A distanza di due giorni dall'annuncio dell'uscita di Stefano Donnarumma dalla guida del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini è tornato sull'argomento, ribadendo che l'avvicendamento ai vertici non sarebbe legato ai ritardi ferroviari e indicando nuovamente una soluzione interna per la successione.

Le dichiarazioni arrivano mentre prende forma il passaggio di consegne che dovrebbe concretizzarsi nelle prossime settimane, con la nomina del nuovo amministratore delegato attesa entro l'inizio di agosto.

«I ritardi non c'entrano»

Intervenendo a margine di ExpoAid 2026 al Palacongressi di Rimini, Salvini ha respinto le ricostruzioni che collegavano l'uscita di Donnarumma ai disservizi ferroviari registrati negli ultimi mesi.

«Numeri alla mano, poi si può sempre far meglio, ma rispetto a giugno dell'anno scorso la puntualità è aumentata del 7%, nonostante il caldo e nonostante i cantieri in più», ha dichiarato il ministro. Secondo Salvini, le ferrovie italiane rappresentano oggi una delle realtà più efficienti d'Europa e «l'avvicendamento ai vertici non dipende dai ritardi e dai disservizi».

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Successione affidata a un manager interno

Il vicepremier ha inoltre confermato la volontà di affidare la guida del Gruppo a una figura cresciuta all'interno di Ferrovie dello Stato.

«Il prossimo amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato lo sceglieremo internamente fra i ferrovieri, cioè non ci saranno nomine politiche, partitiche o esterne: la soluzione sarà interna», ha spiegato.

Tra i nomi indicati dallo stesso ministro continua a figurare quello di Gianpiero Strisciuglio, attuale amministratore delegato di Trenitalia ed ex amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana. Per la guida di Trenitalia, invece, continua a circolare con insistenza il nome di Sabrina De Filippis, oggi amministratore delegato di Mercitalia Logistics. 

«Una scelta consensuale»

Il giorno successivo, intervenendo al convegno dei giovani della Lega a Milano Marittima, Salvini ha ulteriormente precisato la natura dell'uscita di Donnarumma.

«Quella di Stefano Donnarumma è stata una scelta consensuale. Immagino abbia anche altre opportunità professionali», ha affermato. Il ministro ha poi aggiunto una riflessione personale: «Sono critico con me stesso: non chiedo agli altri quello che non sono stato in grado di fare».

Restano aperti i nodi della governance

Parallelamente alle dichiarazioni ufficiali, continuano però a circolare indiscrezioni che attribuiscono il cambio al vertice anche a divergenze sulla gestione di alcuni dossier strategici. Tra questi vengono indicati le operazioni relative a Pizzarotti e Firema, la partnership con il fondo americano Certares per l'alta velocità internazionale e il progetto di apertura della rete AV ai capitali privati.

Nel frattempo Donnarumma dovrebbe restare in carica fino al completamento delle pratiche più urgenti, con l'assemblea dei soci fissata per il 23 luglio che rappresenta il principale appuntamento istituzionale prima del definitivo passaggio di consegne. 

Le opposizioni insistono

Sul piano politico resta acceso il confronto. Il Partito Democratico continua a chiedere le dimissioni del ministro Salvini, mentre Più Europa ha richiamato l'attenzione sulla precedente nomina di Gianpiero Strisciuglio alla guida di Trenitalia dopo l'esperienza in RFI, ricordando che tale passaggio aveva già portato la Commissione Europea a chiedere chiarimenti al Governo italiano sul rispetto delle norme che garantiscono l'indipendenza tra gestore dell'infrastruttura e impresa ferroviaria.

Qualora Strisciuglio dovesse essere confermato alla guida del Gruppo FS, anche questo aspetto potrebbe tornare al centro dell'attenzione nelle prossime settimane.