
A pochi giorni dal suo ingresso nel carcere di Orvieto, emergono i primi dettagli sulla nuova quotidianità di Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, che si è costituito dopo la sentenza definitiva della Corte di Cassazione che lo ha condannato a cinque anni di reclusione nell'ambito del processo per la strage di Viareggio.
A raccontare l'incontro con l'ex manager è stato il senatore del Partito Democratico Walter Verini, segretario della Commissione Giustizia e capogruppo in Commissione Antimafia, che nei giorni scorsi ha visitato l'istituto penitenziario di Orvieto.
«Il primo pensiero è per le vittime di Viareggio»
Verini ha voluto anzitutto ricordare le vittime della tragedia ferroviaria del 29 giugno 2009.
«Il primo pensiero è all'origine di tutto: alla strage di Viareggio, alle vittime e ai loro familiari. Sono giorni di anniversario di un dolore incolmabile, di una ferita profonda che niente e nessuna sentenza potranno cancellare», ha dichiarato il parlamentare. Solo dopo questo richiamo, il senatore ha raccontato il colloquio avuto con Moretti e le sue impressioni sui primi giorni trascorsi in carcere.
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L'inserimento nella vita del carcere
Secondo quanto riferito da Verini, l'ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato avrebbe già iniziato a partecipare alle attività dell'istituto penitenziario.
Moretti si è iscritto al laboratorio di pittura e avrebbe inoltre dato la propria disponibilità per rilanciare il giornale del carcere, con l'obiettivo di offrire ai detenuti uno spazio nel quale raccontare le proprie esperienze.
Il senatore ha descritto un uomo «solido» che starebbe affrontando questo momento «con dignità», sottolineando come abbia rapidamente instaurato rapporti con gli altri detenuti, sia all'interno della cella sia negli spazi comuni.

I dubbi sulla sentenza
Verini ha poi ribadito le perplessità già espresse negli anni riguardo alla responsabilità attribuita a Moretti. Pur sottolineando che le sentenze devono essere rispettate, il parlamentare ha affermato di ritenere discutibile l'impostazione che avrebbe configurato una responsabilità penale riconducibile al ruolo ricoperto dall'allora amministratore delegato.
A sostegno della propria posizione ha richiamato anche il precedente dell'ex sindaca di Torino Chiara Appendino, sostenendo che in entrambi i casi sarebbe stata attribuita una responsabilità personale per fatti derivanti dall'organizzazione complessiva dell'ente.
Una possibile richiesta di domiciliari
Nel corso dell'incontro è emerso anche il tema dell'eventuale accesso alla detenzione domiciliare. Secondo Verini, Moretti potrebbe presentare la richiesta al magistrato di sorveglianza competente, evidenziando come l'ex manager abbia già compiuto 70 anni, non presenti profili di pericolosità sociale e si sia spontaneamente costituito dopo la sentenza definitiva.
L'eventuale concessione della misura alternativa resta comunque subordinata alle valutazioni dell'autorità giudiziaria.
Il carcere di Orvieto
Il senatore ha infine descritto la situazione dell'istituto penitenziario umbro, che ospita circa cento detenuti. Pur non rientrando tra le strutture più critiche del sistema carcerario italiano, il carcere presenta una significativa carenza di personale di Polizia Penitenziaria.
All'interno sono attivi diversi laboratori, tra cui falegnameria, sartoria, ceramica e attività artistiche, strumenti che rappresentano una parte importante del percorso rieducativo previsto dall'ordinamento penitenziario.
Intanto, mentre continua il dibattito sulle responsabilità legate alla strage di Viareggio e sulle conseguenze della sentenza definitiva, Mauro Moretti affronta i primi giorni della sua detenzione in attesa degli eventuali sviluppi sul fronte delle misure alternative al carcere.