
La Corte di Cassazione ha messo la parola fine al procedimento giudiziario sul disastro ferroviario lungo la Andria-Corato, in Puglia, nel quale il 12 luglio 2016 persero la vita 23 persone.
La Suprema Corte ha confermato le condanne a 6 anni e 3 mesi per il capostazione di Andria e a 6 anni e 9 mesi per il capotreno.
Diventano invece definitive le assoluzioni per Ferrotramviaria e per i due manager, rispettivamente direttore generale della società e direttore di esercizio. La tragedia provocò anche 51 feriti.
La decisione della Corte di Cassazione
La sentenza è stata pronunciata dalla Quarta sezione penale della Corte di Cassazione e conferma sostanzialmente quanto stabilito dalla Corte d’Appello di Bari nel settembre 2025.
La Suprema Corte ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Procuratore generale, che aveva chiesto l’annullamento della sentenza di assoluzione e un nuovo giudizio d’appello per Ferrotramviaria e per i due dirigenti. Con la decisione odierna diventano quindi definitive le assoluzioni della società e dei manager coinvolti nel procedimento.
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Confermate le condanne per capostazione e capotreno
Restano invece definitive le condanne inflitte al capostazione di Andria, condannato a 6 anni e 3 mesi, e al capotreno del convoglio partito da Andria, condannato a 6 anni e 9 mesi.
Secondo la ricostruzione contenuta nella sentenza di secondo grado, alla base dello scontro vi fu un errore umano riconducibile al capostazione e al capotreno.
La decisione della Cassazione chiude così definitivamente il procedimento giudiziario principale relativo alla tragedia ferroviaria del 12 luglio 2016.

Lo scontro sul binario unico
L’incidente avvenne lungo la linea ferroviaria tra Andria e Corato, allora a binario unico e regolata con il sistema del blocco telefonico.
Il sistema prevedeva lo scambio di dispacci tra i capistazione per autorizzare la partenza dei treni verso la stazione successiva.
La mattina del 12 luglio 2016, alle 10:45, dalla stazione di Corato venne autorizzata la partenza dell’ET1016 verso Andria. Successivamente, dalla stazione di Andria, senza attendere l’arrivo dell’altro convoglio, alle 11:00 venne fatto partire l’ET1021 in direzione di Corato.
Un impatto devastante
I due treni percorsero quindi lo stesso tratto di linea in direzioni opposte. Poco dopo le 11:00, in prossimità di una curva, i convogli si scontrarono a forte velocità.
L’impatto fu devastante e provocò la morte di 23 persone, mentre altre 51 rimasero ferite.
La dinamica dello scontro e le modalità con cui i due treni furono autorizzati a percorrere contemporaneamente il tratto a binario unico sono rimaste al centro del lungo procedimento giudiziario.
Le altre assoluzioni già definitive
La sentenza di secondo grado aveva disposto anche l’assoluzione di altri 14 imputati. Per queste posizioni le assoluzioni erano già diventate definitive, dopo la decisione della Procura di non presentare ricorso.
Con la pronuncia della Cassazione si chiude ora anche l’ultimo passaggio giudiziario riguardante le posizioni per le quali era stato presentato ricorso in sede di legittimità.
Il commento del Procuratore generale
Nel corso dell’udienza il Procuratore generale aveva contestato la conclusione raggiunta dalla Corte d’Appello, sostenendo che le responsabilità non potessero essere ricondotte esclusivamente ai due operatori direttamente coinvolti nella circolazione dei treni.
«Sono scandalizzato che le responsabilità per 23 morti e oltre 50 feriti vadano a ricadere solo su un capotreno e un capostazione senza considerare la gestione della sicurezza», aveva affermato il Procuratore generale in Aula.
Il ricorso è stato tuttavia dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione, rendendo definitive le assoluzioni di Ferrotramviaria e dei due manager.
La fine del procedimento per la tragedia del 2016
A oltre dieci anni dallo scontro tra i due treni delle Ferrovie del Nord Barese, la pronuncia della Cassazione conclude definitivamente il procedimento giudiziario.
Il disastro di Andria-Corato rimane una delle più gravi tragedie ferroviarie avvenute in Italia negli ultimi decenni, con 23 vittime e 51 feriti.
La sentenza definitiva individua nelle condotte del capostazione di Andria e del capotreno le responsabilità penali per le quali sono state confermate le due condanne, mentre sono definitive le assoluzioni degli altri imputati e della società Ferrotramviaria.