguire il viaggio, con un ulteriore allungamento dei tempi di spostamento.

Il timore: meno tracce per il servizio pubblico

Le preoccupazioni dei pendolari non si fermano però alla concorrenza tra operatori.

Secondo quanto emerso, RFI starebbe valutando anche un nuovo modello di esercizio della rete ferroviaria che porterebbe a una riduzione al 85% del numero totale dei convogli, in linea con le indicazioni dell’Autorità di regolazione dei trasporti.

In questo scenario potrebbe rimanere disponibile una sola traccia oraria per i treni soggetti a obbligo di servizio pubblico.

Per una regione come l’Umbria, che negli ultimi anni ha già dovuto fare i conti con ritardi e cantieri legati al PNRR, il rischio è quello di vedere ulteriormente ridotta la capacità del servizio ferroviario.

Un quadro che, secondo i pendolari, potrebbe trasformare la cosiddetta “cura del ferro” in una vera e propria riduzione delle opportunità di mobilità per i cittadini.